Smantellato il clan della movida
nel Napoletano: modello ndrine

Venerdì 22 Marzo 2019 di Marco Di Caterino
Il modello criminale era quello delle ndrine, con il vertice a gestione familiare. E in questo modo hanno gestito negli ultimi tre anni anche violenti pestaggi e minacce di morte per chi osava mettersi in concorrenza, il traffico e lo spaccio di cocaina, hashish e marijuana tra Frattaminore e Frattamaggiore. Soprattutto in quest'ultima città che con i suoi cento e più locali, ogni fine settimana attira circa ventimila persone per una movida che dura dal venerdì alla domenica.

Ieri la ndrina di Frattamaggiore è stata azzerata da una retata che ha visto finire in manette undici persone, tra le quali anche la mamma e la sorella del boss degli spacciatori. In carcere sono finiti Michele Giordano 31 anni il capo dell'organizzazione, la mamma di questi Rosetta Benedetto, 60 anni, (già detenuta nel carcere di Pozzuoli) il cognato, del boss Luigi Ciocia, 47 anni, (dai domiciliari a Poggioreale) Salvatore Di Silvestre, 29 anni (cugino di Michele Giordano) e Giuseppe Cristiano, 34 anni. Misura cautelare degli arresti domiciliari per Giulia Giordano 36 anni, (sorella di Michele Giordano), Raffaele Abate Imperatore 31 anni, Antonio Puro 32 anni e Raffaele Pezzella, 39 anni. Obbligo di firma per Gaetano Anatriello 33 anni, e Maurizio Darone 29 anni.
 
Tutti gli arrestati, residenti tra Frattamaggiore e Frattaminore, sono indagati, a vario titolo, per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, estorsione, violenza privata e lesione; reati aggravati dal metodo mafioso, per centinaia di episodi di spaccio e spedizioni punitive per i «concorrenti», accertati nel corso di un'indagine coordinata dalla direzione distrettuale antimafia e svolta dei carabinieri della compagnia di Giugliano, diretta dal capitano Andrea Coratza, e dai militari della caserma di Frattamaggiore, diretta dal maresciallo Marcello Montinaro.

Le attività investigative che hanno disvelato le frenetiche attività di questo gruppo, di li a poco a diventare un vero e proprio clan, hanno avuto inizio a maggio 2016, con la denuncia di un minorenne, aggredito e pestato a sangue con mazze ferrate perché sospettato di essere uno spacciatore fai da te. Al minorenne fu imposto di riferire alla sua famiglia che dovevano sloggiare da Frattamaggiore, e di dire allo zio (esponente di rilievo del clan Moccia ai domiciliari) che appena veniva rimesso in libertà sarebbe stato ucciso. Quella denuncia, molto circostanziata, seguita da altre presentate da clienti in ritardo con il pagamento delle dosi, è stata fondamentale per i carabinieri di Frattamaggiore che già da tempo avevano messo sotto indagine quasi tutti i componenti dell'organizzazione che con gli episodi di violenza nei luoghi della movida avevano iniziato a lanciare segnali a chi aveva intenzione di mettersi contro. Questi i ruoli accertati dagli arrestati. Michele Giordano, il mammasantissima; Rosetta Benedetto, il supervisore di tutte le attività; Luigi Ciocia, braccio destro di Michele Giordano, custode delle partite di droga, capo mazziere; Giuseppe Cristiano, detto paramazza, pusher e picchiatore; Salvatore Di Silvestre, pusher, mazziere e collettore di somme dai clienti; Raffaele Abate Imperatore, Gaetano Munciguerra, Raffaele Pezzella, Antonio Puro, la batteria dei pusher, ed infine Giulia Giordano, moglie di Raffaele Ciocia e sorella del ras, il ruolo di supporto e complice con il marito e il fratello. Più sfumata la posizione dei due per i quali il gip del Tribunale di Napoli ha invece disposto la sola presentazione, con firma, presso la caserma dei carabinieri di Frattamaggiore, da ieri pusher free. Ultimo aggiornamento: 13:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA