Rischio eruzioni, presto prove
di fuga per i Campi Flegrei

Martedì 4 Settembre 2018 di Mariagiovanna Capone
Il piano di evacuazione dei Campi Flegrei è quasi pronto. Mancano all'appello una manciata di comuni ed entro la fine del 2019 la Protezione civile lo testerà con una simulazione che coinvolgerà almeno quattro comuni dell'area flegrea inseriti nella zona rossa, cioè quella a più alto rischio eruzione. È quanto emerge dal congresso internazionale «Cities on Volcanoes», il congresso internazionale che fino a venerdì riunisce vulcanologi e geofisici da tutto il mondo. Al centro di un incontro tra i vertici istituzionali che coordinano le emergenze, anche un aggiornamento sui progetti futuro che impegneranno comunità scientifica sull'isola di Ischia, colpita lo scorso anno da un terremoto di magnitudo 4, che ha portato alla morte di due persone.

I PIANI DI EVACUAZIONE
Mentre i piani di allontanamento dei comuni del vesuviano sono già stati acquisiti, la pianificazione dell'emergenza nell'altra area a rischio eruttivo, cioè quella dei Campi Flegrei è in dirittura d'arrivo. In entrambi i casi c'è la distinzione tra zona rossa, che è l'area immediatamente circostante l'area craterica ed è quella a maggiore pericolosità, e zona gialla, con una pericolosità minore. «La ricezione dei piani da parte dei comuni campani sta proseguendo a ritmo serrato» spiega Massimo Pinto, direttore generale della Protezione civile Regione Campania. «Su 550 comuni interessati, abbiamo ricevuto circa 480-490 piani, manca quindi davvero poco. Abbiamo tutti quelli delle zone rosse, cioè quelle ad alto rischio, mancano ancora alcuni delle zone gialle ma entro breve tempo il processo sarà terminato». I progetti messi a punto dai comuni secondo linee guida dettate dalla Regione Campania prevedono il coinvolgimento «di 700 mila persone per il Vesuvio, mentre per i Campi Flegrei ci troviamo di fronte a circa 500 mila abitanti».

ESERCITAZIONE NEL 2019
Non appena tutti i piani saranno ricevuti, la Protezione civile vuole organizzare un'esercitazione ai Campi Flegrei, da svolgersi entro il 2019 per «coinvolgere la cittadinanza, spesso non consapevole dei rischi cui andrebbe incontro in caso di un'eruzione della caldera flegrea» precisa Luigi D'Angelo, direttore operativo per il coordinamento delle emergenze della Protezione civile. I piani, cioè, dovranno essere testati come successe per il Vesuvio negli anni scorsi, e l'idea è di «coinvolgere aree pilota della zona rossa. Pensiamo ai comuni di Quarto, Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida, e anche Napoli, in particolare i quartieri di Agnano, Bagnoli e Fuorigrotta. Stiamo pensando di accettare adesioni volontarie». Quello che sarà testato maggiormente sarà lo spostamento dai punti di attesa a quelli di incontro, cioè la prima fase del piano che prevede lo spostamento dei residenti dalle abitazioni ai luoghi in cui dovranno recarsi, per poi essere accolti dall'esercito e spostati al punto di incontro, ovvero, il confine con le Regioni che li accoglieranno.

 

LO STUDIO SU ISCHIA
Altro focus su cui ci si è soffermati è quello relativo a Ischia. «Il terremoto di magnitudo 4.0 del 21 agosto 2017 ha colto di sorpresa tutti» ammette il direttore Pinto. «Per questo motivo stiamo ponendo le basi per definire un piano di evacuazione anche per l'isola. Un piano non previsto, ma che vogliamo realizzare al più presto». Pinto ha precisato che nell'ultimo anno sono stati portati avanti «studi da parte dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sui possibili scenari eruttivi». Lavoro confermato da Italo Giulivo, direttore dell'Ufficio Attività Tecnico Scientifiche per la Previsione e Prevenzione dei Rischi. «Prende in considerazione vari aspetti anticipa - e su quanto emerso faremo la pianificazione di emergenza, su cui già stiamo comunque lavorando trattandosi di un'isola, quindi con vie di fuga solo via mare, e per il numero elevato di turisti». Lo scenario possibile che potrebbe emergere dal lavoro dell'Ingv porterà a due eventi possibili: «Si risveglia l'Epomeo con un'eruzione catastrofica, oppure sarà più localizzata come quella avvenuta in passato nell'Arso». Una volta terminato, lo studio sarà stato consegnato dall'Ingv al Dipartimento per la Protezione Civile e sottoposto alla Commissione nazionale grandi rischi.
NO ALLARMISMI
Il presidente Ingv Carlo Doglioni si è poi soffermato sugli allarmismi immotivati che spesso seguono un terremoto con epicentro nelle aree del Vesuvio e dei Campi Flegrei. «Spesso il tam tam sui social è più seguito e considerato affidabile dei dati ufficiali forniti dalla comunità scientifica. Gli unici dati veri sono sul sito dell'Ingv che poi sono ripresi dai siti di informazione principali, ma non bisogna avallare timori o paure scatenati da teorie non scientifiche. Ciò che noi siamo in grado di dirvi è che gli eventi eruttivi o sismici ci saranno sempre nei nostri territori, perché aree dinamiche. Non sappiamo quando avverranno, ma accadranno». Doglioni invita poi «a leggere quanto scritto nella stratigrafia di Napoli, Pompei, Ercolano. Le rocce hanno una memoria e ci dicono quando è accaduto un evento eruttivo e che tipo di evento è stato».
LA SORVEGLIANZA
Il compito dell'Ingv è che «l'area vulcanica sia monitorata attentamente sotto tutti gli aspetti: sismico, geofisico, deformazioni del suolo e geochimico. In particolare quest'ultimo aspetto deve essere ampliato ancora con investimenti ingenti, poiché è l'elemento più determinante in casi di prevenzione dell'evento eruttivo». Il direttore Giulivo ha poi voluto lanciare un appello alla comunità scientifica: «La sinergia tra Ingv e Protezione civile è elemento chiave della pianificazione per il rischio vulcanico. Dobbiamo lavorare insieme allo sviluppo di ricerche e strumenti operativi, al rafforzamento delle procedure di comunicazione, al delineare i livelli di allerta, gli scenari e i piani di emergenza».
© RIPRODUZIONE RISERVATAUltimo aggiornamento: 5 Settembre, 07:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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