Santa Croce al Mercato, scassinata la chiesa a Napoli: comincia la conta dei danni

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Antonio Folle

Ennesimo schiaffo al patrimonio e alla storia di Napoli. Il mastodontico cancello e il portale d'ingresso della chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato, eretta nel luogo dove, secondo la tradizione, per ordine di Carlo I d'Angiò fu decapitato il sedicenne Corradino di Svevia, sono stati scassinati. Un gruppo di ignoti vandali si sono introdotti all'interno dell'edificio di culto e, dopo l'intervento dei carabinieri della compagnia Stella e dei tecnici del Comune, comincia una difficile conta dei danni. Ad un primo sguardo spiccano i marmi scardinati dalla loro sede e il furto di alcuni pomelli d'ottone che reggevano le enormi targhe di marmo presenti all'interno della chiesa. 

 

Al momento - ma le indagini dovranno far chiarezza - l'ipotesi più probabile è quella del semplice raid vandalico. All'interno della sagrestia, infatti, sono stati rinvenuti alcuni preziosi messali settecenteschi e ottocenteschi dall'enorme valore storico e culturale. I grossi volumi non sono stati toccati dai vandali, ma nonostante tutto continuano a rappresentare una preoccupazione per le associazioni che hanno segnalato la devastazione della chiesa e del Comune. I libri, infatti, sono stati attaccati dall'umidità e dai roditori che ne hanno distrutto irrimediabilmente alcune parti.

 

 

 

Priorità assoluta, quindi, alla salvaguardia degli antichi volumi che dovranno essere portati via, inventariati e restaurati. «Da alcuni giorni abbiamo segnalato questa situazione agli uffici del Patrimonio del Comune di Napoli e all'assessorato alla Cultura - spiega Gianfranco Wurzburger dell'Associazione Gioventù Cattolica - ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Grazie all'intervento dei Carabinieri della Compagnia Stella, che ringraziamo a nome dell'intero quartiere, il Comune ha mandato finalmente dei tecnici per quantificare il danno e soprattutto richiudere il portone e il cancello che sono stati scassinati. Adesso l'impegno massimo - prosegue - dovrà essere quello di salvare dalla distruzione i preziosi messali che abbiamo trovati nascosti sotto una montagna di polvere. Vigileremo affinchè il Comune faccia tutto quello che deve per non disperdere queste importantissime testimonianze storiche». 

 

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Attorno a piazza Mercato ruota un vero e proprio giallo. Doveva essere inaugurata mesi fa ma, per ragioni ancora ignote, è ancora area di cantiere. Della piazza viva e vitale immortalata nei dipinti di Micco Spadaro e che ha fatto da sfondo alla rivoluzione di Masaniello oggi non c'è più nulla. Piazza Mercato, chiusa dall'enorme palazzo Ottieri, oggi è una landa desolata e, cosa ancora più triste, non si conosce ancora la destinazione degli spazi faticosamente restaurati con i fondi Unesco. Al momento solo le tracce di un campetto da calcio dipinto direttamente sui basoli - residuo di un torneo di calcetto abusivo organizzato in pieno lockdown - testimoniano un parziale sussulto di vita in una piazza dove il degrado e l'abbandono sono ancora protagonisti.

 

Da settimane sui marciapiedi che costeggiano gli spazi dell'associazione Gioventù Cattolica troneggiano grossi lastroni di amianto abbandonati da qualche incivile della zona. Una orribile è pericolosissima discarica che sta ulteriormente crescendo. Da alcuni giorni, infatti, ai lastroni già presenti se ne sono aggiunti altri, a testimonianza di un abbandono trasversale, e che riguarda tutti i livelli istituzionali, dalla Municipalità al Comune - con la partecipata Asìa - alla Regione dalla quale dipende l'Asl, unica titolare degli interventi di rimozione delle pericolose scorie di amianto. 

 

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Nelle desolanti vicende di piazza Mercato si inserisce l'ancora più desolante vicenda della chiesa di Santa Croce e Purgatorio al Mercato. La struttura doveva essere - insieme alla vicina basilica del Carmine - uno dei fari di questa zona. Invece dopo i restauri, comunque ancora parziali, sta lentamente precipitando nel dimenticatoio. «E' un vero peccato - afferma Giuseppe Serroni dell'associazione I Sedili di Napoli - perchè quella struttura potrebbe essere un volano di sviluppo per questo territorio. Si potrebbe pensare ad affidarla ad associazioni civiche e culturali che potrebbero realizzare mostre, convegni ed eventi culturali. Invece si preferisce lasciarla nell'abbandono. E quello che è successo in questi giorni è una delle conseguenze dirette di un tale abbandono. Giorno dopo giorno - conclude Serroni - stiamo assassinando la nostra storia». 

Ultimo aggiornamento: 20:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA