Rifiuti e roghi tossici, il business dei rom: fino a 30 euro per incendiare scarti di ditte e officine

Rifiuti e roghi tossici, il business dei rom: fino a 30 euro per incendiare scarti di ditte e officine
di Cristina Liguori
Venerdì 20 Luglio 2018, 10:12
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Il centro nevralgico degli sversamenti abusivi di rifiuti è la zona Asi di Giugliano. Il business si sviluppa per buona parte a ridosso delle fabbriche della zona. Protagonisti di questo immenso affare sono da un lato i titolari di opifici fantasma, robivecchi, sfasciacarrozze: dall'altro i residenti nei campi rom. Chi vuole risparmiare sullo smaltimento, porta qui gli scarti della sua attività e, senza correre il rischio di incendiarli personalmente, paga un piccolo compenso ai nomadi perché li facciano sparire con il fuoco. La tariffa varia dai 10 ai 30 euro per carico. Ma il rom-piromane fa spesso doppio guadagno: prima di distruggerli smantella gli oggetti per ricavarne pezzi ancora buoni da rivendere, oppure attende che le fiamme abbiamo fatto il loro lavoro per recuperare rame e altri metalli ben quotati sul mercato nero. Così l'industria dell'immondizia fa il suo corso e i roghi tossici vanno avanti indisturbati, avvelenando l'aria e la terra.
 
Ci sono due strade per raggiungere questa immensa discarica abusiva, a ridosso dei campi rom di Giugliano. Si possono imboccare entrambe dalla circumvallazione esterna direzione Lago Patria. La prima lambisce l'ingresso principale dell'Asi e l'unico campo rom autorizzato e legale della città, dove risiedono 200 persone; la seconda costeggia la stazione abbandonata di Ponte Riccio. Quest'ultima, una stradina stretta stretta, si snoda a ridosso dello Stir e corre lungo campagne rigogliose e coltivate, poi lentamente si apre sul panorama dello scempio, fino a giungere alle porte di uno dei più grandi invasi abusivi della zona. Ad aprire il varco al degrado ci sono i soliti cumuli incendiati e fetidi e una grossa quantità di pneumatici abbandonati. Continuando tra fossi spaventosi e avvallamenti si giunge a roulotte sventrate, frigoriferi e auto abbandonate. Il vero ingresso alla discarica è una voragine costeggiata da una montagna di spazzatura altra tre metri. Una distesa di orrore che si apre in un immenso piazzale stracolmo di rifiuti.

Qui tutte le soluzioni messe in campo per la Terra dei fuochi sembrano non aver avuto efficacia. L'area è anche stata sequestrata dai carabinieri della Compagnia di Giugliano, guidata dal capitano Antonio De Lise. Più volte i militari hanno sollecitato le istituzioni perché l'invaso fosse ripulito. Purtroppo i tempi burocratici hanno rallentano l'iter della bonifica. E i roghi continuano, soprattutto di notte. L'ultimo incendio è durato per due giorni, la colonne di fumo si vede fino al mare. Qui decine e decine di persone sversano scarti di ogni genere, da robivecchi agli opifici abusivi, e offrono soldi ai rom per bruciarli. In questo scenario si inseriscono anche i professionisti del crimine organizzato, che appiccano incendi notturni per far sparire materiali tossici o prove dei reati (auto rubate, armi e abiti usati negli agguati). Un mix micidiale.

In zona, da tempo, dovrebbero esserci delle telecamere. Nel novembre 2016 il presidente della Regione De Luca e l'assessore all'ambiente Bonavitacola e De Luca presentarono il piano antiroghi, finanziato con quasi 40 milioni di euro. Il programma prevedeva quattro cabine di regia per contrastare gli incendi, pronto intervento di spegnimento degli incendio, gestione dei rifiuti combusti, telecamere e droni. Oggi è la situazione è questa: la cabina di regina per la zona tra Ponte Riccio e Area Vasta non è stata costituita; sistemi di videosorveglianza non ce ne sono, né esiste una convenzione con il personale che dovrebbe gestirli. Ci sono le centraline dell'Arpac, quelle sì, per misurare i livelli di inquinamento nell'aria. Peccato che molto spesso siano fuori uso.
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