#SiamoTuttiWalterNatividadeFortes: raccolta fondi per il ballerino ferito a piazza Bellini

Thursday 28 May 2020 di Gennaro Morra
Walter Natividade Fortes durante una performance di breakdance

In un video pubblicato sul suo canale Youtube lo scorso novembre, ma probabilmente girato anni fa, Walter Natividade Fortes balla. Si muove a tempo di musica proprio in quella piazza Bellini, dove domenica sera ha rischiato di morire, colpito da dieci coltellate in più punti del corpo. Autore della feroce aggressione lo stalker di un’amica del 34enne, che da tempo perseguitava la ragazza a cui Walter più di una volta aveva già fatto da scudo. L’ennesimo atto di coraggio e generosità, però, in quest’occasione stava per essergli fatale. 
 


Ma Walter è fatto così, un bravo ragazzo sempre pronto a sacrificarsi per i suoi cari. Almeno così lo descrivono i tanti amici, che lo chiamano Afro e che fin da subito si sono affrettati a testimoniargli solidarietà sui social network, raccontando chi è davvero quel ragazzo di colore che all’inizio si era ipotizzato potesse essere uno degli spacciatori africani che frequentano la piazza. «Non è un extracomunitario (e anche se lo fosse?), ma sopratutto è uno dei pilastri della cultura hip hop napoletana e nazionale – scrive Alberto Polo, produttore musicale e rapper, cofondatoore del gruppo cult degli anni 90 La Famiglia, in un post su Facebook che accompagna un lungo video in cui descrive la vita del ragazzo –. Ha insegnato la breakdance nelle scuole superiori, così come nelle periferie, da Ponticelli a Scampia, levando tanti ragazzi dalla strada, mostrando la possibilità di una vita migliore».

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Da questo sfogo è nata l’idea di lanciare l’hashtag #SiamoTuttiWalterNatividadeFortes, diventato subito virale sui social e che è stato d’ispirazione per creare una raccolta fondi per sostenere Walter. Un ragazzo nato e cresciuto a Napoli, zona Montesanto, ma per le sue origini capoverdiane non gli viene riconosciuta la nazionalità italiana. E così i 15mila euro raccolti in soli due giorni (l’obiettivo è arrivare a 20mila) serviranno a far fronte alle spese che il ballerino dovrà accollarsi durante la riabilitazione, che richiederà tempo, fatica e soldi.
 
Ma, al di là del sostegno finanziario, c’è anche chi chiede di far uscire il ragazzo da un’invisibilità a cui lo condannano legge e burocrazia: «Walter è un figlio della nostra terra, ha origini capoverdiane ma è nato e vissuto qui. È incredibile che non abbia ancora la cittadinanza Italiana – scrive il rapper Lucariello su Facebook nel post con cui condivide il link alla pagina dov’è possibile effettuare donazioni –. Le Istituzioni dovrebbero immediatamente dargli la cittadinanza. Forza Walter, abbiamo tutti bisogno del tuo sorriso contagioso!».
 
Infine, c’è un altro aspetto inquietante di tutta questa vicenda che non va trascurato: la lunga attesa a cui è stato sottoposto il ragazzo prima di essere trasportato in ospedale. Quaranta minuti la cui drammaticità emerge tutta nel racconto di chi probabilmente ha salvato la vita a Walter: «Senza nemmeno riflettere ho raggiunto il ragazzo. Era a terra. Un grosso taglio nell'addome e le viscere che fuoriuscivano – scrive Carmine Giordano in un lungo post pubblicato su Facebook –. Mi sono trovato un paio di guanti infilati alle mani, senza sapere nemmeno come fosse successo, e per 30 minuti, sì 30 minuti!! (in realtà ne sono trascorsi 37, ndr), il tempo di arrivo di una ambulanza, ho compresso gli intestini di Walter, perché così si chiama quel ragazzo che per troppe volte ha perso i sensi mentre aspettavamo che qualcuno gli venisse a salvare la vita. Eravamo in tre. I momenti erano concitati e le emozioni si confondono. Non ricordo molto. L’unica cosa che ricordo, e che per tutta la notte ho rivisto, sono gli occhi del ragazzo e la cantilena che ripeteva: Non ce la faccio più, mi fa male». 
 


E invece il ballerino ce l’ha fatta, probabilmente grazie al suo fisico atletico, al coraggio di chi si è improvvisato medico per soccorrerlo e alla voglia di non lasciarlo andare della ragazza che gli era accanto: «Rivedo gli occhi dell’amica di Walter che gli chiedeva di non mollare. Gli schiaffi che gli dava per tenerlo sveglio. Le lacrime sincere di chi vede un amico che sta morendo – scrive ancora Giordano –. Sì, perché stava morendo. Vi assicuro che vedere la vita spegnersi pian piano negli occhi di un uomo è una cosa che difficilmente dimenticherò. Non so se è uno spacciatore, se un bravo ragazzo. In quel momento era un essere umano e non ci ho pensato due volte a fare quello che ho fatto».

Ultimo aggiornamento: 13:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA