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Napoli: schiaffo al palazzo Reale, le statue dono dello zar circondate dalla monnezza

Giovedì 11 Agosto 2022 di Antonio Folle
Napoli: schiaffo al palazzo Reale, le statue dono dello zar circondate dalla monnezza

Il degrado delle aree verdi ed il menefreghismo istituzionale nei confronti delle vestigia del glorioso passato partenopeo non risparmiano i luoghi-simbolo della città. Come avvenuto per il colonnato della basilica di San Francesco di Paola, popolata da senza tetto e trasformata in un maleodorante ricettacolo di immondizie, anche il palazzo Reale non sembra sfuggire ad una sorte triste e ingloriosa. Gli spazi verdi su cui affacciano le meravigliose statue dei "Palafrenieri", dono dello zar di Russia Nicola I al re Ferdinando delle Due Sicilie, sono da diversi mesi delle vere e proprie discariche all'interno delle quale vengono abbandonati resti di cibo, bottiglie di vetro e fin anche deiezioni umane e animali. Il pungente odore di feci e urine scoraggia quei pochi che, attirati da qualche itinerario turistico che ancora le menziona, arriva qui per ammirare le statue fuse dal barone russo Peter Jakob Clodt von Jürgensburg su copia delle identiche statue presenti a San Pietroburgo.

 

Quando nel 1846 lo zar di Russia Nicola I donò al re Ferdinando II delle Due Sicilie le due bellissime statue che rappresentano due possenti palafrenieri che tengono per il morso due focosi cavalli, il regno guidato dai Borbone era tra i più ricchi e potenti d'Europa. Fu proprio nel regno delle Due Sicilie e grazie al magnifico clima meridionale che la zarina Alexandra trovò sollievo per i mali di petto che la affliggevano. Tantissimi gli aneddoti che ancora oggi circolano sulla visita imperiale - durata alcuni mesi - nel regno delle Due Sicilie. Si narra che durante una cena di gala organizzata a palazzo Reale l'allora principe ereditario Francesco "costrinse" Ferdinando suo padre a cedere su una delicatissima questione di etichetta - questioni sulle quali Ferdinando era estramamente puntiglioso in caso di presenza di ospiti di riguardo -, chiedendo di essere spostato dal tavolo reale al tavolo dei dignitari di corte. Alla tavola a cui sedevano il re, la regina e la coppia imperiale russa, infatti, venivano serviti poco attraenti piatti russi, mentre al tavolo dei dignitari venivano servite le lasagne imbottite alla napoletana delle quali il giovane principe ereditario era notoriamente ghiotto. 

Quando le due statue arrivarono al porto di Napoli lo stesso Ferdinando, accompagnato dagli architetti di corte, volle andare a vederle di persona per deciderne la giusta collocazione. «Sta pariglia - esclamò il re in napoletano - la voglio direttamente fòra e cancielle do palazzo Reale». E fu così che le due statue furono collocate nel cancello a ridosso del teatro San Carlo. Solo durante una risistemazione successiva le due statue furono spostate di fronte al Maschio Angioino, nell'attuale posizione. Una posizione sicuramente "felice", direttamente a ridosso di uno dei monumenti-simbolo di Napoli e in una strada di grande passaggio turistico. Basti pensare che a due passi dalle due statue russe è attualmente ubicata l'autostazione che ospita i bus turistici scoperti che fanno il giro della città. Eppure, incomprensibilmente, nonostante l'importanza strategica del luogo, Comune di Napoli, Municipalità e Sovrintendenza non sembrano accorgersi del degrado dilagante e poco o nulla viene fatto per restituire dignità all'area.

Tristemente noto l'esempio degli spalti dello stesso Maschio Angioino, colonizzati ormai da anni da una baraccopoli di senza fissa dimora che cresce di mese in mese suscitando le perplessità dei napoletani e degli stessi turisti costretti ad ammirare il curioso spettacolo della tendopoli costruita sotto uno dei più importanti monumenti del mondo. 

«Nel 1846 lo zar russo Nicola I regalò a Ferdinando II di Borbone e al Regno delle Due Sicilie le due statue che oggi ammiriamo presso il Palazzo Reale di Napoli sul lato che affaccia sul Maschio Angioino - afferma il presidente del Movimento Neoborbonico Gennaro de Crescenzo - si tratta di due bellissime statue uguali a quelle che si possono ammirare a San Pietroburgo e lo zar le utilizzò per ringraziare il Borbone per la grande accoglienza riservata tempo prima alla sua famiglia ed in particolare alla zarina guarita proprio qui da alcune sue malattie. Quelle statue sono anche il simbolo della grande amicizia tra due grandi nazioni: quella russa e quella napoletana con i conseguenti e proficui rapporti politici, culturali e commerciali. Il simbolo della grandezza di un regno, quello delle Due Sicilie, che era tra i più ricchi e potenti al mondo e con il mondo, alla pari, trattava fino al 1860 e a quella unificazione italiana che portò con sé una questione meridionale mai conosciuta prima e tuttora aperta e drammatica. Qui - continua de Crescenzo - non si tratta di essere nostalgici ma di conoscere davvero il passato della nostra terra e di amare davvero la nostra terra. Due elementi che non appartengono a chi ha ridotto quegli spazi in quel modo e parliamo di chi da mesi se non da anni, evidentemente, non si cura neanche della ordinaria pulizia. Non è così - conclude il numero uno del Movimento Neoborbonico - che si amministra la nostra ex capitale».

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