Tiziana Cantone, l'ultimo giallo:
«Cellulare e iPad furono manomessi»

Lunedì 14 Settembre 2020 di Leandro Del Gaudio

Passa a Napoli nord, l'ultimo filone di indagine legato alla morte di Tiziana Cantone. Come in una sorta di gioco dell'oca giudiziario, le carte dell'ultima inchiesta lasciano Napoli (dove era stata presentata la denuncia a luglio scorso) e vanno ad Aversa, nel tentativo di mettere a fuoco un punto su tutti: capire se qualcuno abbia manomesso il cellulare e il computer di Tiziana Cantone; capire se l'eventuale formattazione dei due dispositivi informatici sia avvenuta in modo colposo (per negligenza, incapacità o imperizia da parte di chi li ha maneggiati) o in modo doloso (per coprire le spalle di qualcuno). Ripetiamo a scanso di equivoci: si tratta di ipotesi al momento al vaglio della Procura di Napoli nord, che attendono riscontri concreti con la firma di un magistrato. Un filone di indagine che viene affidato a una toga esperta, il pm Giovanni Corona, a cui spetta il compito di rispondere alla denuncia presentata da Maria Teresa Giglio, mamma di Tiziana, sulla scorta di una complessa consulenza informatica firmata da un'azienda statunitense. Giunti al quarto anniversario della morte di Tiziana, conviene andare a leggere le conclusioni delle ultime indagini difensive.

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LA CONSULENZA
Agli atti finisce un esposto contro ignoti, con cui Maria Teresa Giglio chiede chiarezza su presunte lacune nella gestione di iphone e iPad di Tiziana, nei mesi successivi il suicidio della 31enne. Un caso diventato emblema della lotta al revenge porn, con il gesto estremo di una ragazza vittima di gogna mediatica. Siamo a settembre del 2016, quando Tiziana Cantone si impicca con un foulard. Non ne poteva più. Aveva provato a cambiare amicizie, a cambiare casa, a cambiare città, ma era sempre inseguita da filmati hot prodotti in modo consenziente, ma destinati ad una ristretta cerchia di fruitori. A rimanere nel chiuso di un gruppo di pochi conoscenti. Filmati che invece entrarono prepotentemente in rete, impedendole una vita all'insegna dell'anonimato, o comunque al riparo da pettegolezzi e morbosità. Qualcuno li diffuse, rendendoli pubblici. Tutto chiaro? Oggi, c'è un nuovo esposto firmato dall'avvocato Salvatore Pettirossi, che assiste Maria Teresa Giglio, che punta a verificare la trasparenza della gestione di cellulare e computer di Tiziana. Decisiva una consulenza affidata alla Emme Team, presso lo studio legale di Chris Newbergin Michigan. Si legge nella denuncia: «Tali dispositivi elettronici vennero sequestrati la sera della tragica dipartita di mia figlia e sono stati oggetto di una procedura di estrapolazione del loro contenuto da parte di esperti informatici che ne avrebbero dovuto salvaguardare l'integrità».
 

Stando ancora alla denuncia, «l'ipad è risultato resettato. È stata cancellata e definitivamente persa ogni attività svolta da Tiziana Cantone su quel dispositivo». Sempre secondo la denuncia, anche tutta la messaggistica via whatsapp risulta mancante». E non è tutto. Sempre secondo l'esposto, lo stesso ipad, una volta resettato, sarebbe stato manipolato, con l'inserimento manuale di alcune fotografie ricopiate nella cartella immagini». Ipotesi - bene ripeterlo - destinate al vaglio del pm. E non è finita: «All'interno dell'iphone la sim telefonica non era quella originale usata da mia figlia Tiziana Cantone, ma una copia bianca, ovvero vuota e mai utilizzata, non associata ad alcun numero telefonico». Secondo i tecnici statunitensi, chi ha avuto la custodia del dispositivo avrebbe estratto la scheda originale e l'ha volontariamente sostituita con la scheda bianca». Mentre, a proposito dell'ipad, non sarebbe stata neppure rinvenuta una sim. Verifiche destinate alla Procura di Napoli nord, mentre è in corso a Napoli, il processo a carico di Sergio Di Palo, ex fidanzato di Tiziana (al termine delle indagini del pm Valeria Sico): in questo caso, Di Palo (che è difeso dall'avvocato Bruno Larosa) è a giudizio per calunnia, in relazione alla denuncia sporta da Tiziana Cantone nei confronti di quattro destinatari dei video hot che erano iscritti ad una chat privata. Per questi quattro è caduta l'accusa di istigazione al suicidio, non essendo emersa alcuna prova di una loro responsabilità nella trasmissione dei video in un canale aperto. Dunque: da un lato si cerca di capire chi ha spinto Tiziana a denunciare i 4 della chat; dall'altro si vuole conoscere cosa è accaduto a cellulare e ipad.

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