Tony e Tina Colombo, tutti i buchi delle nozze trash: licenziati i trombettieri della polizia

Mercoledì 22 Gennaio 2020 di Leandro Del Gaudio

Danno all'immagine e fine del rapporto fiduciario. Quanto basta a firmare le lettere di licenziamento per i cinque ispettori trombettisti immortalati nel corso della cerimonia trash andata in scena lo scorso 27 marzo lungo le strade di Napoli e, in particolare, nei pressi del Maschio Angioino. Un esito scontato e doveroso, quello del licenziamento dei cinque trombettieri che hanno impreziosito con la loro arte la festa di matrimonio del cantante neomelodico Tony Colombo e di Tina Rispoli.
 

 

Pochi giorni dopo l'interrogatorio del sedicente artista Colombo dinanzi ai pm della Procura di Napoli, sembrano venire al pettine alcuni nodi del caso nato dalla pubblicazione dei video della festa di matrimonio tra Tony e Tina. Video diventati virali nel circuito social, che hanno spinto i vertici del Dap a portare avanti un'istruttoria che si è conclusa (al netto di possibili ricorsi) nel tempo record di dieci mesi: prima la sospensione ad horas, poi il licenziamento giunto due giorni fa. Il tutto mentre resta ancora aperta l'inchiesta per abuso d'ufficio a carico di Tony Colombo, protagonista di un concerto ritenuto non autorizzato in piazza del Plebiscito, mentre va avanti sul suo conto un filone di indagine decisamente top secret condotto dalla Dda di Napoli.

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Ma andiamo con ordine, a ripercorrere il ragionamento del Dap (direzione amministrazione penitenziaria), nel chiudere i conti con i cinque trombettieri. Riconosciuti nei video sulle nozze trash, i cinque uomini della fanfare facevano parte della prestigiosa banda musicale del corpo di polizia penitenziaria, che ha sede a Portici, nella più antica scuola di formazione d'Italia della penitenziaria. A coinvolgerli, verosimilmente dietro compenso economico (anche se sul cache non ci sono conferme ufficiali), un'agenzia che organizza eventi. Era il 27 marzo, quando il corteo nuziale bloccò il traffico tra Secondigliano e il maschio Angioino, con la carrozza tirata da cavalli agghindati in modo pomposo, giocolieri e gli stessi trombettieri, che poi si esibirono nei pressi del maschio Angioino. Ma torniamo al cuore delle indagini e a tutti i nodi irrisolti, anche al netto della foga con cui Colombo si è auto assolto dinanzi alle telecamere dei vari talk show.
 


I PERMESSI
È il punto su cui battono gli inquirenti napoletani che hanno iscritto nel registro degli indagati Tony Colombo per abuso di ufficio, in concorso con Claudio De Magistris, fratello del sindaco, la segretaria particolare del sindaco Sarah Terracciano e altri funzionari comunali, in relazione al flash mob del 26 marzo scorso in piazza Plebiscito; in questo filone, sono sotto accusa un capitano della polizia municipale e alcuni agenti, che rispondono di omissioni.

Chiaro il ragionamento della Procura: Tony Colombo ha potuto svolgere un concerto la notte del 26 marzo scorso, grazie al via libera dello staff del sindaco, pur non avendo permessi o concessioni. È il punto decisivo dell'inchiesta, che fa leva sulla triangolazione Colombo, De Magistris jr, staff comunale. In sintesi, tutto è fondato su una contraddizione evidente a tutti tranne a chi avrebbe dovuto svolgere degli accertamenti: Colombo chiede l'uso della piazza per un flash mob da svolgersi dalle 18.30 alle 23, indicando un lasso di tempo ampio e comunque non esattamente in linea con un evento estemporaneo che dovrebbe durare pochi minuti. Cosa fanno gli uffici comunali? Girano le mail alla polizia municipale di Chiaia, dando di fatto il via libera alle riprese di Mediaset (che non erano mai state in discussione), mettendo così in posizione ambigua gli stessi agenti di polizia municipale poi finiti sotto inchiesta. Ed è stato lo stesso Colombo a chiarire questo punto delle indagini, venerdì scorso dinanzi ai pm Maurizio De Marco e Vincenza Marra. Difeso dal penalista Luigi Senese, Colombo ha spiegato che la sera dell'evento in piazza Plebiscito intervennero sia i militari dell'Esercito sia gli agenti della Municipale, tutti sorpresi per il palco e le attrezzature della festa. Come se la cavò Tony? «Mi dissero che non avevo i permessi, chiamai Sarah Terracciano, la segretaria del sindaco, che mi consigliò di mostrare le mail che ci eravamo scambiati». A questo punto sono stati gli stessi inquirenti a far notare allo stesso Colombo che quelle mail non corrispondevano ad autorizzazioni, erano solo un carteggio privato privo di alcun significato legale.

IL GIALLO DEL VERBALE
Quella sera in Piazza del Plebiscito andò di scena di tutto: l'auto da sposa che entra nella piazza simbolo del rinascimento napoletano, le ruote di una vettura da chissà quanti posti che sgommano sul pavimento sacro dei napoletani, senza uno straccio di permesso. Non una concessione (con tanto di marca da bollo e permessi pagati), non il nulla osta della Prefettura, che non venne informata del concerto in favore di Tina Rispoli vedova Marino. Fatto sta che finito il concerto, qualcuno dalla polizia municipale di Chiaia si affrettò a notificare un verbale, una multa a Colombo. Sono passate le 23, il cantante è già volato via. O è almeno questa la ricostruzione fatta fino a questo momento, dal momento che gli inquirenti hanno trovato un verbale risalente al 26 marzo ma non notificato. Cosa è successo quella notte? C'è stato un frettoloso tentativo di parte di qualcuno di sanzionare la condotta di Colombo? O un normale ritardo nella notifica? Anche Tony Colombo non ha saputo spiegare dinanzi ai pm la presenza di quel documento, ribadendo di essere sempre rimasto a disposizione di tutte le istituzioni anche nei giorni successivi. Un giallo tutto da chiarire.

IL CONCERTO DEL 2017
In queste ore la Procura sta approfondendo anche un altro aspetto, legato a un concerto tenuto da Tony Colombo in piazza Dante nel 2017. Anche in questo caso, ci sarebbero stati ringraziamenti al Comune da parte di Tony Colombo, che agli inquirenti napoletani ha ribadito di essere amico di Claudio De Magistris. Interrogato dai pm, in presenza del suo difensore Enrico Von Arx, De Magistris junior ha provato a spiegare la genesi del suo rapporto di conoscenza con il cantante: Risale a qualche anno fa, per me era un cantante di successo, anche se non rispecchia il mio genere artistico preferito. Quando mi ha chiesto un consiglio sull'evento che intendeva organizzare per ufficializzare le nozze, mi sono limitato a fornire le stesse indicazioni che avrei consegnato a qualsiasi cittadino che me le avesse chieste.

INDAGINI ANTIMAFIA
Resta il punto segreto dell'inchiesta ed è legato alla genesi delle indagini: come mai su Colombo indaga la Dda di Napoli? Perché il pool anticamorra è interessato a un abuso d'ufficio, reato di pubblica amministrazione? Domande che riconducono a possibili verbali di collaboratori di giustizia - in parte depositati agli atti - sul rapporto tra alcuni clan e alcuni cantanti neomelodici, ma anche al circuito del narcotraffico riconducibile alla famiglia Rispoli di Secondigliano. Verifiche doverose tuttora in corso. 

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