Sparatoria tra i vicoli di Napoli,
riesplode l’incubo della faida

Mercoledì 14 Novembre 2018 di Giuseppe Crimaldi

Quattro colpi di pistola nel cuore della notte. Si torna a sparare in pieno centro storico, e ancora una volta la zona è quella che fu già teatro della faida di Forcella che vide opposti i Sibillo-Giuliano ai Buonerba. La segnalazione che arriva alla centrale operativa della Questura intorno alle 2,30 dell’altra notte è chiara: «Hanno sparato quattro colpi di pistola in via Carbonara», dice la voce anonima all’operatore di turno. Scatta immediatamente l’allarme.

IL SOPRALLUOGO
Sul posto vengono fatte convergere due Volanti. Ma gli agenti del commissariato Vicaria-Mercato con i colleghi dell’Ufficio prevenzione generale in via Carbonara non trovano tracce o conferme alla nota. Ma poco dopo i poliziotti, ispezionando strada e marciapiedi, si accorgono di un bossolo di pistola calibro 9x21 all’angolo con via Santa Sofia. Siamo - tanto per capirci - a due passi da uno dei più prestigiosi alberghi cittadini: Palazzo Caracciolo, lo stesso che ospita quotidianamente imprenditori e personaggi del jet set in visita a Napoli, e nel quale hanno pernottato recentemente sia il Real Madrid che il Paris Saint Germain.

LE INDAGINI
Via Santa Sofia è una stradina stretta e lunga che confluisce - proseguendo in linea diretta - su via Donnaregina (dove c’è la sede della Curia); deviando invece a sinistra sfocia in via Oronzio Costa, tristemente nota per essere stata teatro di un feroce delitto: l’uccisione (nel luglio del 2015) di Emanuele Sibillo, il giovanissimo boss che sognava di prendersi tutte le piazze di spaccio del centro storico. Tenete a mente questo particolare, perché le indagini sulla misteriosa sparatoria non possono che partire proprio dal contesto criminale della zona.
Esclusa da subito la pista di una rapina consumata con tanto di esplosione di colpi di pistola, si punta dunque alla matrice camorristica. E a questo punto gli investigatori si trovano dinanzi ad un bivio. Ammesso che i colpi di pistola siano stati quattro (anche se la Scientifica reperterà soltanto un bossolo di proiettile), resta da chiedersi a chi fosse destinata la pioggia di piombo.
 
DUE PISTE
Al lavoro gli uomini della Squadra mobile diretta dal primo dirigente Luigi Rinella. I quali conoscono bene la realtà che criminale che attualmente «governa» il territorio compreso tra Porta Capuana, il Borgo Sant’Antonio Abate, la Maddalena e Forcella. Ed è qui che da qualche tempo si è infiammato il contrasto tra due nuovi gruppi rivali che si contendono - tanto per cambiare - il controllo delle piazze di spaccio di droga. Alla testa del primo ci sarebbe un personaggio già finito almeno due volte nel mirino dei rivali: Alberto Volpe, 39 anni, già ritenuto vicino al clan Sibillo. Un uomo probabilmente da tempo nel mirino dei nemici, fedelissimi al gruppo Mazzarella, alla cui testa ci sarebbe un giovane il cui nome è ben noto agli inquirenti: un «emergente» che avrebbe riorganizzato il gruppo di fuoco un tempo guidato dalla famiglia Buonerba.

 

I PRECEDENTI
Ebbene, contro Volpe nel giro di meno di due mesi si sono verificati altrettanti agguati. Il primo - avvenuto la notte del 30 settembre - quando un gruppo di uomini armati esplose contro la sua abitazione nove colpi di pistola (quattro ogive penetrarono addirittura la finestra della camera da letto dove dormivano i suoi bambini, conficcandosi nel soffitto); e il secondo - solo quattro giorni fa - quando una bomba carta lanciata da alcuni centauri a bordo di due scooter contro la sua auto: il rogo che ne seguì distrusse il veicolo. 
Impossibile dire se anche questo raid fosse diretto contro uno dei personaggi che le informative recenti indicano come gli «eredi» del gruppo Sibillo. Ma sicuramente dietro la sparatoria dell’altra notte potrebbe esserci una «replica» che aveva come finalità addirittura un omicidio.

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 10:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA