Terremoto, a Napoli non esiste una mappa degli edifici a rischio

Mercoledì 13 Febbraio 2019 di Paolo Barbuto
Hanno ragione gli inglesi: «the devil is in the details», il diavolo si nasconde dei dettagli, come quello che sta ben mimetizzato al rigo numero sedici della pagina numero tre del documento che approva il piano comunale di emergenza in caso di terremoto. Lì c’è scritto che il Comune di Napoli non ha la minima idea dello stato di salute dei palazzi della città e della possibilità che resistano a un terremoto, non sanno niente, nemmeno qualcosa di vago: nulla di nulla.
 
In parte ve l’abbiamo annunciato ieri: Palazzo San Giacomo ha varato, nel rispetto delle norme regionali, un «Piano comunale di emergenza di protezione civile per il rischio sismico». Quel documento contiene le procedure che ogni porzione della pubblica amministrazione deve seguire in caso di scossa; spiega nel dettaglio chi deve fare cosa e quando deve farla, ma solo dopo che c’è stata la scossa. Come immaginerete, ci sarebbe anche una parte di lavoro da eseguire prima di un evento sismico e sarebbe, appunto, la verifica degli edifici della città per conoscere la vulnerabilità sismica di ognuno dei palazzi. Bisognerebbe farlo innanzitutto perché lo richiede quella stessa norma regionale che ispira il piano di emergenza, ma anche perché le verifiche preventive servono a suggerire (o imporre) lavori di messa in sicurezza che possono evitare danni o, peggio ancora, tragedie.
La deliberazione della Giunta, sul punto specifico, è precisa e non si presta a incomprensioni lessicali: «... per quanto riguarda lo studio di vulnerabilità l’amministrazione non dispone, allo stato attuale, dei dati richiesti dalle linee guida regionali, neanche in maniera semplificata, ovvero in minima misura e per ristrette e determinate categorie di edifici». Sembra chiaro no? Non sappiamo nulla, nemmeno qualcosina...

Che molti palazzi napoletani non godano buona salute è un’evidenza innegabile, basta fare quattro passi al centro o in periferia e sollevare lo sguardo per accorgersi della situazione. Per avere certezze statistiche, anche se un po’ datate, invece bisogna chiedere a chi conosce lo stato di salute degli edifici, cioè il Comune. 
D’accordo, adesso starete pensando a un errore del giornalista il quale prima ha scritto che il Comune non conosce i dati e subito dopo scrive che quei dati ci sono. Invece no, non c’è nessun errore. La tabella che vedete al centro di questa pagina è stata realizzata proprio partendo dalla banca dati di Palazzo San Giacomo. Per chiarezza va detto che si tratta di rilevazioni piuttosto datate, ma ci sono, e potrebbero rappresentare una buona base di partenza almeno per capire se c’è stata un’evoluzione o un’involuzione dei problemi rilevati con tanta precisione nel recente passato.

Noi vi proponiamo questo documento realizzato interamente sulla base di numeri e dati ufficiali, e non riusciamo a mantenere il distacco che la professione richiederebbe. Al Mercato, al Pendino, a San Lorenzo più del 70 per cento degli edifici viene considerato in cattivo o pessimo stato di conservazione. Va meglio a Posillipo, al Vomero, all’Arenella dove la percentuale di edifici preoccupanti si attesta un po’ sopra il venti per cento del totale: ma pure questi valori che possono sembrare bassi, non sono confortanti. Sapere che in media due palazzi ogni dieci rappresentano un pericolo non è una buona sensazione, figuratevi quando il pericolo è rappresentato da sette palazzi su dieci.
Però queste cose la Giunta comunale non le sa. Sicché il piano d’emergenza prevede il seguente messaggio: non facciamo un lavoro di prevenzione perciò se c’è una scossa scappate, almeno sappiamo dirvi dove andare.

 Ultimo aggiornamento: 14 Febbraio, 07:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA