Terra dei fuochi, Giugliano tra miasmi e roghi tossici: «Puzza da incubo, vomitano anche i cani»

Lunedì 27 Settembre 2021 di Gigi Di Fiore
Terra dei fuochi, Giugliano tra miasmi e roghi tossici: «Puzza da incubo, vomitano anche i cani»

Inviato a Giugliano


L’incubo arriva quando fa scuro. Almeno da una settimana, il fetore insopportabile si avverte di notte. Dalla Traversa Ponte Riccio a via San Francesco a Patria, il nemico invisibile si insinua sotto gli interstizi delle finestre, tra le ante delle porte chiuse. «Non si respira, la mia terra ridotta così è un vero strazio da 30 anni» si lamenta Emanuela Maisto. Insegnante, con accanto il suo cane di razza maltese, nella sua casa con giardino simile a decine di altre abitazioni della zona si gode l’aria prima che faccia sera. È umido, il cielo è una cappa, ma dipende solo dal clima. All’olfatto, non si sente ancora nulla.

«È una settimana, che l’appuntamento con il puzzo insopportabile compare di notte - racconta Emanuela - Dall’una e trenta alle due, dormendo, si comincia a sentire l’aria mefitica che toglie il respiro». Ponte Riccio si chiama questa zona, che parte dalla chiesa San Matteo, è a ridosso della stazione di Giugliano e non distante dal temuto e odiato Stir. Una volta qui si coltivava la premiata mela annurca. Da anni, è l’area di Taverna del re dove sono ammassate le famigerate ecoballe, dello Stir, del biodigestore. Dice Emanuela: «Sono giuglianese, amo la mia terra, vederla ridotta a contenitore di spazzatura mi fa soffrire. Da anni, lotto contro tutto questo, vivo qui e non voglio andarmene. Ora c’è anche questa nuova emergenza».
Persino il cane di Emanuela ha vomitato per il fetore che prende lo stomaco, lei è alle prese con una congiuntivite che da giorni la tormenta. Ha dovuto anche mettersi in malattia per due giorni, assentandosi dal lavoro. Troppo bruciore agli occhi. Ora i miasmi sono notturni, un mese fa anche in altre ore.

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Emanuela non è la sola, vivere in casa è difficile. Nessuno riesce a capire da dove arrivi quella puzza. C’è una nuova centralina per misurare la qualità dell’aria tra Giugliano e Qualiano, ma bisogna aspettare risultati attendibili. Don Antonio Cimmino, parroco a Caivano, vive con le sorelle, i cognati e i nipoti. C’è anche un fratello, costretto su una sedia a rotelle. La loro è una delle villette a schiera a Ponte Riccio, costruita dal padre. Ma, dice don Antonio, «sono settimane che dobbiamo barricarci dentro, per fortuna con l’aria condizionata, ma abbiamo l’impressione che la puzza passi anche da lì». Da queste parti, i comitati e le lotte per l’ambiente, contro nuove discariche, contro un secondo Stir, contro l’annunciato arrivo della spazzatura anche da Roma hanno storia trentennale. Due giorni fa, c’era anche don Antonio con altri parroci nel corteo organizzato dai comitati di Ponte Riccio e il comitato Kosmos di Pasquale Pennacchio e Raffaele Pacilio. «È stato bello vedere tante gente insieme a chiedere di poter respirare aria pulita, senza più stare male» dice don Antonio. I nipoti hanno dai 7 ai 14 anni e anche per loro non è facile convivere con l’aria puzzolente. 

«Dipendiamo dal vento, dalle folate che vengono dal mare o dall’interno per capire dove gira quest’aria malefica» dice don Antonio. E aggiunge Emanuela: «C’era tante gente alla manifestazione perché la puzza si sta estendendo non più solo a Ponte Riccio, ma arriva anche in piena Giugliano e Qualiano. Da tempo andiamo dicendo che questo non è un problema solo nostro, della gente che abita qui. È il problema di un intero territorio, scelto per scaricarvi i rifiuti di un’intera provincia e non solo».

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Qualche giovane ha la t-shirt con la scritta «Nun putim risciatà» che ha campeggiato alla manifestazione di due giorni fa. Per strade secondarie, si va dinanzi allo Stir e all’Asi, dove i militari fanno barriera. Nel gruppetto, c’è anche Stefano Franciosi, presidente del comitato Lago Patria. Dice: «Viviamo tutti la stessa situazione, con il vento di terra la puzza arriva da Ponte Riccio a Varcaturo fino alle nostre case. Forse abbiamo individuato l’origine della puzza. È il biodigestore, impianto dove si trattano anche fanghi di depurazione. Chiediamo controlli rigorosi e maggiori sui rifiuti che vengono immessi in questi impianti. È in gioco la nostra salute». E si è fatto scuro. L’incubo in arrivo.
 

Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 07:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA