Sud, infanzia violata: «Campania capitale dei maltrattamenti»

Mercoledì 15 Maggio 2019 di Daniela De Crescenzo
Più poveri, con meno servizi e per questo più maltrattati: è l'amaro destino di tanti, troppi, bambini campani. Lo dimostra la seconda edizione dell'Indice regionale sul maltrattamento infantile nel nostro Paese elaborato dal Cesvi, una delle organizzazioni umanitarie più presenti sul territorio che, partendo dai dati dell'Istat, ha selezionato 64 indicatori rispetto a sei capacità: cura di sé e degli altri, vivere una vita sana, vivere una vita sicura, acquisire conoscenza e sapere, lavorare, accedere alle risorse e ai servizi. Il rapporto è stato presentato alla Camera dei Deputati con l'ad Cesvi Daniele Barbone e l'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza, Filomena Albano.

Considerando tutti questi elementi la Campania (e con lei l'intero Meridione) pur facendo registrare un piccolo miglioramento sia sui fattori di rischio che sui servizi, non è riuscita a schiodarsi dall'ultimo posto in classifica, restando al di sotto della media nazionale per tutte le voci, mentre la Regione dove si registrano le migliori performance si conferma l'Emilia Romagna.

Complessivamente sono i bambini del Sud che corrono maggiori rischi di essere maltrattati. La ricerca non considera il rischio camorra: ma se ricordiamo che sono trentasette le vittime innocenti della criminalità, dobbiamo riconoscere che nascere al Sud è un handicap pesante.
I nostri bambini, dunque, non solo partono da condizioni peggiori e dunque vivono peggio, ma più difficilmente riescono a ricevere un aiuto.

 
I FATTORI DI RISCHIO
Il primo dei sessantaquattro indicatori di rischio utilizzati dall'organizzazione umanitaria è la povertà: sono 1 milione e 208 mila i minori che vivono in una situazione di povertà assoluta in Italia, che già nel suo complesso è al sesto posto tra i Paesi con le peggiori performance in Europa, con il 32,8 per cento di bambini/e a rischio di miseria o esclusione sociale. I dati Istat raccontano che tra il 2016 e il 2017 la povertà in Campania è aumentata di ben cinque punti in percentuale, passando dal 19,5 per cento al 24,4 del 2017. In pratica un campano su 4 è povero. Secondo i ricercatori, in particolare Napoli, e a seguire Catania e Palermo, sono le città che presentano una maggiore vulnerabilità a livello sociale e materiale.
Un altro segnale allarmante è la carenza educativa evidenziata dalle scarse competenze e dall'abbandono scolastico. Negli ultimi cinque anni, in Campania, sono stati 22.643 ragazzi che non sono mai arrivati alla maturità. Nella regione nel 2017 il 19 per cento degli iscritti ha abbandonato prima del tempo. Ciononostante l'indicatore che ci fa registrare la migliore posizione, la diciassettesima, è proprio quello sulla capacità di conoscenza e sapere: non è tra i peggiori in Italia il livello di istruzione delle donne e il numero di adulti inoccupati che partecipano ad attività di istruzione e formazione.
Secondo il Cesvi anche la giovane età dei genitori sono segnali d'allarme: maltrattano di più le mamme e i papà con un il basso grado di istruzione e quelli con una pregressa situazione familiare violenta: i maltrattamenti in famiglia sono un fattore che si tramanda. E anche su questi terreni la Campania primeggia.
Nella classifica rispetto all'anno precedente la Campania tocca il fondo per capacità di cure; sale al sedicesimo posto per capacità di vivere una vita sana; riscende in penultima posizione, al diciannovesimo posto, per capacità di vivere una vita sicura; va al diciottesimo posto per capacità di acquisire conoscenza e sapere, ma anche per capacità di lavorare; infine si riconferma penultima per capacità di accedere alle risorse e ai servizi, seguita dalla Sicilia.
LE FALLE NEI SERVIZI
Una situazione difficile che avrebbe bisogno della massima attenzione per far sperare in un miglioramento. E invece, la nostra Regione, pur avendo tutti i segnali di allerta accesi, ha una delle reti di servizi peggiore d'Italia e si classifica, infatti, al penultimo posto nella classifica nazionale. Basti pensare agli asili nido: come dimostra una recente ricerca dell'ufficio valutazione impatto del Senato in Italia meno di un quarto dei piccoli tra 0 e 2 anni trova posto nei servizi per la prima infanzia. Ma se in Valle d'Aosta vanno al nido 4 bimbi su 10, in Campania ce la fanno solo 6 su 100.
E anche in campo sanitario le performance restano scarse come dimostrano i dati sui Livelli essenziali di assistenza (Lea) pubblicati dal ministero della salute: secondo l'ultimo monitoraggio nel 2017 la Campania con 153 punti si classifica al quintultimo posto e non raggiunge i 160 punti necessari per certificare il livello minimo accettabile. E tra i fattori considerati c'è anche il numero dei bambini vaccinati.
Carenze, mancanze, difficoltà che contribuiscono a fare dei più piccoli le vittime predestinate di una violenza che, scrivono i ricercatori del Cesvi, è spesso soprattutto domestica.
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