Raccolta rifiuti, maglia nera alla Campania: 105 Tir al giorno per esportare spazzatura

Venerdì 11 Giugno 2021 di Gigi Di Fiore
Raccolta rifiuti, maglia nera alla Campania: 105 Tir al giorno per esportare spazzatura

Ogni giorno, partono dalla Campania ben 105 Tir carichi di rifiuti. Li esportiamo, arricchendo la Lombardia che ne riceve 94mila tonnellate, la Spagna dove mandiamo 52mila tonnellate e il Portogallo cui destiniamo altre 48mila tonnellate. Noi siamo incapaci di smaltire i nostri rifiuti da soli e gli altri si arricchiscono con i loro termovalorizzatori e le loro discariche. La Campania ha il record in Italia di Tir in partenza che esportano rifiuti. Lo conferma lo studio del Ref ricerche di Milano, analizzando i dati dell’ultimo rapporto del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti (Ispra).

Sette viaggi su dieci partono da Campania e Lazio, mandiamo carichi di spazzatura anche a Spagna, Portogallo, Danimarca, Germania, Austria, Bulgaria e, in Italia, ricevono e smaltiscono i rifiuti urbani campani pure l’Abruzzo, la Calabria, l’Emilia Romagna, il Lazio, il Friuli Venezia Giulia. Il nostro totale di rifiuti esportati lontano dalla regione è di 500.586 all’anno per un costo medio individuale di 447 euro. Paghiamo cifre elevate di tasse sui rifiuti, scontando un deficit di impianti che non si riesce a colmare da anni: solo 7 Stir, un unico termovalorizzatore a Acerra, 4 discariche. Per fare un confronto, la Lombardia, la regione italiana dove esportiamo il 37 per cento dei nostri rifiuti, ha 11 termovalorizzatori autorizzati che le consentono l’autosufficienza. Si legge nello studio dell’istituto Ref ricerche: «La gestione del rifiuto indifferenziato è il primo esempio delle criticità, il bilancio della situazione impiantistica è misurato dalla differenza tra le tonnellate di rifiuto indifferenziato prodotto e gestito in alcuna regione». 

La Lombardia produce e gestisce in proprio 908.665 tonnellate di rifiuti, mentre l’Emilia Romagna, al secondo posto in questa classifica virtuosa, ne produce e gestisce da sola 385.164 tonnellate. Il saldo negativo e l’esportazione, con rifiuti di cui non sappiamo cosa fare, riguarda la Campania (meno 500.586 tonnellate) e il Lazio (meno 498.175 tonnellate). Se l’Unione europea ha imposto la riduzione dello smaltimento in discarica con un tetto massimo del 10 per cento entro il 2035, Lombardia (4 per cento) e Emilia Romagna (9 per cento) hanno già raggiunto questo obiettivo. La Campania è all’un per cento, ma il dato è ingannevole: i quantitativi residui vanno in discariche fuori regione. In totale, come si legge nelle tabelle del Ref ricerche, la Campania raccoglie un milione e 226.255 tonnellate di rifiuti. Ne riusciamo a smaltire da soli 725.669. Il resto va altrove, con maggiori costi e arricchendo chi ha discariche capienti e termovalorizzatori.

Video

Con una popolazione di 962.589 persone censite dall’Istat, Napoli produce il maggior quantitativo di rifiuti della regione: 506.079 tonnellate all’anno. Tra i Comuni italiani con oltre 200mila abitanti, solo Roma (un milione e 746.296 tonnellate) e Milano (707.507) ne producono più della nostra città. Ogni napoletano, produce in media 525,7 chili all’anno di spazzatura. Ma nel rapporto Ispra, risulta ancora solo un 37 per cento di raccolta differenziata nel capoluogo napoletano, che sale al 47 per cento per l’intera provincia. Milano è al 61,3 per cento, Venezia al 61,6, Bologna al 54,2, Firenze al 53,9, Roma al 47, Torino al 47,7. Eppure, nel rapporto Ispra sui rifiuti urbani, risulta che ogni anno a Napoli si ricavano dalle tasse sui rifiuti un totale di 6 milioni e 673.97 euro. Ma l’evasione è alta e le abitudini, aggiunte alla contorta struttura delle strade cittadine, rendono difficile sradicare il costume diffuso nei napoletani di gettare i rifiuti tutti insieme, con eccessiva produzione di indifferenziata. Un quantitativo di 781.396 tonnellate che diventa difficile da separare e trattare. 

Si legge nello studio Ref ricerche: «La bilancia commerciale dei rifiuti organici delle singole regioni misura la movimentazione da sud a nord del Paese che arriva a un totale annuo di un milione e 700mila tonnellate di rifiuti». Sette viaggi su dieci partono dal Lazio (82 tir al giorno) e dalla Campania (105). Solo di rifiuti organici ne esportiamo 424.597 tonnellate. Per superare i limiti di impianti e riuscire a non aumentare all’infinito le tasse campane sui rifiuti, saranno importanti i piani regionali del dopo pandemia. Nell’anno del Covid, con la chiusura di ristoranti, bar e negozi, è aumentata la produzione di rifiuti domestici rispetto alle altre. Sono rimaste, soprattutto a Napoli, le abitudini di smaltire quasi tutto nell’indifferenziata. E le ragioni delle nostre esportazioni record di rifiuti sono sintetizzate nel rapporto Ref: deficit di impianti per scelte politico-sociali-ecologiche; scarsa propensione a differenziare i rifiuti. Tutto questo ci costa e la Campania è la regione dove, in media e con record a Napoli, si pagano tra le più alte tasse sui rifiuti. Ci sono 15 anni di tempo, poi i vincoli europei imporranno il 65 per cento di rifiuti da riciclare e solo il 10 per cento da poter mandare in discarica. Sarà dura, ma è uno dei primi settori di intervento da inserire nel Recovery fund. Conclude il rapporto Ref ricerche: «I deficit impiantistici e l’export fuori regione hanno un impatto significativo sulle bollette degli utenti. Non è un caso che tra le regioni con il costo del servizio più elevato troviamo Campania (447 euro) e Lazio (383 euro). Sono le due regioni con il deficit impiantistico più consistente in rapporto alle variabili quantitative della produzione rifiuti».  

Ultimo aggiornamento: 19:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA