Rifiuti interrati, scempio in Campania:
sotto accusa azienda andata a fuoco

Martedì 1 Ottobre 2019 di Biagio Salvati
Una mole impressionante di rifiuti di ogni genere sarebbe finita in un impianto abbandonato di compostaggio, inserito nel piano regionale e situato nei pressi dello Stir di Santa Maria Capua Vetere. Lo sostiene un'inchiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che ha disposto il sequestro dell'area eseguito dai militari della Guardia di Finanza di Caserta. Quei rifiuti, secondo l'accusa, proverrebbero che provengono dalla Lea Srl, l'azienda con sito di stoccaggio ubicata nell'area industriale di Marcianise, teatro di un grave incendio nel 2018. Proprio sulla scia dell'inchiesta per inquinamento ambientale che ha visto il titolare arrestato, Angelo Egisto, insieme a un autista-collaboratore, si è arrivati al nuovo sito abbandonato di proprietà del Consorzio Unico di Bacino delle Province di Napoli e Caserta (Cub), dove sarebbero stati smaltite numerose tonnellate di rifiuti provenienti dall'azienda, in un periodo che va dalla fine del 2017 alla prima metà del 2018.

 

L'ILLECITO
Un'attività illecita sostiene l'accusa - realizzata prima, dunque, del grave rogo che nell'ottobre 2018 mandò in cenere tonnellate di rifiuti umidi e indifferenziati accumulati nel capannone della Lea, generando una nube tossica. I rifiuti, materiale indifferenziato e guaine in plastica, sono stati gettati in due vasche di raccolta dell'impianto, della profondità di 10 metri, riempiendole. I finanzieri sono intervenuti insieme al personale dell'Arpac che hanno avviato dei carotaggi per verificare il tipo di rifiuto gettato. Le indagini continuano per accertare eventuali complicità da parte di dipendenti del Consorzio unico di Bacino, quantomeno per omesso controllo. L'impianto di compostaggio sequestrato nei pressi dello Stir di Santa Maria Capua Vetere, in un'area degradata dal punto di vista ambientale, è abbandonato da anni, nonostante sia stato inserito nel piano regionale dei rifiuti, che prevede la realizzazione di 15 impianti di compostaggio in tutta la Campania con l'obiettivo di interrompere, una volta per tutte, i viaggi dei rifiuti umidi fuori regione; il sito, già completato, non è però mai entrato in funzione.
L'AUTISTA
Egisto, prima dell'arresto di due settimane fa, per evitare i pesanti costi di gestione, avrebbe interrato materiale di scarto durante l'esecuzione di lavori relativi al rifacimento della pavimentazione e la realizzazione di alcune vasche per il percolato davanti all'azienda. Attività alla quale avrebbe collaborato anche l'autotrasportatore dipendente della società. L'azienda, nell'ottobre dello scorso, fu sequestrata per irregolarità, oltre che per un incendio scoppiato qualche giorno dopo i sigilli. L'interramento, in quel caso, sarebbe avvenuto a oltre 5 metri di profondità e riguarderebbe scarti provenienti da demolizioni, rifiuti urbani e tanto altro, al punto da compromettere il sottosuolo a causa degli anomali valori di antimonio rilevati, pericolosi per la salute. Una volta interrati, i rifiuti venivano fatti passare come stoccati e in uscita attraverso una falsa documentazione di trasporto oltre che fiscale. Il gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere aveva firmato l'ordinanza perché riteneva possibile la reiterazione del reato. Già nel luglio dello scorso anno, l'attività dell'impianto fu sospesa dal sindaco di Marcianise, Antonello Velardi. L'ordinanza scattò dopo che furono accertate le irregolarità sia per la tipologia di smaltimento che per le norme antincendio.
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