Campania, tangenti alla Sma: «L’appalto è nostro, una polpetta d’oro da 6 milioni di euro»

Sabato 12 Giugno 2021 di Leandro Del Gaudio
Campania, tangenti alla Sma: «L’appalto è nostro, una polpetta d’oro da 6 milioni di euro»

Appare soddisfatto l’imprenditore, quando capisce che per lui i giochi sono fatti, l’appalto ce l’ha in tasca: «Come stiamo adesso stiamo una bomba... con la gara che vinciamo ci prendiamo i 300mila euro al mese per due anni sono sei milioni di euro... più la proroga... la polpetta che abbiamo noi è una polpetta d’oro, d’oro, d’oro, l’abbiamo creata bella... anzi le stiamo mettendo tutti i brillanti intorno». 

Anno 2018, si esprimeva così Salvatore Abbate, imprenditore finito al centro delle indagini sulla Sma Campania. Nessuna concorrenza, soffiate dai dirigenti a libro paga (oltre ai soldi, anche biglietti di teatro, lusso). Indagine formalmente conclusa, verso il processo una cinquantina di soggetti (30 persone, 20 società), nuove accuse agli atti. Spuntano finanche reati tributari a presunti camorristi dei clan Mazzarella e Formicola, che avrebbero ripulito i proventi illeciti delle proprie attività (in particolare la gestione illegale dei carburanti, emersa in un altro filone investigativo), all’ombra di società in rapporti con la Sma.

C’è anche questo nelle indagini legate alla società nata per bonificare ex aree industriali: un intero spaccato politico-amministrativo sotto inchiesta, appalti veicolati alle ditte dell’imprenditore Salvatore Abbate (quello che custodiva cinque milioni di euro in cantina), un ex dirigente Sma che ha ammesso di aver incassato tangenti da 30mila euro. Inchiesta condotta dai pm Ivana Fulco e Henry John Woodcock, sotto il coordinamento del procuratore Giovanni Melillo, c’è la svolta. Informative di pg recenti (al lavoro la Finanza del colonnello Agostino Tortora e la mobile del primo dirigente Alfredo Fabbrocini), nuove intercettazioni depositate e confessioni choc. Ma procediamo con ordine: verso il processo, tra gli altri, Agostino Chiatto, Luciano Passariello, Lucio Varriale, con l’accusa di corruzione (aggravata dall’aver favorito imprenditori in odore di camorra): avrebbero accettato la promessa di denaro, in cambio di indicazioni rese agli imprenditori Giovanni Caruson, Abramo Maione, Vincenzo Riccio, Antonio Cristofaro, Andrea Basile, sui tempi e i modi in cui presentare le offerte per partecipare alle gare, nell’ambito della grande opera di bonifica di ex siti industriali (Napoli est, Marcianise). Siamo tra gennaio e febbraio del 2018 - scrivono oggi gli inquirenti, a proposito di Varriale e Chiatto - quando sarebbero state definite tangenti da 30mila e 20mila euro, con una mazzetta da 5mila euro per Andrea Basile, indicato come referente dei clan Caiazzo-Cimmino del Vomero.

Verifiche anche a proposito dei rapporti tra gli ex dirigenti della società in house della Regione e il recordaman delle gare Salvatore Abbate. Ed è così che sotto i riflettori finiscono soggetti del calibro di Lorenzo Di Domenico e Luigi Riccardi (rispettivamente ex direttore generale della Sma Campania e di ex direttore dell’impianto di depurazione di Napoli est e di Marcianise), a proposito di una gara che avrebbe favorito la Furino Ecologia, ritenuta riconducibile proprio a Salvatore Abbate. Un fiume di denaro, quello fatturato sempre dalle stesse ditte verso la Sma, con incartamenti che oggi gli inquirenti definiscono “gonfiati”, posticci, in grado di mettere in modo bonifici da milioni di euro. 

Denaro ma anche regali. Restiamo alla posizione di Luigi Riccardi, che dal 2016 diventa responsabile per conto della Sma direttore dell’impianto di depurazione di Napoli est e coordinatore degli impianti di depurazione per tutta la Sma Campania: «In concorso con Giacomo Perna, responsabile della manutenzione della Sma, Salvatore Abbate, Rolando Abbate e Vincenzo Riccardi, dietro pagamenti e compensi in denaro mensili, pari ad almeno 9mila euro al mese per il Luigi Riccardi e 1500 euro per il Perna, ed altre regalìe (viaggi, appartamenti, ville, biglietti di teatro) che venivano consegnati sia da Salvatore e Rolando Abbate, che da Vincenzo Riccardi». Difesi dai penalisti Giovanni Abet, Raffaele Chiummariello, Fabio Fulgeri, Andrea Imparato, Vincenzo Maiello, Gennaro Malinconico, Francesco Maione, Giorgio Pace, Leopoldo Perone, Gianpiero Pirolo, Roberto Saccomanno, Giuseppe Ricculli, tutti gli indagati potranno ora replicare alle accuse per dimostrare la correttezza della propria condotta: per scrollarsi di dosso l’idea di aver lucrato - a colpi di tangenti e soffiate - sull’emergenza ambientale in Campania. 

Ultimo aggiornamento: 13 Giugno, 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA