Tiziana Cantone, riaperto il caso: indagini sulla pashmina usata per impiccarsi

Martedì 15 Dicembre 2020 di Leandro Del Gaudio
Tiziana Cantone, riaperto il caso: indagini sulla pashmina usata per impiccarsi

Sono ripartiti da zero, dall'atto finale della giovane vita di Tiziana Cantone. Hanno ottenuto il dissequestro di una pashmina di seta, strumento usato dalla 31enne di Mugnano per impiccarsi a una panchetta all'interno della sua abitazione alle porte di Napoli. Un suicidio, secondo gli inquirenti che, all'epoca dei fatti - settembre del 2016 - non ritennero opportuno fare l'autopsia. Una ricostruzione che non ha mai accontentato la famiglia di Tiziana (a cominciare dalla madre, Maria Teresa Giglio), sulla scorta di due punti in particolare: la strana cancellazione delle tracce informatiche da iphone e ipad di Tiziana; e i segni sul collo della 31enne, una ferita profonda due centimetri e mezzo che, secondo le ipotesi sostenute di recente dai consulenti della parte offesa, non sarebbero compatibili con un foulard di seta. 

Punti su cui sono al lavoro gli analisti della Emme Team, consulenti informatici della parte offesa, rappresentata dal penalista Salvatore Pettirossi, che ha ottenuto la riapertura di un nuovo fascicolo sul caso della bella di Mugnano. Un'inchiesta condotta in questi mesi dal pm Giovanni Corona, un veterano della magistratura inquirente, oggi in forza alla Procura di Napoli nord guidata da Francesco Greco. Un'inchiesta contro ignoti, che batte però su un'ipotesi di reato forte: si indaga per frode processuale, prospettiva inedita in questa storia, probabilmente nel tentativo di verificare se tutti i dati informatici di cellulare e computer di Tiziana siano stati trasmessi alla Procura di Napoli (inizialmente titolare delle indagini), nelle fasi immediatamente successive alla morte di Tiziana Cantone.

Ma accanto alla pista informatica, ora c'è un altro versante, su cui è al lavoro la Procura di Napoli nord: è il filone legato a eventuali tracce biologiche sul foulard trovato attorno al collo di Tiziana Cantone. In sintesi, l'avvocato della mamma della 31enne ha ottenuto il dissequestro della pashmina di seta e ha affidato - in presenza dei carabinieri - quel reperto a un medico chiamato ad esprimere un parere tecnico. Un consulente di parte in una ricerca genetica mai realizzata fino a questo momento. Fatto sta che in queste ore, la pashmina è in un laboratorio, dove uno specialista in campo biologico sta isolando potenziali tasselli di un'inchiesta che ritorna su se stessa a distanza di quattro anni. 

Ricordate il caso? Solare e avvenente, Tiziana Cantone si rivolse alla Procura di Napoli per ottenere la rimozione di alcuni video che la ritraevano in momenti di effusione assieme al fidanzato e ad altri partner. Era iscritta in una chat riseravata, un circuito chiuso, ma qualcuno tradì il patto di segretezza. E diffuse quei video che tormentarono Tiziana. Impossibile rimuovere gli account, decisamente complesso rintracciare la manina che rese pubbliche quelle immagini. Da allora, Tiziana è diventata simbolo di quella che viene definita revenge porn. Da allora, sul suo caso, sono nati più filoni di indagine. Archiviata nel corso degli anni l'accusa di istigazione al suicidio a carico di alcuni componenti delle chat private, va avanti da tre anni il processo a carico di Sergio Di Palo, l'ex fidanzato di Tiziana: difeso dal penalista Bruno Larosa, Di Palo deve difendersi dalle accuse di simulazione di reato, calunnia, accesso abusivo al sistema informatico, per aver provato - è la tesi del pm di Napoli Valeria Sico - ad incolpare quattro uomini di una chat come responsabili della diffusione del video. Ora però c'è il fronte di Napoli nord. Sono diversi i punti su cui battono i consulenti indicati dalla difesa della mamma di Tiziana. Proviamo a mettere assieme i vari tasselli esposti in questi mesi ai pm di Napoli nord. Oltre al solco sul collo (due centimetri e mezzo), ritenuto dal medico di parte non compatibile con il foulard di seta, ci sono altri punti su cui il legale chiede un approfondimento investigativo: come un buco d'ago rinvenuto nella parte interna di un braccio. Spiegano oggi legali e consulenti di parte: non venne effettuato alcun esame tossicologico, ma quel buco venne ricondotto a una non meglio chiarita esperienza di agopuntura. Poi c'è la testimonianza della zia di Tiziana, recentemente ascoltata nel corso delle indagini difensive. Stando a quanto sostenuto dalla testimone, che fu la prima ad intervenire sul corpo della 31enne, il nodo alla gola del foulard venne sciolto con una mano sola. Una versione che suggerisce che il foulard non fosse in tensione, quando Tiziana ricevette il primo soccorso da parte della congiunta. Ipotesi, suggestioni, che - in mancanza di riscontri concreti - spetta alla Procura di Napoli nord verificare e chiarire. Una indagine che ritorna su se stessa e che fa ora i conti anche su un altro paio di aspetti ritenuti poco chiari: nel referto del 118, si parlò di una donna soccorsa e «intubata», anche se la pratica della «intubazione» non risulterebbe dalle immagini a disposizione dei difensori. E non è finita: in una recente deposizione, Maria Teresa Giglio parla di una catenina in oro rosso con una immagine sacra raffigurante Gesù Cristo, da cui Tiziana non si staccava mai. Una catenina con immagine sacra che non è stata più rinvenuta sul corpo della 31enne suicida. Chi l'ha rubata? Che fine ha fatto? Tanti aspetti di una inchiesta che attende ora gli esiti delle indagini biologiche sul foulard da parte dei difensori, mentre la Procura di Napoli nord batte per il momento una pista decisamente più concreta: quella della frode processuale, a proposito dello svuotamento di ipad e iphone della bella di Mugnano. 

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