Sma, l'ultimo giallo: imprenditore suicida «vittima dell'usura»

Domenica 28 Febbraio 2021 di Leandro Del Gaudio
Sma, l'ultimo giallo: imprenditore suicida «vittima dell'usura»

Quei milioni potrebbero aver sostenuto anche un giro di usura, prestiti a strozzo, di quelli che tolgono la vita a un imprenditore abituato a tenere i conti apposto. Soldi di Stato, finanziamenti pubblici, milioni di euro assegnati sempre alle stesse ditte, a loro volta impegnate - in un regime di monopolio - nella bomifica di impianti e reparti industriali. Soldi che hanno consentito di tenere in piedi anche un giro di usura che, a lungo andare avrebbe spinto un cittadino a togliersi la vita. Parliamo di un imprenditore onesto, per nulla contiguo al crimine organizzato, lontano dalle logiche dei clan, finito alla lunga al centro di una trama criminale. Brutta storia, a leggere le carte dell'inchiesta culminata pochi giorni fa negli arresti di dirigenti, manager pubblici, imprenditori e presunti camorrosti. È il caso di un uomo che, nel 2015, decise di togliersi la vita, dopo essere stato inghiottito in una trama criminale messa in piedi - si legge ora nelle carte della Dda - da imprenditori ritenuti vicino alla camorra. Anzi: contigui ai clan e pronti a corrompere sponsor politici e amministrativi.

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IL GIALLO
Brutta storia, quella raccontata dalle verifiche dalla Finanza (agli ordini del comandante Agostino Tortora): è il 13 novembre del 2015, quando Giuseppe Iorio si toglie la vita. È nel pieno dei suoi anni, ha una famiglia ed è un imprenditore affermato nel campo ortofrutticolo. Ha il vento in poppa, sotto il profilo economico, ma la sua azienda viene stritolata. Eppure non ha chiesto soldi in prestito, non si è fatto anticipare - a tassi usurari - cifre di denaro da mani sbagliate. Che è successo? Di fatto, il suo suicidio non viene archiviato subito, non viene relegato a un caso di depressione o a un momento di smarrimento nella vita di un uomo. No, il suo suicidio diventa il puntello attraverso il quale diventa possibile aprire lame di luce in uno spaccato di affari di svariati milioni di euro, a partire da commesse di Stato per la realizzazione di bonifiche dell'ex area industriale orientale. Ma cosa è accaduto a Giuseppe Iorio? Andiamo a leggere le carte del pool anticamorra (indagine dei pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock, sotto il diretto coordinamento del procuratore Gianni Melillo), Iorio avrebbe pagato con la vita il suo rapporto con tale Raffaele Borriello, manager della società Le Primizie, una società utilizzata «a fine esclusivo di immettere nel circuito finanziario legale capitali di dubbia provenienza». Fatto sta - si legge nelle ricostruzioni della Finanza - che «sui conti correnti della società erano delegati ad operare il Borriello e Diego Antonio Gaglione, a sua volta soggetto gravato da diversi precedenti penali e di polizia». Ma non è ancora tutto. Stando a questa ricostruzione, «l'analisi dei flussi finanziari della socoetà le Primizie permetteva di rilevare operazioni anomale poste in essere nei confronti di società riconducibili a Salvatore Abbate», soggetto ritenuto legato a esponenti di spicco del clan Sarno e del clan Mazzarella. Chiara la ricostruzione? Tramite alcuni presunti prestanome, Abbate avrebbe inciso nella vita societarie di imprenditore che ha visto prosciugate le proprie risorse, senza poter reagire. Ma chi sono gli uomini che ruotano attorno a Iorio? E, soprattutto, chi è Salvatore Abbate?

Da tempo indicato come imprenditore al soldo della camorra, Abbate viene assolto in appello dall'accusa di estorsioni nell'inchiesta sull'ipermercato Auchan di via Argine. Mercoledì mattina è stato arrestato, con l'accusa di aver pagato tangenti, in particolare di aver tenuto al soldo Lorenzo Di Domenico, ex direttore della Sma Campania. Difeso dai penalisti Vincenzo Maiello e Leopoldo Perone, Abbate venerdì mattina si è avvalso della facoltà di non rispondere. È nella cantina della sua villetta di Volla che i finanziari hanno recuperato quattro milioni di euro in contanti, soldi trasferiti in una sorta di carrello presso un ufficio postale. Va considerato non colpevole (stessa presunzione di innocenza per Borriello e Gaglione), anche se attorno al suo ruolo ruota tutta la storia che dà inizio all'inchiesta Sma Campania.

È da un fatto apparentemente isolato - il suicidio di un imprenditore - che la Procura decide di puntare i riflettori su quello che diventerà mister 4 milioni di euro. Stesso percorso intrapreso dalla Mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocino, che scava sui rapporti tra Giovanni Caruson al Vomero e alcune ditte che si occupano di «trattare» i fanghi dei depuratori. Un'inchiesta che punta a fare chiarezza su sponsor politici e coperture amministrative di chi, per anni, ha gestito milioni di euro per lo smaltimento dei fanghi, soldi assegnati a trattativa diretta e in regime di proroga. Soldi su cui ora si abbatte anche l'ombra dell'usura.

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