Tav, operai senza stipendi:
stop ai lavori della Napoli-Bari

Mercoledì 8 Dicembre 2021 di Marco Di Caterino
Tav, operai senza stipendi: stop ai lavori della Napoli-Bari

Senza lavoro e senza nemmeno gli stipendi arretrati da mesi. Ieri mattina ad Afragola è scattato il blocco del cantiere dell'Alta Velocità NapoliBari. A protestare in modo davvero civile, i 52 operai specializzati, licenziati la scorsa estate dopo che la «L'AbsIng srl», il principale player in subappalto della commessa di RFI, azienda edile di proprietà dell'imprenditore di Reggio Calabria Antonino Serranò, per difficoltà di liquidità di capitale ha chiuso i battenti e il cantiere della Tav Napoli-Bari, dove erano in corso i lavori nel tratto Cancello-Frasso Telesino.

La protesta, di fatto, ha fermato tutti i lavori in corso anche negli altri cantieri delle aziende di costruzioni che fanno capo al consorzio NACAV srl, una società consortile che fa capo alla Webuild (già Salini-Impregilo) e Astaldi, l'azienda che ha realizzato la stazione Tav di Afragola.

«È una vicenda dolorosa. Assurda, considerato che il settore edile fa da traino alla ripresa, e che per questo gli operai specializzati sono diventati merce rara al Nord, mentre qui al Sud si continua a licenziarli», dice Giuseppe Mele della Fillea Cgil, che con i rappresentati della Fillea Cisl Antonio D'Agostino e Massimo Capuozzo, hanno presidiato dalle prime ore dell'alba di ieri il cantiere, chiedendo un immediato incontro con i vertici del consorzi Navac. «La questione che interessa questi operai è molto semplice - gli fa eco Antonio D'Agostino - Lo scorso luglio, l'AbsIng, che già nei mesi precedenti aveva comunicato che aveva delle sofferenze di cassa tali da non poter pagare regolarmente gli stipendi, abbandona il cantiere e mette sul lastrico una settantina di operai. Ebbene sottolinea il rappresentante sindacale, dopo un incontro tra tutte le sigle sindacali e i vertici del consorzio Nacav, ottenemmo sia il pagamento degli arretrati che l'impegno sottoscritto della ricollocazione, entro la fine di quest'anno, di 55 operai, presso le altre aziende impegnate nella realizzazione della Tav NapoliBari, in parte nella ditta che dovrà subentrare alla AbsIng, che da voci che si rincorrono sembra abbia preso un appalto pubblico nella zona di Siderno». E il patto, che è costato l'uscita dal lavoro per altri venticinque operai esclusi anche dalla ricollocazione, è stato rispettato fino allo scorso settembre. «Sono stati tre mesi durissimi dice con tono calmo Giuseppe Cirillo, 62 anni, manovratore delle macchine del movimento terra perché con la fine del lockdown c'è stato un aumento spaventoso di tutto. Noi siamo padri di famiglia e abbiamo obblighi morali. Noi non siamo numeri, siamo persone, siamo famiglie e non ci possono e non ci devono trattare così».

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Gli operai aspettano gli stipendi, gli assegni familiari e pare della buonuscita, quasi diecimila euro per ognuno di loro. Ma la speranza di tutti e nella ricollocazione, che darebbe a ciascuno di loro almeno tre anni di lavoro continuato. Intanto, nel corso della giornata, la pressione dei sindacati ha portato a una svolta. Dopo un incontro nel tardo pomeriggio con i vertici di Nacav, è arrivato il lieto fine. Il consorzio, entro pochi giorni pagherà tutti gli arretrati. E cosi va bene. Ma è andata anche meglio. Entro il 17 prossimo, il consorzio incontrerà le sigle sindacali, per avviare il ricollocamento.

Ultimo aggiornamento: 19:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA