Napoli. Stadio San Paolo, i pusher della camorra in Curva A: guerra per lo spaccio sugli spalti

Napoli. Stadio San Paolo, i pusher della camorra in Curva A: guerra per lo spaccio sugli spalti
di Leandro Del Gaudio
Mercoledì 2 Settembre 2015, 08:09 - Ultimo agg. 3 Settembre, 12:01
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Non c'è in ballo solo il consenso criminale, il proprio appeal sugli spalti del San Paolo. No, qui la storia è più complessa e riguarda la gestione di una delle voci economiche più solide della camorra: la droga.

O meglio, il controllo dello spaccio dentro e fuori una delle più importanti piazze del sud Italia: alcuni spalti della Curva A, quella che ospita oltre ventimila tifosi e che rappresenta da sola una potenziale zona franca concessa alla malavita organizzata.

Eccolo il retroscena della rissa avvenuta domenica notte in curva A, durante il match casalingo del Napoli contro la Sampdoria. Lo scontro - ormai è cosa nota - è avvenuto tra due fazioni, probabilmente riconducibili a due clan in guerra per la conquista degli affari camorristici nel centro cittadino. Da un lato alcuni esponenti del clan Sequino-Esposito (storicamente radicate nel rione Sanità), dall'altro invece alcuni elementi indicati come vicino ai Sibillo, vale a dire alla cosiddetta paranza dei bimbi di Forcella.

Allo stadio come tra i vicoli della Maddalena o di Materdei, secondo quanto sarebbe emerso da fonti territoriali al momento al vaglio delle forze di polizia: «Ve ne dovete andare via di qui...», è la frase che ha scatenato una decina di minuti di parapiglia sugli spalti.

Sempre più isolati in strada, i Sibillo non sono ben accetti neppure in curva A, dove la presenza di qualche soggetto legato alla baby paranza di Forcella non viene vista di buon grado. Qual è il punto? Inchiesta affidata alla Digos e alla Dda di Napoli, sotto il coordinamento dei procuratori aggiunti Vincenzo Piscitelli (reati da stadio) e Filippo Beatrice (pool anticamorra), si lavora su immagini e filmati che raccolgono momenti della rissa di domenica notte. Immagini pubblicate oggi dal Mattino, che raccontano momenti di violenza assoluta. Ma perché quelli dei Sibillo devono lasciare la curva dello zoccolo duro del tifo azzurro? Non è solo una questione di antipatia, dicevamo. No, qui in ballo ci sono storie economiche: come la gestione dello smercio al minuto di hashish, un elemento che entra da sempre nella liturgia del tifo organizzato, quando vengono allestiti gli spalti prima degli incontri, ma anche tra il primo e il secondo tempo. Chi controlla lo spaccio qui sulle gradinate ha potere, incassa danaro e ha la certezza (o quasi) di farla franca. Un business da non sottovalutare, anche alla luce di un altro fattore: quello delle trasferte del Napoli, quando la carovana dei supporter azzurri sbarca nei punti più disparati d'Europa. Cento, duecento tifosi sono irriducibili e vanno ovunque, vengono scortati e hanno una certa capacità di movimento: occasioni d'oro per chi ha interesse a condurre traffici con altri paesi, anche in questo caso senza incappare in controlli o sanzioni. Uno scenario noto, quello dei rapporti tra tifo e crimine cittadino, che si evolve e si alimenta nel corso del tempo.

Quanto basta a spingere la Procura di Napoli ad approfondire quanto avvenuto domenica notte. Indagini sulla rissa, si punta a raccogliere informazioni utili ad identificare i protagonisti di una manciata di minuti di violenza pura. Un caso più unico che raro, se venisse confermato il legame tra duellanti e clan in lotta a Napoli. Raramente in questi anni, anche in pieno periodo di faida, lo Stadio San Paolo è stato utilizzato per regolare i conti tra cosche in guerra. Cosa è accaduto allora domenica? Si è rotto un equilibrio? Quanto basta a spingere gli inquirenti a riflettere su quanto avvenuto poche notti fa nell'impianto di Fuorigrotta. C'è un movente economico, riflettono gli inquirenti, l'odio provocato da morti e agguati consumati in questi anni non può essere l'unica causa dell'ultimatum lanciato ai Sibillo durante la partita con la Samp: «Via di qui, mai più in questa curva...», quanto basta a ragionare su una regìa complessa, strutturata in questi mesi alla luce di equilibri decisamente cambiati.

In pochi mesi, come è noto, la Procura di Napoli ha messo a segno due blitz di alto profilo per smantellare le due cosche in guerra per la leadership nell'ex feudo dei Giuliano: cento arresti tra marzo e giugno, con un colpo ai Mazzarella prima e agli Amirante-Brunetti-Giuliano-Sibillo, in uno scenario che si è via via complicato con una serie di morti ammazzati. È il 2 luglio sorso, quando in via Oronzo Costa viene ucciso Emanuele Sibillo, fratello dell'attuale latitante Pasquale detto «Lino». Un clan alle corde, che si affida a manovalanza di giovanissimi e che fa fatica a mantenere le proprie posizioni di sempre: a Forcella, (dove vengono dati in ripresa i Mazzarella-Del Prete), ma anche allo stadio, lì in curva A, dove c'è qualcuno che ha interesse a gestire il monopolio della vendita al minuto di hashish e cocaina.

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