Scuola, aule nelle ville dei boss
​in Campania, il ministero: valuteremo

Mercoledì 1 Luglio 2020 di Valentino Di Giacomo

Non viene manifestato interesse perché le soluzioni proposte non sarebbero praticabili. Per il Ministero dell'Istruzione come viene riferito da fonti dello staff della ministra Lucia Azzolina gli oltre duecento immobili confiscati alla mafia e messi sul piatto dall'Agenzia nazionale che si occupa della gestione e della valorizzazione dei beni sottratti alla criminalità non sono utilizzabili. Per la maggior parte viene spiegato dal dicastero di viale Trastevere si tratta di appartamenti dove sarebbe complesso ipotizzare di fare lezione. Istituiti però dei tavoli regionali, si precisa che «da una prima analisi le proposte pervenute sui beni confiscati non sembrano essere idonee a ospitare scuole ma ci sarà, appunto, il lavoro di verifica per tutte le valutazioni del caso». Ieri, in un'intervista al Mattino, il prefetto Bruno Frattasi che dirige l'Agenzia per i beni confiscati, aveva spiegato che almeno 200 immobili in buono o ottimo stato sarebbero potuti servire, oltre che per offrirli ad associazioni ed enti, anche per tamponare l'eterno problema delle scuole italiane: le classi-pollaio, aule affollate di studenti insostenibili soprattutto quando gli alunni rientreranno a far lezione a settembre con l'obbligo a causa del Coronavirus di dover mantenere le distanze interpersonali. L'idea del riutilizzo dei beni confiscati era arrivata dallo stesso Ministero dell'Istruzione ma a quanto pare non è possibile dare seguito al progetto.

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I RILIEVI
«Sono spazi troppo piccoli e ricavati in appartamenti», è il rilievo dei tecnici del Ministero. Non solo, ma anche nelle interlocuzioni avviate tra l'Agenzia per i beni confiscati alla criminalità organizzata e il dicastero di viale Trastevere, la soluzione privilegiata in prima battuta sarebbe quella di verificare l'utilizzo di aree attualmente inutilizzate nelle scuole. In pratica per il Ministero vanno prima sfruttate le stanze e gli spazi già presenti nei plessi scolastici per consentire ai dirigenti scolastici di non dover creare succursali di emergenza. Solo dopo si potrà poi valutare la possibilità di farsi assegnare degli immobili ulteriori per approntare le lezioni a partire dal prossimo primo settembre. La ricognizione degli spazi esistenti è già partita, resta il problema che non tutti i plessi hanno la possibilità di trovare aree ulteriori dove poter organizzare le lezioni. Un problema ancor più avvertito al meridione e soprattutto in Campania dove le classi-pollaio sono spesso realtà anche in tempi normali, figurarsi nel corso di una pandemia che obbliga tutti a mantenere il distanziamento interpersonale.

I PLESSI
Eppure, nonostante al momento il Ministero non abbia mostrato interesse, di edifici confiscati inseriti nell'elenco inviato allo staff di Azzolina, ce ne sono diversi che potrebbero rappresentare una soluzione plausibile. Solo in Campania delle circa 25 strutture messe a disposizione in una prima ricognizione dall'Agenzia per i beni confiscati alle mafie, ci sarebbero almeno cinque edifici nei quali sarebbe possibile far transitare alunni e docenti con il minimo sforzo. A Castel Volturno, ad esempio, c'è una mega villa di tre piani, di 1700 metri quadri, in uno stato discreto, che potrebbe interamente essere trasformata in un nuovo plesso scolastico. Stesso discorso in provincia di Napoli, nel Comune non capoluogo più popoloso d'Italia, dove sono state rese disponibili dall'Agenzia due villette a due piani rispettivamente di 600 e 200 metri quadrati, entrambe in buono stato di conservazione. A Cardito sarebbero utilizzabili due piani in un villino per un'area di 500 metri quadri e lo stesso sarebbe possibile in una villa a tre piani di Ischia. Tutt'altro che spazi angusti o semplici appartamenti. Il vantaggio è che questi immobili potrebbero essere messi in funzione in tempi rapidissimi perché versano tutti in un buono o ottimo stato di conservazione e necessiterebbero solo di pochi interventi.

LA RIPRESA
Gli approfondimenti al Miur sono ancora in corso. Per ora si naviga a vista anche in base alle indicazioni sanitarie che rendono al momento impossibile di prevedere se ci possa essere o no un'ondata di ritorno del virus nei mesi autunnali. Scoppiassero nuovi focolai senza trovare soluzioni alternative l'unico modo sarebbe riprendere la didattica a distanza.

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