Saviano condannato per plagio:
«Ma ho sputtanato quei giornalisti»

Mercoledì 15 Dicembre 2021
Saviano condannato per plagio: «Ma ho sputtanato quei giornalisti»

«Gli editori di Cronache di Napoli e del Corriere di Caserta mi detestano da quando li ho portati in televisione, da quando ho svelato come, attraverso le loro pagine, i detenuti per camorra scambiavano messaggi con gli affiliati a piede libero». Roberto Saviano, in un durissimo post su Instagram, rompe il silenzio sulla vicenda che lo vede accusato di plagio in Gomorra di due articoli, contenuti nei quotidiani Cronache di Napoli e Cronache di Caserta. Lo scrittore è stato condannato a risarcire una somma che la Cassazione, proprio qualche giorno fa, ha stabilito che debba essere aumentata in ragione del grande successo ottenuto dal romanzo.

«Mi detestano - spiega Saviano - da quando ho raccontato la vicenda di Enzo Palmesano (insieme a Nadia Toffa), il giornalista licenziato dal Corriere di Caserta (oggi Cronache di Caserta) per ordine di un boss di camorra. Ma mi detestano ancora di più perché in Gomorra ho citato due loro articoli senza indicarne la paternità ma scrivendo solo: Secondo giornali locali». Saviano contesta nel merito la vicenda, negando di essersi mai attribuito le parole di quegli articoli: «Furbescamente mi si vuol far passare per falsario - dice lo scrittore - ma chiunque abbia una copia di Gomorra in casa può verificare che non mi sono mai attribuito la paternità di quei due articoli vergognosi... Vedete, mi facevano talmente schifo quelle due testate, che esaltavano le gesta amatorie di Nunzio De Falco, mandante dell'omicidio di Don Peppe Diana, che definivano Don Diana «camorrista», che non ho voluto macchiare la mia penna facendo i loro nomi».

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«Questa storia processuale infinita è solo un modo per tenere sotto scacco uno scrittore - attacca Saviano - e nella maniera più vile per giunta: insinuando che io abbia copiato. Ho solo riportato quelle parole vergognose attribuendole a ignoti quotidiani locali, rifiutandomi di citare gli autori: quotidiani che hanno agito da megafono dei clan». L'autore di Gomorra osserva poi: «Svelati i loro metodi e i rapporti ambigui con la malavita, mi hanno fatto causa. Ma io sono qui, come sempre, a pagare per le scelte che faccio. Mi chiamate falsario, plagiatore, truffatore, ma la verità è che vi ho sputtanato e questo non me lo perdonerete mai. Vi ho sputtanato e ne sono fiero!», conclude secco. Saviano cita poi, in due post successivi, una sentenza del Tribunale di Napoli e un'ordinanza del Gip di Roma che, scrive, «riconosce la contiguità con i clan dei quotidiani che mi accusano». 

Ultimo aggiornamento: 19:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA