CORONAVIRUS

Scuole chiuse in Campania, in centinaia in piazza contro De Luca

Lunedì 19 Ottobre 2020 di Antonio Folle

Dopo la chiusura delle scuole decretata da Vincenzo De Luca con lo scopo di contenere il contagio da coronavirus, la sede della Regione Campania è assediata ogni giorno da centinaia di cittadini, di esponenti del mondo della scuola e di lavoratori dell'indotto. Tutti uniti per chiedere al Governatore di fare un passo indietro e consentire la riapertura delle scuole. Oggi, nel piazzale di palazzo Santa Lucia, si sono incontrate le contemporanee manifestazioni dei lavoratori del trasporto scolastico, dei rappresentanti degli insegnanti, dei comitati di genitori e dei rappresentanti degli animatori. 

Dopo un lungo tira e molla i manifestanti hanno chiesto un incontro urgente con l'assessore Lucia Fortini. Per ragioni di sicurezza non è stato possibile organizzare - viste anche le proporzioni delle rappresentanze che avrebbero voluto portare le loro istanze - un incontro di persona ma, con ogni probabilità, sarà organizzato un incontro in streaming già nelle prossime ore. 

 

Tra i più colpiti dalla chiusura stabilita da De Luca - e duramente contestata anche dalla ministra Azzolina - la categoria dei conducenti di scuolabus. Circa 150 lavoratori che stanno dando vita a numerose azioni di protesta. «Ci sono 148 lavoratori che a causa delle nuove norme anti Covid hanno visto ridurre di oltre il 60% il loro volume d'affari e le loro entrate - afferma Carlo Di Dato di Assodiritti - bisogna attivarsi e sostenere questa categoria, mettendo a disposizione del comparto trasporto scolastico dei 400 milioni di euro stanziati per questa specifica categoria di lavoratori. Riteniamo che la categoria del trasporto pubblico scolastico vada non solo sostenuta, ma anche valorizzata. A Napoli e in Campania la categoria degli scuolabus è una eccellenza - continua Di Dato - offre un servizio eccellente ai bambini ed alle famiglie». 

Terzo giorno di protesta anche per gli insegnanti, scesi in piazza al fianco dei comitati dei genitori che chiedono a gran voce un dietrofront - al momento alquanto improbabile - al presidente De Luca.

«Fare didattica a distanza - spiega Ida Esposito - è impensabile per la categoria delle scuole primarie, specie quando si parla di bambini speciali. Come facciamo ad insegnare a questi bambini a scrivere attraverso uno schermo? Per quanto riguarda le classi dalla seconda in poi - continua l'insegnante - non si può non tener conto che parliamo di ragazzi che hanno assolutamente bisogno di contatto umano con la docente e con il gruppo classe. Gli alunni già sono stati penalizzati durante il lockdown e alcuni ancora oggi portano i segni dei disagi psichici che hanno sofferto. Se si pensa a tutti i sacrifici che gli istituti scolastici hanno sostenuto per adeguarsi alle normative anti Covid - conclude - è impensabile veder chiuse le scuole che, forse, sono uno dei pochi ambienti veramente sicuri». 

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Alle categorie scese in piazza per chiedere a De Luca un ripensamento sulla decisione di prediligere la didattica a distanza si è unita la rumorosa - e pittoresca - categoria degli animatori. «I motivi della nostra protesta - spiega Fabio Cristarelli del Consorzio Animazioni Unite - derivano direttamente dal precedente lockdown. Il nostro settore è stato completamente martoriato in questi mesi e oggi l'ultima ciliegina sulla torta arriva dall'ultima ordinanza del presidente De Luca che ha fermato completamente tutte le attività ludico-ricreative. Se questo dal punto di vista sanitario e di sicurezza ci può anche andar bene - continua - non ci va bene essere messi completamente da parte senza la possibilità di accedere a misure di sostegno economico. Altri settori sono stati e saranno aiutati. Una manovra di bilancio prevede stanziamenti per una serie di realtà ancora da definire. Noi siamo scesi in piazza, e lo faremo ancora, per farci riconoscere come una delle categorie di lavoratori che più necessitano di essere sostenute».

Ultimo aggiornamento: 20:23 © RIPRODUZIONE RISERVATA