Si rifà il seno in una clinica di Posillipo ma le bucano un polmone: processo senza fine

Martedì 23 Febbraio 2016 di Marisa La Penna

Patrizia D.V. aveva ventidue anni quando, nel settembre del 2009 si sottopose a un intervento di mastoplastica additiva. Un seno nuovo per piacersi di più. Ma durante l’intervento il chirurgo plastico, per una manovra sbagliata, le bucò la pleura di un polmone. Patrizia rischiò la vita. Ma alla fine riuscì a a venirne fuori. Sia pure con un polmone gravemente compromesso. Da quel drammatico episodio sono passati quasi sette anni. Il medico venne rinviato a giudizio per lesioni colpose gravi e falso in scrittura privata: secondo l’accusa aveva modificato la cartella clinica per nascondere le responsabilità. Ma ad oggi nessun verdetto è stato ancora emesso. Tant’è che è stata inviata, al Consiglio Superiore della Magistratura, al ministro di Grazia e Giustizia e al procuratore generale presso la Corte di Appello di Napoli, una circostanziata lettera-denuncia per raccontare la frustrazione che vive chi da anni attende giustia. Una giustizia che presumibilmente non arriverà mai perchè il reato è a un passo dalla prescrizione. A mettere nero su bianco è lo zio della giovane donna (che oggi ha 29 anni) . 

La vicenda di Patrizia fu raccontata, all’epoca, dai media. La donna, che era stata operata in una clinica privata della zona collinare, dopo l’intervento venne trasportata d’urgenza al pronto soccorso ospedaliero per un emopneumotorace. 

Le imputazioni, come detto, parlano di lesioni gravi colpose e falso in scrittura privata. La giovane donna oggi vive con un organo seriamente compromesso. Il chirurgo, autore di questo grave errore medico, sarebbe dovuto comparire, nella veste di imputato, al cospetto del giudice monocratico per difendersi dalle accuse rivoltegli dal pubblico ministero Emilia Galante Sorrentino che lo rinviò a giudizio, appunto, per lesioni colpose gravi e falso. 

«Ma quattro anni di inceppi e lunghi rinvii stanno mettendo a rischio prescrizione il processo» scrive lo zio della donna, Giuseppe Carotenuto. 
Il processo è scaturito dalla denuncia di Patrizia, che assistita dall’avvocato Giuseppe Granata, presentò, non appena uscì dall’ospedale, un esposto alla Procura della Repubblica. 

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