Il giudice del Riesame: «Addolorato per Enza ma rispettata la legge»

Giovedì 17 Settembre 2015 di Leandro Del Gaudio
La vittima Vincenza Avino

Si dice «addolorato» per la morte di Vincenza, per l’epilogo di una vicenda finita al centro di un provvedimento adottato lo scorso luglio.

Si dice sinceramente colpito per la morte di una donna, per mano di un indagato che si era rivolto al suo ufficio e che aveva goduto di un provvedimento favorevole. Seduto dinanzi al computer, lì nella torre del Centro direzionale, Mario Morra è il giudice estensore del provvedimento con cui sono stati revocati gli arresti domiciliari in favore di Nunzio Annunziata, il responsabile dell’omicidio di Vincenza Avino, pochi giorni fa a Terzigno. Dolore e solidarietà umana da parte del magistrato, che - per logici motivi - non entra nel merito delle decisioni prese in camera di consiglio assieme ad altri due colleghi, limitandosi a chiarire che anche in questo caso è stata «rispettata la legge e l’indirizzo seguito per altri casi analoghi».

Una vicenda che può essere dunque raccontata solo sulla scorta delle motivazioni che stanno alla base del provvedimento adottato. Ma proviamo a seguire il ragionamento dei giudici del Riesame.

In tre pagine, c’è la sintesi di una storia che si è consumata in questi mesi tra due ex conviventi. Chiariscono i giudici della libertà: se il gip non ha assegnato i domiciliari con il braccialetto elettronico (un espediente che consente di controllare gli spostamenti dell’indagato e di verificare eventuali infrazioni), non c’è ragione di confermare gli arresti in casa, che sono facilmente eludibili in ogni momento della giornata, di fronte alla impossibilità delle forze dell’ordine di presidiare giorno e notte l’abitazione di Annunziata. E allora - è la logica del provvedimento - tanto vale un più blando (ma più mirato) decreto che impediva all’uomo di frequentare i luoghi vissuti dalla sua ex convivente.

Un provvedimento che arriva dopo una sorta di reazione a catena: la Procura di Nola, di fronte alla informativa dei carabinieri, non chiede gli arresti in cella dello stalker, ma si limita a chiedere i domiciliari; il gip del Tribunale di Nola accorda la richiesta del pm; e il Riesame va oltre, in mancanza di braccialetti elettronici.

Ma proviamo a seguire la prosa dei giudici del Riesame: «L’applicazione della misura anticustodiale dell’Annunziata, applicata tra l’altro senza l’adozione di presidi elettronici di monitoraggio, poggia evidentemente sul presupposto che l’indagato si atterrà al rispetto delle prescrizioni imposte con tale misura, non allontanandosi dalla propria abitazione e troncando in tal modo il proprio comportamento persecutorio nei confronti della vittima».

Insomma, c’è un’apertura di credito verso Annunziata, anche alla luce delle carte che finiscono in sede di Riesame: «Non potendo ritenersi che, dagli atti sin qui acquisiti, emerga una personalità così allarmante e incontrollabile dell’indagato da far ritenere del tutto inimmaginabile un suo comportamento collaborativo».

Parole che suonano come beffarde, alla luce di quanto avvenuto pochi giorni fa a Terzigno, quando l’ex autotrasportatore non ha avuto esitazione a uccidere una donna che da tempo aveva provato ad affidarsi alla giustizia di fronte alla violenza del suo stalker.

Parole dettate anche dall’esigenza di tutelare la «sfera familiare e lavorativa» di Annunziata, magari per consentirgli di rifarsi la vita, rimanendo sempre e comunque lontano da Vincenza Avino, alla luce di «un comportamento collaborativo», solo ipotizzato ma nei fatti inesistente.

Ultimo aggiornamento: 10:44 © RIPRODUZIONE RISERVATA