Da presidente dell'associazione antiracket Torre del Greco a ladro di corrente

Giovedì 25 Gennaio 2018 di Teresa Iacomino
Da presidente dell'associazione antiracket Torre del Greco a ladro di corrente

TORRE DEL GRECO - Da presidente della locale associazione antiracket a ladro di corrente. È il percorso compiuto, a ritroso almeno sotto l'aspetto della legalità, da Giovanni Bottino, una volta simbolo della lotta al pizzo nella città del corallo, ora obbligato ad affrontare un procedimento di carattere giudiziario per una vicenda legata alla manomissione di un contatore. A restare immutato è invece lo scenario: l'attività commerciale legata alle imbarcazioni e ai gommoni di via Nazionale. Quella stessa attività andata completamente distrutta in un incendio doloso nel 2010, riaperta in tempi record grazie anche all'aiuto delle istituzioni in una giornata simbolica per la lotta al racket nel Vesuviano: il 13 dicembre dello stesso anno. Perché proprio «Tredici dicembre» fu il nome scelto per l'associazione antiracket torrese, il cui primo presidente è stato appunto Bottino.

Quel 13 dicembre 2010 c'era tanto Stato al taglio del nastro dello stabilimento riaperto dopo l'incendio doloso appiccato dagli uomini del clan (contro i quali Bottino aveva puntato l'indice, denunciando coloro i quali gli avevano chiesto soldi per proseguire la propria attività), a cominciare dal sottosegretario alla Pubblica sicurezza dell'epoca, Alfredo Mantovano, e al referente della Fai Tano Grasso.

Lo stesso Stato che, attraverso i carabinieri, stavolta ha scoperto il furto di corrente elettrica: a rivelarsi giusta una segnalazione, che ha portato i militari dell'Arma insieme ai tecnici incaricati dall'Enel direttamente al contatore per il consumo di energia elettrica dell'esercizio, scoprendo come attraverso l'utilizzo di un magnete erano stati manomessi i valori reali. Dopo le formalità di rito, è scattato l'arresto, con Bottino posto agli arresti domiciliari per una notte. Il tempo, ieri mattina, dello svolgimento del rito direttissimo al tribunale di Torre Annunziata, durante il quale il giudice monocratico Maria Laura Ciollaro ha convalidato l'arresto concedendo ai legali dell'imprenditore i termini a difesa e ordinando la revoca della misura cautelare. Secondo le risultanze dei carabinieri, l'escamotage studiato avrebbe permesso di risparmiare sul conto complessivo della bolletta elettrica qualcosa come 40.000 euro.

Ultimo aggiornamento: 10:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA