Napoli, l'artista Ruben D'Agostino dona nuova vita a via Massimo Stanzione col suo «Tetris urbano»

Martedì 30 Giugno 2020 di Alessandra Farro
Colori, forme quadrate e rettangolari, giochi di luce: la formula perfetta per ironizzare sui disagi di alcune strade napoletane. Questi gli ingredienti che userà Ruben D'Agostino per il suo progetto di restauro di via Massimo Stanzione al Vomero. Parte oggi la realizzazione dell'opera "Tetris urbano" sul marciapiede della strada all’altezza del civico 18 fino all’angolo con via Enrico Avino.

Sotto l’approvazione del consiglio della V Municipalità, da subito interessato al progetto, soprattutto nelle persone del consigliere Enrico Von Arx e del presidente Paolo De Luca, l'artista, nell’arco di cinque giornate, prevede di rivestire, in una serie di interventi di manutenzione straordinaria, il marciapiede con diversi colori divisi in blocchi dalla forma simile ai tetramini del celebre videogioco anni Ottanta ideato da Aleksej Leonidovič Pažitnov.

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“Ho deciso di utilizzare vernice vinilica italiana certificata a base di diluente, in modo che possa resistere maggiormente al tempo e al passeggio dei pedoni, la stessa che si usa anche per le strisce pedonali. Lavorerò con pennello a mano libera, insieme alla mia compagna Elena Crasta e al mio personale curatore, Diego Ciccolella. Ci alterneremo non soltanto nella lavorazione dell’opera, ma anche nel presidio della strada, oltre alla realizzazione dell’opera tout court, bisognerà aspettare che si asciughi”, spiega l’artista.



Fondamentali il contributo del geometra Federico la Motta, che ha fornito i materiali per la realizzazione dell’opera, e dell’avvocato Roberto Crispino, che cura gli interessi legali e i rapporti di D’Agostino con la pubblica amministrazione.

“La scelta è ricaduta sul Tetris non solo per la sorprendente somiglianza delle aree interessate dall’intervento con i caratteristici tetramini, ma anche per la funzione stessa che il medium videogioco svolge nell’ottica di avvicinamento dell’arte ad un pubblico quanto più vasto possibile. Tale intento rappresenta, infatti, uno dei capisaldi della mia arte e si realizza tramite la giustapposizione di differenti tecniche e modalità espressive pittoriche con oggetti di uso quotidiano, riavvicinando registri espressivi solo apparentemente inconciliabili”, racconta l’artista.

Chi vorrà potrà prendere parte al lavoro, fermandosi a guardare l'artista e i suoi collaboratori ravvivare di colori e geometrie l'aria, oppure aiutandolo affinché a nessuno venga l'idea di calpestare l'opera prima che sia finita.

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