Terrore a Napoli Est: associazioni, parroci e attivisti rispondono alla violenza

Terrore a Napoli Est: associazioni, parroci e attivisti rispondono alla violenza
di Alessandro Bottone
Venerdì 19 Marzo 2021, 18:26
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I fatti di criminalità che hanno riguardato Ponticelli, quartiere nella zona orientale di Napoli, non lasciano indifferenti tante persone che operano quotidianamente sul territorio. Volontari, parroci, educatori, attivisti e cittadini rispondono ai gravi episodi di criminalità avvenuti in zona 'San Rocco' e in via Esopo, alle spalle del rione Incis, e alla violenza che il quartiere subisce da tempo generando paura e sconcerto tra i residenti.

Una guerra tra persone sempre più giovani e sempre più violente. É la lettura di Anna Ferrara di SOS Impresa Napoli. L'attivista antiracket, sottolineando la gravità di quanto sta accadendo, richiede una maggiore presenza di forze dell'ordine sul territorio riconoscendo l'esemplare lavoro degli inquirenti. Fa appello ai cittadini: «Siate sentinelle come migliaia di telecamere sul quartiere» affinché i criminali sentano il fiato sul collo delle persone oneste.

«Al di là della recrudescenza criminale che ha bisogno di analisi per capire il fenomeno il nostro grido è: “disarmiamo la città”» dice Pasquale Leone di TerradiConfine e Presidio Libera Ponticelli. «Ogni persona morta è una sconfitta per tutti» spiega il giovane raccontando le iniziative in vista del 21 marzo con la lettura dei nomi delle vittime innocenti delle mafie attraverso diversi punti simbolici sul quartiere di Napoli Est. Nella lunga lista ci sono anche i nomi delle vittime di Ponticelli, come quelli della strage dell'11 novembre 1989: Gaetano De Cicco, Salvatore Benaglia, Domenico Guarracino e Gaetano Di Nocera. C'è anche Ciro Colonna, ucciso nel 2016 nel "lotto O". Una lunga scia di sangue e terrore che ha profondamente segnato la storia del quartiere.

«Mentre nelle strade si torna a sparare, ad uccidere o ad intimidire con le bombe, noi sentiamo di avere poche armi culturali per contrastare questo degrado» è il grido di Roberto D'Avascio, presidente Arci Movie che aggiunge: «Con il cinema Pierrot chiuso da oltre un anno, con il cratere ancora presente all'Ospedale del Mare, con un'arteria cittadina come via De Meis chiusa perché sta sprofondando, facciamo fatica a capire come reagire. Si tratta di un momento di grande sfiducia a cui però non possiamo arrenderci» evidenzia D'Avascio.

«Le cattive notizie di questi giorni ci hanno turbato fortemente. Sono episodi che giungono con una violenza sempre maggiore che ci lascia senza parole, specie in un tempo così particolare. Dobbiamo interrogarci meglio, anche noi Chiesa, su che cosa possiamo fare: la situazione è una conseguenza a una condizione di degrado, criminalità, di invivibilità» dichiara Don Federico Saporito, decano dei parroci della zona orientale di Napoli e dei comuni limitrofi. «La presenza delle forze dell’ordine è fondamentale: lo Stato deve spendere molte risorse in più per offrire presidi adeguati al forte impatto criminale» sottolinea il sacerdote.

«Grande sconcerto per quanto accaduto negli ultimi giorni nel nostro quartiere». Sono le parole di Salvatore Palantra del comitato civico 'Porchiano bene comune' che evidenzia: «Non siamo stupiti da quanto accaduto. I tre atti criminali sono terribili anche perché successi in piena zona rossa e in orari da coprifuoco. Questo a dimostrazione che non vi è contezza della gravità del problema» spiega Palantra che precisa: «Il nostro non è un atto di accusa né verso le istituzioni né tantomeno verso le forze dell’ordine: quanto successo è anche frutto di una mancata identità che non è mai stata data al quartiere di Ponticelli». Si dice allibita Gelsomina Esposito della FAI antiracket Ponticelli che parla di una vera e propria guerra tra criminali sul territorio. L'attivista annuncia delle iniziative dopo un doveroso confronto con altre realtà della rete FAI.

«Le problematiche del nostro quartiere sono tante a partire dalla sicurezza: ci sono poi il degrado ambientale, la viabilità e tante altre incongruenze pubbliche e sociali che mettono in ginocchio la vivibilità» spiega Emilia Neri del comitato civico di via Lettieri. «Penso che tutti i comitati e le associazioni territoriali sentano il peso dell’impossibilità di poter fare di più: in primis perché siamo una minoranza e poi perché lasciati troppo soli» spiega la cittadina.

«La camorra è un problema atavico e molto complesso. Occorrono interventi nel medio periodo e nel brevissimo periodo. Richiediamo l'intervento del Prefetto e del Questore: occorre aprire almeno un tavolo in prefettura che attenzioni Ponticelli» lo chiede Antonio Martinelli dell'associazione 'Renato Caccioppoli'. «Riteniamo che la Ministra degli Interni debba essere informata: c'è un problema di incolumità della gente. Non possiamo essere lasciati soli. Tutto è in lockdown, tranne la camorra» grida Martinelli.

«É innegabile che quando la camorra torna a colpire in maniera così violenta, restiamo tutti scossi e le notizie corrono tra di noi come per metterci in allarme e darci forza nelle azioni che quotidianamente si fanno» spiega Deborah Divertito della cooperativa sociale Sepofà che spiega «Si stanno costruendo legami solidi e proficui non solo tra le realtà associative ma anche con le scuole, le famiglie, le parrocchie, pungolando sempre le istituzioni affinché non si distraggano mai e ci restino accanto concretamente. L'unione, la presenza costante e la concretezza sono tre punti fondamentali per tutti noi».

«La faida in corso a Ponticelli dura da mesi ma purtroppo l'attenzione mediatica si catalizza solo quando morti e feriti si susseguono in pochi giorni. Si sprecano gli appelli al Ministero dell'Interno e alle forze di polizia. La mia opinione è che non saranno sufficienti migliaia di poliziotti e soldati a restituire dignità, pace e benessere ai nostri quartieri. Ciò che alimenta la criminalità organizzata è la disoccupazione, la precarietà, la mancanza di alternative e spazi di cultura» spiega Lorenzo Sorianiello, esponente del comitato Villa Tropeano. «Solo un investimento serio e prolungato sul nostro territorio possa arginare i fenomeni criminosi: abbiamo bisogno di lavoro ben pagato, di ambienti sani, di spazi e luoghi di aggregazione e cultura: quello che da decenni ci viene negato».

Di esiguo numero delle forze dell'ordine ha parlato Salvatore Boggia - presidente della VI Municipalità del Comune di Napoli (Barra, Ponticelli, San Giovanni a Teduccio) - in una lettera al Prefetto di Napoli con la quale ha chiesto «un segnale positivo di contrasto all'escalation di fatti criminosi» e, in concreto, un maggior impegno di uomini e mezzi sui quartieri di Napoli Est.

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