Stese, Napoli in ostaggio: due clan seminano la paura

Martedì 23 Luglio 2019 di Leandro Del Gaudio

Sparano nelle case, perché vogliono le case. Vogliono cacciare i nemici o semplicemente i più deboli, in quella drammatica guerra di posizione tutta interna al rione Sanità che vede recitare un ruolo attivo (a seconda dei momenti) almeno sette nuclei familiari. 
 
Martedì notte, mancano poche ore all’alba, ancora colpi di pistola, ancora scorrerie armate: stese di camorra, per usare un’espressione che va per la maggiore, consumate in due punti strategici nella polveriera del rione Sanità. Una ventina di colpi di pistola sono stati esplosi tra via Villari e vico Lammatari, quindi non lontano dalla piazza principale del rione Sanità, dove - vale sempre la pena ricordarlo - il sei settembre del 2015 venne ammazzato per errore il 17enne Gennaro Cesarano.

Venti colpi, un volume di fuoco esploso anche ad altezza d’uomo, come dimostrano le immagini di proiettili esplosi a distanza ravvicinata e che hanno perforato le pareti di un’abitazione, non lontano da via Villari. Ipotesi principale, un attacco nella faida che si sta consumando - sempre a colpi di intimidazioni e di azioni muscolari - tra la famiglia Mauro e i Savarese, due contesti familiari a loro volta collegati ad altre ramificazioni criminali all’ombra della chiesa di San Vincenzo alla Sanità.

Ma c’è anche una seconda pista investigativa che potrebbe essere complementare alla prima: la scorsa notte, potrebbero aver agito soggetti provenienti da altri quartieri del centro storico, vale a dire da Forcella, dalla zona dei Tribunali, quindi da elementi cresciuti all’ombra delle cosiddette paranze dei bambini. Incursioni di gente esterna al rione Sanità che viene a siglare alleanze sparando contro le case di famiglie rivali? Possibilità investigative che ora attendono riscontri, anche alla luce di quanto registrato di recente nello stesso quartiere. Gli assalti armati di ieri notte sono una risposta a quanto avvenuto venerdì mattina, all’alba dello scorso fine settimana, con un due episodi da far west che si sono consumati a distanza di pochi minuti, sempre e comunque a ridosso della piazza principale della Sanità.

In campo la Dda di Napoli, l’inchiesta fa i conti con dati oggettivi. Perché sparare all’interno delle abitazioni? Perché non limitarsi a fare fuoco in aria, come accade quando si vuole consumare un gesto simbolico? Domande che spingono a pensare alla gestione di case popolari, anche alla luce di quanto avvenuto all’indomani del duplice omicidio di via Fontanelle (era il 23 aprile del 2016), quando vennero ammazzati all’interno di un circolo ricreativo Giuseppe Vastarella (42 anni) e Salvatore Vigna (41). Pochi giorni dopo cominciò l’epurazione, una sorta di repulisti all’insegna di un minaccioso passa parola: via da queste case, con interi nuclei familiari sradicati dalle proprie abitazioni. Succede nel quartiere del boom turistico, del volontariato, della palestra di boxe benedetta dalle massime istituzioni del Paese, della grande madre parrocchia che accoglie chiunque abbia bisogno di un progetto di vita.

Basta scorrere le pagine dedicate alla Sanità nell’ultima relazione semestrale della Dia, sotto il coordinamento del capocentro Lucio Vasaturo, che cristallizza lo scenario degli ultimi mesi attorno alle mosse di sei o sette nuclei familiari. Particolare «effervescenza criminale» - scrive la Dia - all’indomani della disarticolazione del clan Vastarella (zona Fontanelle), in uno scenario segnato dalla presenza dei Sequino (via Santa Maria Anesaecula), a loro volta in buoni rapporti con i Mazzarella, mentre nell’area sono presenti anche i Mauro (zona Miracoli), i Savarese (zona porta San Gennaro), in buoni rapporti con i Sequino; colpiti da arresti e processi i Genidoni-Spina-Esposito, a loro volta in guerra contro i Vastarella. 

Non si tratta di eserciti, ma di cellule criminali particolarmente pericolose (composte da una dozzina di affiliati ciascuna), grazie a rapporti con i cartelli criminali egemoni a Napoli, vale a dire i Mazzarella da un lato e i Contini dall’altro (questi ultimi ritenuti legati ai clan storici dell’alleanza di Secondigliano, ma anche ai Rinaldi di San Giovanni a Teduccio). Cellule che hanno interesse a consolidare il proprio potere su droga, racket e mercato del falso, a partire da colpi di mano stile terroristico. Una strategia che spinge oggi a sparare ad altezza d’uomo e a cacciare i nemici porta a porta, casa per casa. 
 

Ultimo aggiornamento: 24 Luglio, 12:02 © RIPRODUZIONE RISERVATA