Salvini spara agli immigrati, in mostra a Napoli la scultura choc

Sabato 23 Novembre 2019 di Giovanni Chianelli

È un periodo in cui lo scontro politico, anche quello più truce, finisce nell'arte. Oggi a Napoli inaugura la mostra collettiva Virginem = Partena, curata da Biancamaria Santangelo, nella galleria Nabi Interior Design di via Chiatamone. Tra le sculture una salta agli occhi: rappresenta Matteo Salvini che, armato di un'enorme pistola, spara a due africani in versione zombie. Si chiama, facendo il verso a una frase del leader leghista, La pacchia è finita! e l'ha creata Salvatore Scuotto, del gruppo della Scarabattola, tra le formazioni di maestri presepiali più creative. E anche controcorrente, solite anche a messaggi forti, pure troppo: sono quelli che, per intenderci, hanno inserito donne nude, diavoli e femminielli nelle natività. Alla collettiva Scuotto partecipa in proprio, e infatti ha adottato un nome d'arte, Morales, per l'esordio di questa sua carriera da solista. «Il nome è quello che apparteneva alla famiglia di mia madre, che durante il fascismo fu trasformato dai miei antenati in Morale, senza s, in ossequio alle posizioni antiesterofile del regime. Adottarlo oggi è per me un'espressione di antifascismo», spiega. Morales contribuisce alla mostra anche con altre opere: Mamma negra, una donna di colore incinta che alza la mano destra implorando, mentre con l'altra mano regge il suo grembo. Sinera, gioco di parole per indicare una sirena nera, una donna africana con la coda di pesce che stringe al petto dei bimbi, nel tentativo di salvarli dall'annegamento. «Sono i piccoli che abbiamo visto troppe volte morire. È Aylan, dalla Siria, con la maglietta rossa, i pantaloncini e la faccia schiacciata sulla sabbia di una spiaggia turca», scrive nel testo critico la giornalista Amalia De Simone (le foto dell'esposizione sono realizzate da Sergio Siano). Ancora, due oggetti d'uso quotidiano: il Portapastelli colorito, che raccoglie nella gola di un nero tanti pastelli che ostentano la marca Io non sono nero e Glu glu glu, un centrotavola. Rappresenta una mano che esce dall'acqua e mostra il dito medio, «un rigurgito di dignità di chi affoga a mare nell'indifferenza generale - spiega l'artista - mentre il dibattito politico finge di occuparsene».
 

 

Messaggi forti. Per un autore che non le manda a dire: «Mi sono stancato e ho messo tutto quello che provo in queste sculture. Quando mi hanno invitato alla mostra non volevo partecipare, poi ho annunciato che avrei creato volutamente qualcosa di disturbante e la proprietaria dello spazio, Bianca Santangelo, mi ha dato massima libertà». Scuotto ammette (meno male) che in alcuni casi «la mano è scappata. Mentre mettevo insieme il mio contributo l'ho guardato e ho detto: che cosa ho combinato?, però, invece di fermarmi sono andato fino in fondo all'idea che avevo». Non rinnega quindi la forza contenuta in questa produzione ma ne spiega la metafora: «Quando ho iniziato a creare, Salvini era ancora ministro dell'Interno. Poi si è eliminato da solo. Ho voluto rappresentarlo come un bambinone che gioca a un videogame popolato da fantasmi, come si vede dai dettagli della pistola che è intenzionalmente spropositata. Dico che il suo messaggio politico è infantile, come una costante Play Station in cui bisogna individuare il nemico e abbatterlo». Nella mano l'ex ministro dell'Interno stringe il solito rosario: «Messo così diventa ridicolo: se l'arte riesce a farcelo sembrare tale allora sì che lo ha sconfitto». E quella scritta che campeggia, Game Over? «Identifica la conclusione del videogioco. Chissà cosa indica: la fine di Salvini o quella dei suoi nemici?». L'adozione del nome Morales, oltre a una nemesi personale, sta anche a testimoniare un'altra volontà: «Ho voglia di esprimermi fuori dal lavoro ai presepi che è il pane quotidiano. Infatti anche il tratto non è per niente presepiale, molto realistico, per nulla barocco». Scuotto, infine, tiene a precisare le sue posizioni politiche: «Non ho creato questa parodia salviniana perché sono comunista. Al massimo aspirerei ad essere anarchico. Non credo neanche alla sinistra, troppo tiepida, quasi aventiniana. Non voglio esprimere alcuna appartenenza ma so in cosa non credo. Sto seguendo con un po' di speranza il movimento delle Sardine, magari viene fuori qualche giovane interessante». Inevitabile aspettarsi che già da oggi la sua opera creerà polemiche.

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