Rione Sanità, guerra totale tra clan
dietro la faida le confessioni dei pentiti

Venerdì 2 Settembre 2016 di Leandro Del Gaudio

Un Eldorado, un inferno. Questione di punti di vista. È così che viene descritta la zona della Sanità dagli ultimi collaboratori di giustizia, è così - sotto un doppio angolo di osservazione - che viene inquadrata la questione Sanità da ex boss ed ex narcotrafficanti. Da un lato è un corridoio dorato, dove le piazze di spaccio fruttano il doppio - perché «cittadine» e non di periferia -, dove si incrociano le due Napoli, quella dei pusher e dei cittadini formalmente puliti; dall’altro, mantenere il controllo di quella zona significa stare in guerra. Sempre, in modo permanente ed effettivo.

Ne stanno parlando tre collaboratori di giustizia, soggetti che fino a qualche mese fa calcavano da protagonisti lo scenario camorristico cittadino: Carlo Lo Russo (libero fino a qualche mese fa), il fratello Mario (sempre defilato negli affari di famiglia, comunque reggente nel periodo della latitanza di Tonino junior, figlio dell’altro pentito Salvatore Lo Russo); ma anche Claudio Esposito, quest’ultimo parente della moglie dello stesso Antonio Lo Russo. Tre pentiti che stanno riempiendo pagine di verbali, mai come in questo periodo al centro di informative di polizia giudiziaria destinate ad affondare lame di luce sui torbidi del malaffare cittadino. Sono loro a parlare di quanto avvenuto nell’ultimo anno nel cuore cittadino.

Dall’omicidio del 17enne Genny Cesarano, alle decine di agguati che hanno costellato la cronaca negli ultimi dodici mesi. Tre pentiti che svelano il business della droga, ma non solo. C’è dell’altro in quello spaccato metropolitano conteso dalla fine degli anni Settanta da schieramenti diversi: il racket delle forniture e dei servizi negli ospedali del posto, le mense scolastiche, il mercato del falso. Tutto al centro di una guerra che rischia di coinvolgere anche altri sistemi criminali, come quello di Forcella e di Secondigliano, da sempre coinvolti nell’effetto domino dei morti ammazzati. Eldorado e inferno, dunque, come emerge anche dalle intercettazioni di un’inchiesta che ha consentito di smantellare il gruppo Mallo-Genidoni, fino a pochi mesi fa in guerra proprio contro i Vastarella. Parlano quelli della famiglia Genidoni, hanno difficoltà a mettere in campo delle vedette attendibili per «filare» quelli della famiglia Vastarella all’esterno del circoletto dove - siamo allo scorso aprile - viene consumato un triplice agguato.

Qual è il problema in casa Genidoni? Manca una vedetta, un uomo affidabile, tanto che si decide di mettere a disposizione fino a cinquemila euro per una operazione spot: avvistare quelli dei Vastarella, avvertire i killer e provvedere ad eventuali operazioni di ripiego logistico. Tutto chiaro? Cinquemila euro per fare la vedetta, per assicurarsi un lavoro efficiente, lucido, prima di sferrare l’assalto che avrebbe dovuto garantire la leadership di Antonio Genidoni. Un piano funzionato solo in parte, visto che lì - nel circoletto - vennero sì uccisi Giuseppe Vastarella e Salvatore Vigna, ma riuscì a farla franca l’obiettivo numero uno, vale a dire il rampollo di una famiglia giunta alla terza generazione criminale.

Ultimo aggiornamento: 3 Settembre, 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA