Teresa e Trifone: i fidanzati uccisi
per pagare un «pegno d'amore»

di Cristina Antonutti

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PORDENONE - Nessuno dichiara di aver visto il killer sparare o avvicinarsi alla Suzuki Alto di Trifone Ragone e Teresa Costanza. A portare gli inquirenti a Giosuè Ruotolo, indagato di duplice omicidio, sono state una serie di bugie. Bugie scoperte grazie alle telecamere, ai tabulati telefonici e alla super perizia informatica disposta dalla Procura. 

Nei computer e nei telefonini (che siano smartphone o iPhone) c’è la chiave del giallo. Spostamenti, conversazioni, messaggi, tutte attività che Ruotolo e la Patrone avrebbero fatto poco prima del delitto e subito dopo l’iscrizione del militare nel registro degli indagati.

Grazie al lavoro del reparto telematico del Ros, non ci sono più segreti per la Procura. Gli hard disc dei supporti informatici e dei cellulari hanno riportato a galla tutto ciò che era stato cancellato. Profilo facebook anonimo compreso. Sono riapparse conversazioni sospette, anche quelle inviate a Teresa Costanza di nascosto, frasi che lascerebbero trapelare una gelosia morbosa da parte di Rosaria Patrone e che hanno portato la Procura a sondare l’ipotesi dell’istigazione all’omicidio. Il sospetto degli inquirenti è che la studentessa abbia esasperato Ruotolo al punto tale da portarlo a uccidere, magari sfidandolo a compiere un gesto eclatante, senza rendersi conto di quelle che sarebbero state le conseguenze. Il motivo? Banale. Tanto che qualcuno si spinge a parlare di un «pegno d’amore».
Sabato 2 Gennaio 2016, 14:46 - Ultimo aggiornamento: 3 Gennaio, 10:09
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