Lutto a Sorrento, è scomparso l'armatore Mariano Pane

Lutto
di Antonino Siniscalchi

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SORRENTO - Lutto nel settore dello shipping inetrnazionale. E' morto nella notte a Roma, l'armatore di origini sorrentine Mariano Pane. Aveva ottantadue anni. Una lunga "navigazione", pur costellata da qualche amarezza, legata alla sua intensa vitalità. Aveva cominciato l'attività marittima nel 1966 con la società Italmare, insieme ai cognati Luigi Savarese e Antonino d'Esposito. Con una nave di proprietà di 500 tonnellate e altre unità a noleggio, aveva conquistato ben presto una dimensione intrenazionale.  Di proprietà dell'Italmare era la «Marina d'Aequa», la nave affondata il 29 dicembre 1981 nel golfo di Guascogna, con 30 marinai a bordo. Superata questa tragedia, nel 1989 Mariano Pane, sostenuto dalle potenti associazioni giapponesi, greche, americane e norvegesi fu nominato all'unanimità vice presidente dell'International Chamber of Shipping, l'associazione che annovera la quasi totatlità della flotta mercantile mondiale, il cui presidente per tradizione era un lord inglese. All'epoca, la società di Mariano Pane fatturava oltre 200 miliardi di lire all'anno, per il 92 per cento sul mercato estero, spaziando tra il traffico merci e l'ecologia. Proprio su questo fronte, l'Italmare, con la consociata Ecolmare, capofila di una fitta rete di società avviata con lungimiranza e coraggio alla pulizia del mare, assicurandosi l'escluiva del brevetto del battello Pelikan. Shipping, ecologia, l'Italmare ampliò la sua attività verso l'industria-servizi, focalizzando l'attenzione su Stato Uniti e Giappone. Costituì con la Pirelli e l'Iri una società per la posa di cavi destinati agli impianti telefonici ed elettrici, costruendo nella Fincantieri la nave «Teliri», abbinata all'aqcuisto della «Giulio Verne». Sposato con Rita Vessichelli, è padre di tre figli, Amelia, Paola e Giuseppe, tutti avviati nella gestione delle aziende di famiglia. Originario di una famiglia di commercianti agricoli impegnati nell'esportazione di noci sorrentine nel mondo, a Sorrento viene ricordato per la sua passione per la cucina, autore con Rita, del libro «I sapori del Sud. Alla riscoperta della cucina Mediterranea», publicato nel 1991 e edito da Rizzoli, ma soprattutto per essere stato il patron di Vila Tritone, venduta nel 2012 una giovane russa, la ventiduenne Dzhanashiya Kamilla, per circa 35 milioni di euro. Villa Tritone ospitò nel 1943, per sfuggire dai pesanti bombardamenti su Napoli, il filosofo Benedetto Croce. A Villa Tritone Croce, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ebbe una serie di importanti incontri con il principe Umberto di Savoia, con il generale Badoglio, con esponenti politici italiani e con i più alti rappresentanti delle forze alleate.
Giovedì 30 Maggio 2019, 09:54 - Ultimo aggiornamento: 30-05-2019 10:10
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