«Sono Eliana...», ricatti web
con profili sexy: quattro arresti

Venerdì 12 Luglio 2019 di Valentino Di Giacomo
«Ciao sono Eliana Sensini, mi fai impazzire e voglio conoscerti». È cominciato così con un messaggio su Facebook da un falso account un incubo durato tre anni per un imprenditore di Genova al quale sono stati estorti 300mila euro con continui ricatti. Dietro alle forme procaci di quel profilo non c'era la giovane Eliana, ma una banda di quattro campani che con il trucco della «sex extortion» erano riusciti a ingabbiare la vita dell'imprenditore ligure fingendosi agenti di polizia.

 

LA BANDA
Per i fratelli Ivano e Fabio Somma di Pomigliano, Cuono Pirolo di Acerra e Simone Perillo di Pozzuoli sono scattate ieri le manette dopo una lunga indagine che ha visto coinvolti la Squadra Mobile di Genova, la Polizia Postale, la Mobile di Napoli e il Commissariato di Acerra. La banda, con il sistema del ricatto sessuale, aveva attirato nella propria trappola virtuale sia l'imprenditore del Tigullio che un commerciante di Pavia. Il sistema era infido quanto semplice: i quattro indagati avevano fatto credere alle vittime di essere entrati in contatto con una ragazza minorenne, poi fingendosi poliziotti avevano cominciato a estorcere danaro giorno dopo giorno con continui viaggi in Liguria e Lombardia per andare a prelevare il danaro dai due malcapitati.
LO STRATAGEMMA
Eppure, nonostante le ingenti richieste, nessuna delle due vittime aveva denunciato le estorsioni, solo l'intervento della Squadra Mobile di Genova è riuscita fermare quella spirale di ricatti e paure. Il meccanismo ideato dalla banda era partito già nel 2016, ma solo nel febbraio del 2018 intervengono gli agenti della polizia con a capo il dirigente della Mobile, il napoletano Marco Calì. Due degli indagati, travestendosi da poliziotti corrotti, erano andati in una delle loro solite missioni in Liguria per chiedere altri soldi. Un conoscente della vittima, notando gli atteggiamenti bruschi dei due finti poliziotti, aveva quindi deciso di chiamare il 113. Intervenuta una volante, i veri agenti avevano ritrovato nell'auto dei due indagati alcuni distintivi falsi e placche della polizia contraffatte. Uno della banda si fingeva infatti come il «Tenente Peroni» e minacciava di denunciare l'uomo per la sua relazione virtuale con la fantomatica minorenne se non avesse pagato. Ivano Somma era stato già sottoposto a fermo lo scorso anno perché, dopo il rifiuto dell'imprenditore a pagare ancora, era passato direttamente alle maniere forti rapinando l'uomo. In un'occasione i quattro truffatori erano riusciti ad estorcere in una sola volta persino 20mila euro asserendo che avevano fatto un incidente in auto per andare a Genova e che dovevano comprare una macchina nuova. Indagata risulta anche una donna straniera che fingeva di essere la ragazza minorenne e che, imperterrita, chiamava ad ogni ora del giorno e della notte l'imprenditore genovese chiedendo soldi. L'uomo aveva dovuto persino cambiare numero di telefono e per la banda il Pubblico ministero genovese, Daniela Pischetola, ha infatti previsto anche il reato di stalking.
IL FENOMENO
Dopo il primo intervento del febbraio 2018, gli uomini della Mobile di Genova si sono avvalsi della preziosa collaborazione degli esperti della Polizia Postale. Da lì sono state ricostruite le attività della banda e anche i ricatti in corso verso il commerciante di Pavia. I pagamenti avvenivano anche tramite Poste-Pay intestate a terzi che poi la banda riscuoteva facendo un regalo alle persone che accettavano le transazioni. «Il fenomeno spiega Marcello La Bella, primo dirigente della Polizia Postale è in continua ascesa. Solo nel 2018 abbiamo individuato 940 casi di ricatti online». Stare attenti alle richieste di amicizia sui social, mai pagare e denunciare subito è quanto viene consigliato dagli agenti della Postale per non finire invischiati in queste trappole. «Se all'imprenditore del Tigullio erano stati estorti 300mila euro spiega La Bella - in una recente operazione ad un uomo di Catania sono stati sottratti 440mila euro». Un vortice di paure e ricatti che è possibile interrompere denunciando tempestivamente. Anche quando il ricatto prevede che siano stati registrati video intimi e poi diffusi in rete è possibile cancellare le immagini grazie alla collaborazione dei principali provider.
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