Scontro tra treni Metro a Napoli: «Ho visto le porte del convoglio volare, i bambini gridavano, è stato terribile»

Mercoledì 15 Gennaio 2020 di Melina Chiapparino

Tra i ricoverati al Cto, Giovanni Mele, 59enne napoletano, è stato il più lucido nel ricordare quegli istanti di puro terrore, quando si è verificato l'incidente tra i due treni della metropolitana.
 


Giovanni, dove si trovava al momento dello scontro?
«Ero a bordo del convoglio partito da Piscinola, perché mi dirigevo verso la zona del Museo. Lavoro come operaio nel campo dell'edilizia e ogni mattina prendo il treno a quell'ora per recarmi in vari luoghi, dove allestiamo i cantieri. Ero vicino ad una delle porte del vagone, difficilmente occupo altri posti, perché ho la sensazione di avere più aria e preferisco stare in piedi. Non avrei mai pensato che quelle porte potessero saltare in aria».

LEGGI ANCHE Metro Napoli, dopo lo scontro i disagi: mancano i treni, servizio dimezzato

Cosa è successo?
«A un certo punto le porte sono come esplose. Ho sentito un rumore assordante e spaventoso. Mi sono ritrovato a terra e ricordo che tutto il mio corpo era dolorante. In alcuni punti, come l'addome e la spalla, sentivo un dolore fortissimo. In un solo istante, quello che vedevano i miei occhi era un tappeto umano, formato di persone, che piangevano e si guardavano tra loro terrorizzate. A terra c'erano anche alcuni zaini e alcuni bambini gridavano».

Cosa ha pensato in quel momento?
«Ho avuto paura di morire. Subito dopo il forte boato, ho capito che ci era stato lo scontro. Ho pensato che saremmo morti tutti e che non saremmo mai più usciti da quel vagone. Quando mi sono trovato a terra, ho pianto e ho cominciato a sudare ma ricordo di non aver detto nulla. Molti passeggeri erano in silenzio come me. In quel momento, si sentivano solo le grida dei bambini e i nostri pianti. È stato terribile».

Chi vi ha fatto uscire dal treno?
«Non riesco a ricordare chi mi ha aiutato ad alzarmi e mi ha fatto sedere. Credo di aver anche tenuto gli occhi chiusi ma non ho mai perso conoscenza. C'era molta confusione e siamo stati trasportati fuori dalla metropolitana per essere sottoposti ai primi controlli eseguiti dagli operatori sanitari del 118. Successivamente, le ambulanze ci hanno trasportato in ospedale ma nonostante i dolori che avevo all'addome, la cosa che più mi faceva male era il rumore dell'esplosione che continuava a rimbombare nella mia testa. Ancora oggi ho la sensazione di avere quel boato in testa che mi confonde i pensieri».

Secondo lei qual è stata la causa dell'incidente?
«Non so cosa possa aver causato lo scontro ma ricordo molto bene che il treno su cui viaggiavo andava molto lentamente. A un certo punto, poco prima che avvenisse l'impatto con l'altro convoglio, si è praticamente fermato. Invece, ricordo altrettanto bene, che l'altro treno correva. Ho avuto l'impressione che andasse troppo veloce. Fortunatamente non è accaduto sotto una galleria. Qualcosa quindi è andato storto e, a mio parere, la velocità del secondo treno era troppo elevata ma questa è solo una mia impressione».

Salirà di nuovo a bordo del metrò?
«Ho sempre avuto paura della metropolitana perché ho sempre temuto potesse accadere un incidente come quello di oggi. Ci pensavo perché in televisione si sente ogni tipo di tragedia e io non amo particolarmente i mezzi come il metrò ma purtroppo ne ho bisogno. Se non usassi la metropolitana, non potrei andare a lavoro. Quindi, appena mi sarò ristabilito, dovrò prendere nuovamente quello stesso treno. Immagino che la paura aumenterà».

Cosa farà dopo le dimissioni ospedaliere?
«La prima cosa che ho fatto, dopo essere stato trasportato in ospedale, è stata chiamare mia moglie. Ora mi sento un miracolato e questa esperienza non la potrò mai dimenticare. Voglio andare in Chiesa. Questa sarà la mia forma di ringraziamento».

© RIPRODUZIONE RISERVATA