Sos babygang, Minniti a Napoli: «Fenomeno non più tollerabile»

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di Giuseppe Crimaldi e Valentino Di Giacomo

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Baby gang, «un fenomeno non più tollerabile». Nel suo ufficio al secondo piano del Viminale, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, commenta così l’interminabile escalation di violenze avvenute a Napoli. 

A Roma l’attenzione è altissima e il titolare dell’Interno ha deciso di arrivare oggi in città per una riunione in prefettura con i vertici nazionali e locali delle forze dell’ordine, il procuratore Melillo, i magistrati dei tribunali minorili, il prefetto Pagano e il questore De Iesu. Un modo per dimostrare l’impegno del governo verso questi tragici avvenimenti, ma soprattutto per offrire la propria collaborazione su come arginare la lunga scia di agguati, raid e accoltellamenti. Un’emergenza su cui «Il Mattino» ha richiamato più volte l’attenzione negli ultimi mesi. «Purtroppo – è la tesi del ministro – non è soltanto un problema di polizia e non si risolve soltanto inviando uomini o mezzi a presidiare le strade di Napoli, ma è un fenomeno che affonda in tutta la sua drammaticità nel tessuto sociale dove spesso latitano due istituzioni fondamentali: la famiglia e la scuola». Non verrà meno il pugno duro contro chi delinque, ma Minniti ha intenzione di avviare un dialogo anche con i sindaci dell’area metropolitana per cercare di trovare soluzioni comuni, coinvolgendo tutti gli attori sociali impegnati nella formazione dei minori. Non è escluso che al vertice di oggi in prefettura potranno seguire a breve altri incontri in cui saranno coinvolte le associazioni e il mondo del volontariato.

Sul tavolo ci saranno anche le istanze del sindaco de Magistris che ieri ha chiesto al Viminale maggiore presenza di polizia nelle strade e più ampia autonomia sul fronte della sicurezza. Eppure – fanno sapere da Roma – il fenomeno delle baby gang non si potrà combattere soltanto militarizzando la città, dispositivi che avrebbero un momentaneo potere di deterrenza. Spesso, tra l’altro, sono le stesse forze dell’ordine a essere impotenti di fronte a determinati tipi di violenza, in particolar modo quando gli autori dei soprusi sono minori di 14 anni e quindi non perseguibili dalla legge. «Gli stessi agenti – spiegano dal Viminale – ci raccontano che molte volte, anche quando sorprendono un minore a commettere un reato, non possono agire. Fermano i ragazzini, ma poi li riportano alle loro famiglie che molto spesso non sono in grado loro stesse nell’offrire i giusti riferimenti valoriali ai propri figli». 
 
Per questo il ministro ha intenzione, attraverso questa prima riunione napoletana, di aprire un dialogo con le istituzioni locali per cercare di mettere in piedi un piano complessivo sull’emergenza baby gang. Su questo punto sarà decisiva la presenza dei magistrati dei tribunali minorili che potranno proporre soluzioni alternative. Per il codice penale, infatti, non è imputabile il minore che non ha ancora compiuto il quattordicesimo anno d’età, al momento della commissione del reato, perché in nessun caso considerato capace di intendere e volere, nonostante molti siano ampiamente in grado di commettere violenze brutali. Insomma, il problema è più profondo come sostiene anche il ministro della Giustizia, Andrea Orlando. «La vicenda delle baby gang a Napoli è molto grave e interroga la capacità di repressione dello Stato, ma anche la capacità educativa, la tenuta delle famiglie, la coesione sociale di quelle realtà, quindi è giusto pensare a forme di rafforzamento dei presidi di sicurezza, ma anche a una risposta educativa». Il Guardasigilli ieri a Pisa, a margine di un convegno sulla riforma della Giustizia penale promosso dalla Scuola Sant’Anna, ha sottolineato: «È necessario lanciare un grande disegno per rafforzare il tempo pieno della scuola nelle aree a più forte degrado sociale e nel Mezzogiorno in particolare, perché quando sono coinvolti i bambini non si può pensare solo a risposte di polizia. Un grande scrittore diceva che per sconfiggere la mafia, la criminalità, serve un esercito di educatori. E anche io la penso così». 

Il consigliere del Csm Antonello Ardituro, ex pm della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ha scritto una lettera aperta. L’incipit: «Aiutateci!!! Perché da soli non ce la facciamo. Napoli così si spegne... Accadono cose che, in altre città, vengono percepite come straordinariamente drammatiche, campanelli d’allarme sui cui si innesta una reazione vera. Lo Stato interviene. Qui no». Nel messaggio il magistrato ha sottolineato il dramma delle periferie. E ribadito: «Abbiamo bisogno proprio di tutto: scuole aperte di pomeriggio, parrocchie accoglienti, corsi di educazione civica… per gli adulti, strutture sportive. Una riflessione sulla effettività della pena; maggior rigore; sicurezza urbana. La sanzione come possibilità di recupero e rieducazione. Una qualche speranza di sviluppo economico e di lavoro per questi ragazzi... Facciamo autocritica, siamo pronti. Napoli priorità della politica e delle istituzioni, emergenza nazionale. Napoli capitale. Aiutateci. Per favore». Maria de Luzenberger, procuratore della Repubblica per i minorenni di Napoli è intervenuta a “Effetto Giorno” su Radio 24: «C’è una gravissima emergenza sociale oltre che criminale, ed è da tempo che ne parlo», ha spiegato. I giovani «in taluni quartieri sono totalmente abbandonati, ci sono pochi servizi sociali».Ed «è il contesto che è altamente inquinato», ha aggiunto il magistrato, collegandolo a un fenomeno diverso ma altrettanto preoccupante registrato in città: «La paranza dei bimbi». 

Il sindaco Luigi de Magistris ieri alla cerimonia in largo Maurizio Estate, lo spiazzale intitolato al meccanico che nel 1993 si oppose a una rapina pagando il suo sacrificio con la vita, ha avvertito: «Se non mettiamo in campo Stato, certezza della pena, reazione della collettività, e non consideriamo la cosiddetta criminalità minorile una priorità nell’investigazione, rischiamo che Arturo e gli altri non siano gli ultimi ma i tanti di una lunga serie». Di qui l’appello: «Viviamo giorni difficili che potranno essere affrontati con successo solo se saremo uniti. Nessuno si può tirare fuori. Dobbiamo portare gli indifferenti a schierarsi, e non scaricheremo mai la responsabilità su altri. Ma da ex magistrato e da sindaco dico che oggi c’è bisogno - e sono contento che il ministro dell’Interno abbia deciso di venire nella nostra città - che la risposta più importante e immediata sia data da chi ha il dovere di prevenire i reati e individuarne i responsabili. Oggi la priorità è il controllo del territorio, la prevenzione e l’individuazione dei responsabili». De Magistris ha chiesto «più mezzi, come poter assumere polizia municipale e più risorse economiche, ma anche più poteri normativi». A intervenire anche il leader della Lega, Matteo Salvini: «La riforma della giustizia sarà una delle nostre priorità. Chi sbaglia deve pagare non può essere una tiratina d’orecchie a far cambiare vita a un 13enne che va in giro col coltello». «Siamo oltre ogni limite. È in gioco il futuro della città. La nostra risposta - Comune e Stato, forze politiche e sociali, associazioni e cittadini - è stata ed è ancora inadeguata. Serve una maggiore consapevolezza, uno scatto, un impegno di tutti»: così su Fb Antonio Bassolino. «È un segnale importante la presenza del ministro Minniti», ha affermato Valeria Valente deputata e consigliera comunale del Pd. «L’impunibilità è insopportabile», il parere del deputato dem Umberto D’Ottavio. «La Scuola che accoglie e forma, deve tornare ad essere antidoto alla violenza», ha scritto su Twitter Arturo Scotto, deputato LeU. «Auspichiamo che col ministro si prenda in considerazione la proposta del coprifuoco per i minori non accompagnati dopo un certo orario», la proposta del consigliere regionale dei Verdi, Francesco Borrelli.
Lunedì 15 Gennaio 2018, 22:53 - Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 10:28
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