Spari al Vomero, prova di forza del figlio minorenne di un boss

Lunedì 3 Giugno 2019 di Leandro Del Gaudio
Un gesto di sfida, un modo per mostrare i muscoli, almeno nell’ottica distorta di chi decide di impugnare un’arma per riempire il proprio sabato notte. Un atto dimostrativo che ha provocato spavento nel pieno della movida del Vomero. Partono da qui le indagini condotte sull’ennesimo episodio di bullismo consumato nelle ore notturne, tra bar e localini aperti, nel cuore dello struscio collinare. Siamo intorno alla mezzanotte di sabato, quando qualcuno ha esploso almeno tre colpi di pistola, puntando l’arma verso il cielo. Stando a quanto emerso finora, attraverso testimonianze raccolte sul posto, si è trattato di un gesto dimostrativo, una sorta di sfida, di prova del fuoco in una zona frequentata da tanti ragazzi. Siamo in via Scarlatti, punto di arrivo per chi viene dai quartieri dell’area nord (tramite la metro collinare), ma anche per i tanti ragazzi che si muovono in scooter, la situazione è degenerata nel giro di pochi minuti. Prima gli spari in aria, con una pistola a salve, una sorta di scacciacani che ha comunque espulso dei bossoli (uno dei quali è stato trovato e sequestrato), poi la fuga generale. A pochi metri di distanza, questa volta in piazza Immacolata, è successo un altro episodio strano, di difficile lettura: una rissa culminata nell’ennesimo gesto risolutivo, quello della pistola mostrata in aria. Non è chiaro se sono stati esplosi o meno dei colpi. Indagine condotta dai carabinieri, al lavoro gli uomini del maggiore Luca Mercadante, in entrambi i casi gli interventi sono stati immediati e risolutivi. Dopo il panico dei primi minuti, la situazione è tornata subito alla calma e sono state avviate le indagini.
 
A che punto è lo scenario investigativo? Torniamo in via Scarlatti, proviamo ad affidarci al racconto raccolto sul posto, alle testimonianze offerte da chi era presente in quei momenti di assoluta paura, ma anche alla versione di chi conosce il territorio, di chi ha paura di esporsi in modo pubblico ma non rinuncia a fornire un contributo: «Qui è un continuo, il sabato notte si sfidano in questo modo, ci sono figli di pregiudicati, non so se chiamarli boss, che vanno avanti e indietro, fanno su e giù in cerca di rogne». Scenario cristallizzato da indagini recenti, che raccontano di aggressioni senza un motivo, di ragazzini accoltellati, finanche di processi per tentato omicidio tra bande del posto e quelle provenienti da altre zone dell’area metropolitana. 

Spari in aria, pistola in pugno, un gioco pericoloso o una sfida da parte di rampolli di camorra. Più o meno lo stesso scenario che si è consumato - sempre sabato notte - in via dei Carrozzieri, zona Monteoliveto. La storia ormai è nota: in tre finiscono in ospedale, al termine di un pestaggio senza un motivo scatenante. In un primo momento, i ragazzi hanno parlato di un branco di trenta minorenni, anche se - dopo le prime 24 ore di indagine - emerge che il gruppo di aggressori era al massimo di venti soggetti. Poco cambia, almeno a giudicare dalla violenza con cui hanno agito, secondo quanto emerge dalle telecamere nella zona di Monteoliveto. Hanno tutti la stessa stazza, hanno brandito oggetti contundenti, hanno circondato un gruppo di ragazzi più grandi per mostrare la leadership sul territorio. Violenza pura, gratuita, su cui ci sono dei passi in avanti sotto il profilo investigativo: fino a questo momento è emerso che una telecamera che inquadrava la zona del pestaggio risulta fuori uso, anche se grazie all’ausilio di altri impianti nella zona del centro storico, gli inquirenti provano ad approntare un primo identikit dei più violenti o semplicemente di quelli più facilmente riconoscibili. Brutta pagina, quella della zona di Monteoliveto, il gruppo era compatto e organizzato attorno ad alcuni soggetti con funzione di leader. Indagini su ragazzi del posto, provenienti dal rione Sanità e da Montecalvario, che hanno dato sfogo alla propria frustrazione colpendo senza un motivo soggetti inermi. 

Decisive in queste ore alcune informazioni raccolte dagli inquirenti sul territorio, ma anche dalle parti offese, che entrano nei due fascicoli aperti in queste ore. Come è noto, sui fatti della zona di Monteoliveto, sono al lavoro gli inquirenti della Procura ordinaria, ma anche della Procura minorile, secondo un protocollo (e una strategia investigativa) che si è consolidato in questi anni in cui l’emergenza under 18 si è imposta all’attenzione di tutti. Si attendono gli esiti dei filmati ricavati dal circuito della videosorveglianza, si attende la svolta investigativa che conta. Agli atti, il verbale di uno dei ragazzi aggrediti: «Prima ci hanno offesi, poi ci hanno aggredito... ancora adesso non riesco a capire per quale motivo mi trovo in ospedale».Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 14:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA