Napoli, Tim Cook riceve la laurea honoris causa: «La tecnologia si sposa con l’umanità. Abbiamo tutti un ruolo da interpretare»

Napoli, Tim Cook riceve la laurea honoris causa: «La tecnologia si sposa con l’umanità. Abbiamo tutti un ruolo da interpretare»
di Alessio Liberini
Giovedì 29 Settembre 2022, 12:52 - Ultimo agg. 30 Settembre, 09:34
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L’emozione, nell'aula magna storica della Federico II, è palpabile e contagiosa: è una giornata storica per la città. Quella che fa da cornice alla visita napoletana del ceo di Apple, Tim Cook. Al numero uno della società di Cupertino l’ateneo federiciano ha conferito stamane la laurea honoris causa in Innovation and international management.

Un incontro atteso dal lontano 2016. Anno in cui è stata fondata la Apple Developer Academy di Napoli che ha trovato la sua “silicon valley” nel polo universitario di San Giovanni a Teduccio. Ad accompagnare Cook nel viaggio lungo oltre 10mila chilometri, quelli che separano la California dalla città partenopea, anche tanti vertici dell'azienda statunitense. A partire dalla vicepresidente, Lisa Jackson, che più di una volta ha visitato l’Accademy napoletana. Dopo una prima tappa, in mattinata, al Rione Sanità - dove il ceo di Apple ha incontrato lo scultore Jago - Cook è arrivato così al Corso Umberto dove ha raggiunto la sede storica dell’Università laica più antica d’Europa. A presenziare all’evento anche il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, già rettore dell’Università Federico II proprio negli anni che hanno visto la nascita della partenship tra la Federico II e la società tecnologica più nota del globo.

La cerimonia si apre con un video emozionale in cui i tanti studenti stranieri dell’Università augurano il proprio “benvenuto a Napoli” al numero uno di Apple. Hanno preso parte alla celebrazione anche la Console statunitense di Napoli, il prefetto Claudio Palomba, il questore Alessandro Giuliano, i direttori di dipartimento della Federico II, tutti i vertici dell’ateneo e il presidente del Napoli calcio, Aurelio De Laurentiis. Ad introdurre la cerimonia è stato il rettore Matteo Lorito che ha spiegato meriti e motivazioni che hanno portato Cook a ricevere la laurea honoris causa.

«Cook – spiega il rettore - è un uomo che è considerato un genio da molti e che ha avuto notevole impatto sulla nostra società. E sulla visione economica di oggi giorno. La Federico II è pertanto onorata di configgergli questa laurea. I nostri ottocento anni di attività raccontano di un costante sviluppo nell’alta formazione per intere generazioni, sempre in evoluzione. Ma, cosa più importante, siamo la prima università libera stabilitasi nel mondo antico». «Le parole chiavi di questo riconoscimento – precisa Lorito -  sono: accessibilità, educazione, e diversità. L’inclusione e la diversità, come tema cardine sotto la compagnia di mister Cook, ha stimolato innovazioni e lotta alle discriminazioni. Elementi che ben si sposano con il culto del nostro padre fondatore Federico II».

A seguire le parole del rettore federiciano è stato l’intervento di Antonio Baldini, del dipartimento di medicina molecolare e biotecnologie dell’Unina. A cui è seguita a sua volta la laudatio academica tenuta da Lugi Cantone, professore di economia e gestione delle imprese dell'Ateneo.

Video

Prima del conferimento della Laurea, cerimonia accessibile solo su invito e trasmessa in diretta su Youtube (dove è stata seguita da centinaia di appassionati e curiosi), Cook ha tenuto così la sua lectio magistralis. Tra la grande attenzione dei presenti, sia dal vivo che online.

«Sono molto onorato di essere qui oggi – racconta il numero uno di Apple -  perché è un riconoscimento datomi da un Università dalla storia così grande che ha illuminato le nostre menti negli ultimi ottocento anni». «Abbiamo accolto più di due mila studenti – ricorda Cook - fornendogli loro le skils per costruire proprie app e i propri antidoti per la vita. Solo la scorsa settimana abbiamo accolto una nuova classe di studenti, di origini diverse, ma uniti nella salda fiducia della potenzialità della tecnologia: non vediamo l’ora di osservare i traguardi straordinari che sapranno raggiungere. Questo ci deve sempre far pensare a quanto possa ispirare la buona formazione». «In particolare – precisa il capo di Apple  - da sperimentare in Italia dove gli studenti, di tutti i corsi e scienze, possano rilevare un’umanità pronta e proiettata nel futuro. Crediamo in una tecnologia che si sposi con l’umanità e che possa dare un peso decisivo nel mondo. Ma sappiamo anche bene tutti quanti che la tecnologia non è del tutto positiva o negativa ma è semplicemente uno specchio che riflette le ambizioni e le intenzioni di chi la crea. Abbiamo quindi la convinzione di lasciare il mondo come lo abbiamo trovato».

«Noi tutti abbiamo un ruolo da interpretare – è l’invito che fa ai presenti il numero uno dell’azienda statunitense, facendo un passaggio anche sulla guerra in ucraina e il periodo storico non proprio dei migliori -  So che oggi il futuro può sembrare incerto ma non posso fare a meno di essere ottimista perché vedo potenzialità. Soprattutto qui a Napoli, in questa istituzione universitaria, ma soprattutto in voi. Quando le cose si fanno complicate bisogna farsi le giuste domande. Come possiamo rendere l’educazione più accessibile a chi ne ha più bisogno? Come possiamo rendere più forti i legami che ci sorreggono e lasciare un mondo migliore per le generazioni avvenire? Noi in Apple crediamo che la tecnologia possa rispondere a tutte queste domande. Creando in Italia, così come altrove, nuove occasioni di possibilità umane». Conclude Cook prima di ricevere, dalle mani del rettore, la sua laurea honoris causa in Innovation and international management.

Dopo la cerimonia lo stesso si recherà, nel primo pomeriggio, anche al campus universitario di San Giovanni. Per incontrare, in un primo momento, gli studenti dell’Accademy e successivamente risponderà alle domande dei giovanissimi sviluppatori, arrivate nei giorni precedenti sulla apposita casella mail dell’evento, davanti alla platea dell’aula magna del Campus, composta da oltre 400 studenti desiderosi di ascoltare il proprio “mito”.

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