Sma, carrelli di tangenti per funzionari regionali. E fanghi gettati in mare

Giovedì 25 Febbraio 2021 di Leandro Del Gaudio
Sma, carrelli di tangenti per funzionari regionali. E fanghi gettati in mare

Ne erano talmente tanti che hanno fatto fatica a contarli. Ne erano talmente tanti che li hanno portati via con un carrello e che ancora ieri sera, a diverse ore dal sequestro, non si sapeva quanti fossero. Poi, in serata la rivelazione: quattro milioni di euro sequestrati a un imprenditore per anni al lavoro per la regione Campania, nell'ambito delle bonifiche dei depuratori. Sono i soldi dell'imprenditore Salvatore Abbate, soggetto uno e trino a leggere le carte dell'inchiesta sullo smaltimento dei fanghi tossici in Campani: imprenditore di diverse società di bonifica ambientale, ritenuto contiguo alla camorra di Ponticelli, ma anche amico di poliziotti e funzionari regionali (finiti sotto inchiesta).

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È l'inchiesta Sma, la partecipata regionale che per anni ha gestito le gare per la bonifica dei fanghi dei depuratori in Campania, un pozzo nero fatto di complicità istituzionali, a leggere le indagini dei pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock. In sintesi, l'emergenza veniva creata ad hoc, per sbloccare appalti a trattativa diretta; soldi sempre alle stesse ditte, i cui manager erano in odore di camorra; toccava poi ai singoli imprenditori versare tangenti ai funzionari regionali amici, in un circuito che ha devastato il nostro territorio. Uno sbocco drammatico per il nostro mare, se si pensa che due funzionari della Sma ammettono candidatamente che ogni giorno - da febbraio a maggio del 2018 - i «cassoni» di fanghi del depuratore casertano venivano gettati in mare.

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NOMI E RUOLI
Gip Vincenzo Caputo: finiscono agli arresti Salvatore Abbate, Salvatore Telesco e Giuseppe Savino (imprenditori ritenuti vicini al clan Mazzarella); mentre vengono firmati ordini di arresti ai domiciliari a carico di ex esponenti di vertice della Sma del calibro di Lorenzo Di Domenico, Agostino Chiatto, Errico Foglia; ma anche soggetti a vario titolo intervenuti nella catena di interventi per la rimozione dei fanghi dai depuratori: Rolando Abbate, Cristina Abate; Giovanni Caruson (ritenuto legato al clan Cimmino del Vomero), Michele Furino, Abramo Maione; ai domiciliari Giacomo Perna, Luigi e Vincenzo Riccardi, Lucio Varriale, Giuseppe Auletta; finisce ai domiciliari anche il sostituto commissario di Ponticelli Vittorio Porcini (sotto accusa per corruzione e rivelazione di atti coperti, per i suoi rapporti con Salvatore Abbate, quello dei tesoretto trovato in casa); mentre una sospensione di sei mesi per i due poliziotti Domenico Boenzi e Domenico Sabatino.
Ma torniamo alla storia dei soldi, torniamo a Salvatore Abbate, secondo le verifiche fatte dalla Finanza e dalla Mobile: vanta un fatturato di 20 milioni l'anno e circa 100 dipendenti dislocati in decine di aziende in tutta Italia, che - secondo gli inquirenti - servivano a produrre fatture false e incassi in nero, tanto da distrarre (tra il 2013 e il 2014) ingenti risorse dal colosso Fugist (impegnato nella riqualificazione di Napoli est). Le sue riunioni di lavoro sono tutto un programma, tanto che - il 12 maggio del 2018 - con un trojan la Procura di Napoli intercetta anche un momento della contabilità aziendale: si sente il rumore di una macchina conta soldi, il fruscìo delle banconote, frutto - secondo gli inquirenti - di quei soldi ricavati da società cartiere. Soldi destinati, in parte, anche alle tangenti. Proviamo a seguire l'intercettazione tra Abbate e il suo collaboratore Telesco: «Un mazzetto da 30mila euro per il direttore (che il gip identifica in uno dei direttori di depuratori), in relazione a un lavoro di 330mila euro; 100mila a me; 200mila alla società».
Tangenti, soldi sporchi, che nascono dalla gestione di un affare trasformato in emergenza, in grado di garantire appalti in via d'emergenza (sempre alle stesse società). Un sistema per il quale la Procura ha indagato anche a carico di Luciano Passariello, ex consigliere regionale, per anni presidente della commissione sulle partecipate della Regione. Abbate gestiva un sistema di riciclaggio di denaro sporco che metteva a disposizione di terzi in cambio del 2% della somma ripulita.


Ma restiamo alla storia dei fanghi gettati a mare. C'è una intercettazione che basta da sola a sintetizzare il disastro arrecato al territorio e riguarda Luigi Riccardi e Errico Foglia (rispettivamente coordinatore degli impianti Sma e direttore del depuratore di Acerra) che risale al maggio del 2018. Luigi: «No, Errico, la cosa brutta lo sai qual è? Che dall'otto febbraio fino a oggi sono stati buttati i fanghi a mare, Erri». Tutti sapevano, nessun intervento. I fanghi diventavano appalti, poi carrelli di tangenti che oggi si fa fatica anche a contare.

Ultimo aggiornamento: 13:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA