Scampia, il flop del villaggio rom: persi 7 milioni

di Valerio Esca

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Sette milioni di euro svaniti. Fondi europei, assegnati dalla Regione, che sarebbero serviti per realizzare il villaggio per i rom nell’area della Municipalità di Scampia. Un’occasione che il Comune si è lasciato scappare. E oggi, dopo quattro mesi dall’incendio del campo di via Cupa Perillo, lo scorso 27 agosto, non è stata ancora trovata una soluzione per il trasferimento delle famiglia ospitate nell’auditorium di Scampia. La Caserma Boscariello è rimasta deserta, nonostante sia il ministero della Difesa che il Demanio abbiano dato il via libera al trasferimento. L’unica novità sono i 2 milioni di euro stanziati dalla Regione per la bonifica del campo. Fosse stato realizzato il progetto, già finanziato, oggi si racconterebbe un’altra storia. Una storia che parte da lontano e che è stata raccolta, in tutte le sue fasi, in un dossier, dall’europarlamentare Pd Andrea Cozzolino. 
Procediamo con ordine. Il progetto del Comune è stato ammesso a finanziamento dalla giunta regionale, il 17 dicembre 2009, con risorse Por-Fesr 2007/13, per una cifra di 7.016.000 euro. C’erano ancora in carica il sindaco Iervolino e il governatore Bassolino. Prevedeva 78 unità abitativa quadrifamiliari, per un massimo di 450 persone su un’area di 19mila metri quadrati. Intanto cambia il sindaco, nel 2011 viene eletto per la prima volta de Magistris, e con lui anche gli assessori. Il primo a sedere sulla poltrona del comparto Welfare è Sergio D’Angelo, sostituito da Roberta Gaeta nel 2013.

 

Si arriva così alla data dell’11 marzo 2014 quando, con una delibera di giunta, viene annullato l’atto del 31 luglio 2009, grazie al quale veniva approvato il progetto esecutivo per la realizzazione del villaggio di Cupa Perillo. L’amministrazione de Magistris non lo ritiene più idoneo sotto il profilo strutturale e funzionale, oltre che non consono ai requisiti richiesti dalla nuova strategia di integrazione. Viene allora approvato un progetto preliminare per un nuovo intervento. Intanto il 7 luglio 2014 quattro associazioni in difesa dei diritti dei rom scrivono alla Commissione europea, rilevando che il progetto (preliminare) approvato non sarebbe idoneo, e in violazione della normativa in materia di discriminazione, e pertanto non eleggibile al finanziamento europeo. Il 12 agosto 2014 la Commissione risponde sollevando dubbi, tuttavia ritiene di non poter assumere una decisione in merito e, infatti, non compie alcun atto formale. La Commissione replica poi ad una seconda lettera, chiedendo (il 4 febbraio 2015) all’Autorità di gestione di effettuare una verifica attenta e di comunicare la propria decisione di ammissione o meno direttamente alla Commissione stessa. Non tarda ad arrivare la missiva dell’Autorità Por-Fesr che il 16 marzo 2015, oltre a ripercorrere la storia del progetto dal 2009, allega una relazione in merito al cronoprogramma aggiornato degli interventi del Comune. Mentre Palazzo San Giacomo, a fine 2014, assicura che il progetto verrà messo a gara di lì a poche settimane, il 23 gennaio trasmette all’Adg il progetto definitivo, che risulta però carente: manca la variante al Piano regolatore, per la quale non risultano acquisiti il parere del Genio civile e quella della Provincia di Napoli; manca il completamento delle procedure di esproprio della parte di terreno non comunale; il cronoprogramma risulta incompleto; infine gli edifici destinati alle attività ludiche e all’assistenza - originariamente previsti - non sarebbero stati realizzati, se non in una fase successiva. Il Comune tenta ad un certo punto di percorrere la strada della fasizzazione, ma l’ipotesi viene rigettata dall’Autorità: le tempistiche di cantierizzazione non sono coerenti con gli «orientamenti di chiusura della programmazione». Ultimo atto di questa vicenda kafkiana è il decreto del 10 agosto 2016 di disimpegno delle risorse. Addio villaggio.
Sabato 16 Dicembre 2017, 22:55 - Ultimo aggiornamento: 17-12-2017 08:20
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