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Napoli, lo stupro di Capodanno al Vomero: parla la vittima, ma la difesa ha quattro testimoni

Lunedì 28 Marzo 2022 di Leandro Del Gaudio
Napoli, lo stupro di Capodanno al Vomero: parla la vittima, ma la difesa ha quattro testimoni

È stata rintracciata e convocata a Napoli. Dovrà sottoporsi alle domande di accusa e difesa, nel corso di un incidente probatorio chiesto e ottenuto dalla Procura di Napoli. Una svolta che, nell’ottica di chi sta indagando, ha un solo obiettivo: congelare una eventuale prova da portare in un probabile processo, anche e soprattutto a tutela della parte offesa.

Entra così nel vivo l’inchiesta condotta su quanto avvenuto lo scorso Capodanno al Vomero, secondo quanto denunciato da una turista giunta a Napoli per un viaggio di piacere e ospite di alcuni conoscenti nella zona collinare. Stando al racconto messo agli atti, la donna avrebbe accettato di trascorrere qualche ora in compagnia di un amico, dopo la mezzanotte, limitandosi a sorseggiare un paio di drink, fino a ritrovarsi in una stanza da letto dove - secondo la denuncia di parte - avrebbe subìto ripetuti episodi di violenza sessuale. Una ricostruzione che ora attende la verifica in aula, secondo quanto emerge dalla strategia della Procura: a porte chiuse, al cospetto di un giudice, di fronte a pm e parti, la donna dovrà ripercorrere quanto dichiarato nel corso della sua denuncia, in modo da congelare una eventuale prova da porre al centro di un possibile dibattimento. Ma si tratta di una vicenda complessa, secondo quanto emerso in questi mesi, anche alla luce della posizione assunta dalla difesa dell’unico indagato. 

Assistito dai penalisti Francesco Paone e Giorgio Pace, un giovane uomo nega di aver abusato della propria conoscente. Anzi. Ha parlato fin dal primo momento di rapporto sessuale consenziente, che sarebbe stato vissuto tra due persone adulte e coscienti delle proprie azioni (al netto dei drink consumati in un locale dopo la mezzanotte e del clima di festa dopo la mezzanotte). Una ricostruzione, quest’ultima, su cui conviene soffermarsi, anche alla luce di quanto sta emergendo dalle pieghe di una indagine difensive. Sono stati indicati quattro nomi (con tanto di numero di telefono) di persone che hanno incrociato la coppia di conoscenti prima che venisse consumata la presunta violenza sessuale. Si tratta degli avventori di un bar a ridosso di via Falcone, che ricordano di aver incrociato i due protagonisti di questa vicenda e che fanno riferimento a momenti di effusione tra i due. Testimonianze che ora attendono la versione della parte offesa, in uno scenario in cui vale la pena ribadire un concetto: la legge riconosce - senza mezze misure - come violenza sessuale, qualsiasi approccio non consentito da parte di una persona. Una vicenda decisamente controversa, che fa leva su tre aspetti di fondo: le indagini della Procura; la versione di lei e la ricostruzione difensiva del presunto aggressore. Inchiesta condotta dal pool reati contro le fasce deboli, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Raffaello Falcone, a partire da quanto sostenuto dalla turista in visita a Napoli. Ricordate quanto venne raccontato ai primi dello scorso gennaio? Accompagnata dalla madre e dagli uomini del commissariato Arenella, la donna sostenne di aver subìto abusi sessuali. Era la mattina del primo gennaio, al termine di una nottata vissuta in condizioni di semincoscienza. 

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Per giorni, gli inquirenti hanno cercato tracce di droga (la cosiddetta droga dello stupro, insapore, si scioglie nei cocktail, capace di annebbiare senso critico e memoria), sia all’interno del locale, sia nell’abitazione di lui, dove la donna ha trascorso la prima notte dell’anno. Nessun riscontro, ipotesi infondate, alla luce delle perquisizioni messe a segno dalla polizia, sotto il coordinamento della stessa Procura di Napoli. Ora la parola passa direttamente alla parte offesa, che dovrà affidare a una aula di giustizia quanto ricordato in una primissima fase investigativa, al momento di sporgere la denuncia. Una sorta di prequel del processo, qualora la Procura decidesse si esercitare l’azione penale e di chiedere il giudizio a carico dell’indagato. Una possibilità che darebbe la stura alle probabili contromosse difensive, a partire dall’analisi delle testimonianze portate in aula per calare nel contesto giusto quanto avvenuto lo scorso capodanno nei pressi di via Falcone. 
 

Ultimo aggiornamento: 29 Marzo, 19:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA