Trapianto di madre in figlia al Policlinico Federico II di Napoli: dona il rene con un robot

Mercoledì 3 Novembre 2021 di Melina Chiapparino
Trapianto di madre in figlia al Policlinico Federico II di Napoli: dona il rene con un robot

«Sono nata per la seconda volta». La voce è rotta dalla commozione e, mentre parla, le sorridono gli occhi perché Fortuna è rinata a 27 anni, dopo il trapianto del rene che le ha donato Filomena, sua madre. Dieci giorni fa, si tenevano la mano, poco prima di entrare in sala operatoria al Policlinico Federico II e oggi, oltre a custodire un legame ancora più intimo, sono la testimonianza di un record. L'atto di amore tra le due donne, infatti, è stato possibile grazie alla prima donazione di rene da donatore vivente con approccio robotico in Campania. Un primato in tutto il sud Italia dove ci sono stati solamente altri due interventi simili.

Condurre una vita normale con la possibilità di fare cose spesso considerate scontate come mangiare insieme agli amici ad un ristorante, era quasi un miraggio per Fortuna, costretta a combattere con un senso di stanchezza perenne tra farmaci e rigidi stili di vita per gestire la sua patologia. «Non mi sembra vero di poter condurre una vita come quella dei miei coetanei e, soprattutto, di aver scongiurato la dialisi» racconta la 27enne che studia Ottica e optometria alla Federico II e confessa di «non aver mai avuto paura dell'intervento, grazie al supporto anche umano di tutti i sanitari che sono stati dei veri e propri angeli». «Dopo l'operazione, il mio primo pensiero è stato scrivere sul gruppo wazzup che condivido con la mia famiglia» ha aggiunto la ragazza ricordando che, alla richiesta dei medici per eventuali donatori, oltre alla mamma, si fecero avanti anche la sorella, la cugina e altri familiari senza esitare neanche un attimo. 

A guidare le braccia del robot impiegato nel rivoluzionario intervento, è stato Roberto Troisi, esperto nelle tecnologie innovative dell'Unità Operativa Complessa di Chirurgia Epato-bilio-pancreatica, mininvasiva e robotica clinica da lui diretta insieme all'Unità di Chirurgia generale e dei trapianti di rene del Policlinico Federico II. «Per la mamma, 55enne donatrice, sono stati praticati solo tre forellini di 8 millimetri sul fianco e una piccola incisione di 5 centimetri, con 48 ore di degenza» ha spiegato Troisi sottolineando che «il trapianto da vivente riduce sensibilmente i costi sociali, i danni e le sofferenze della dialisi». L'intervento di Fortuna, durato circa 3 ore e l'intero percorso verso il trapianto, è comunque il risultato di un mastodontico lavoro in team, a cominciare da Domenico Russo, nefrologo che ha seguito la ragazza fin dalla prima diagnosi fino a Rosa Carrano, responsabile della nefrologia dei trapianti dell'azienda ospedaliera univestiraia Federico II in sinergia con la Direzione del Centro Regionale Trapianti guidato da Antonio Corcione e Pierino Di Silverio

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L'iter per la donazione da vivente è stato preceduto da un'attentissima analisi clinica, immunologica e psicologica da parte delle equipe federiciane su Filomena e Fortuna, a cui sono seguite commissioni di team specialistici fino al giudice che autorizza l'intervento. Il loro record vuole essere solo il primo di «un programma attivo di donazione da vivente, in cui il Policlinico Federico II garantisce accoglienza, massima sicurezza e presa in carico globale di donatore e ricevente» ha spiegato Anna Iervolino, direttore generale dell'azienda ospedaliera federiciana che annuncia altre quattro coppie in corso di valutazione. L'Università Federico II ha inaugurato recentemente un Master in Chirurgia Robotica presieduto da Giovanni De Palma, Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia generale e tra gli obiettivi, in agenda, c'è la volontà «di incrementare i trapianti da viventi e puntare anche a quello del fegato» fa sapere Iervolino. 

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