Tribunale di Napoli, file ai varchi e ressa in aula: nel civile si torna al remoto

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio

Mercoledì, aula 418, circa cento persone (tra avvocati e utenti) ammassati dentro e fuori la stessa aula di giustizia. Ore di attesa, saltato l'ordine di prenotazione, inutile ogni tentativo di mediazione, c'è chi rinuncia al processo per non beccarsi il covid, chi attende fino alle cinque di sera esasperato. Nello stesso palazzo, nella sezione locazioni fa notizia la foto del giudice Caccese in tuta bianca e maschera anticovid, che si occupa degli oltre cento casi che arrivano sulla propria scrivania.

E non è tutto. Anche ieri mattina, almeno duecento avvocati provenienti dalla provincia hanno depositato la propria autocertificazione all'ingresso di via Grimaldi, stesso numero negli altri di accessi al Palazzo di giustizia, in una struttura segnata da contagi e defezioni in un effetto domino che coinvolge giudici, avvocati, personale di cancelleria. Si studiano le contromosse, in parte presenti nel decreto ristori, che disciplina l'uso per le udienze da remoto per il civile, ma anche per il penale, lì dove c'è pieno consenso delle parti. 

LEGGI ANCHE Napoli, folla di avvocati in attesa dei processi 

Intanto, in questi giorni è intervenuto il presidente del Tribunale Elisabetta Garzo, che ha deciso di rimodulare il numero di accessi e di udienze nel settore giudice di pace civile. Siamo in caserma Garibaldi, uno dei punti chiave per risolvere il contenzioso napoletano, è qui che trovano una risoluzione procedure legate ai ricorsi amministrativi o fiscali, sugli indennizzi assicurativi, sui risarcimenti danni. Ed è qui che è intervenuta in questi giorni il presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo. In sintesi, si erano create delle condizioni non compatibili con i dati del contagio e con le regole del protocollo definite nella fase successiva alla ripartenza dopo il lockdown della scorsa primavera.

Ma quello del giudice di pace civile dovrebbe essere al momento l'unico settore ritoccato nei giorni in cui dilaga la seconda ondata. Al momento, il protocollo firmato dai vertici del Palazzo di giustizia, dagli avvocati e dal personale amministrativo e di cancelleria sembra consentire la possibilità di svolgere processi in presenza (soprattutto per quanto riguarda il penale). Spiega al Mattino l'avvocato Mario Fortunato, segretario della camera penale: «Sono intervenuto mercoledì mattina nell'aula 418, ho trovato una condizione di assembramento che non si conciliava con le regole che ci siamo dati per riportare in aula i processi. Sia io che il consiglio dell'ordine (rappresentato dal penalista Alfredo Sorge) abbiamo segnalato questo caso ai vertici del Tribunale, perché non sono state rispettate le regole di distanziamento e di scansioni ad orario definite nel protocollo. Ma ci tengo a sottolineare - aggiunge l'avvocato Fortunato - che quello che è accaduto la scorsa mattina è un caso isolato, perché nelle altre sezioni del Tribunale le regole vengono rispettate e si lavora in aula nel rispetto del distanziamento». 

 

C'è attesa per quanto potrà essere ridefinito nelle prossime giornate. Molto dipenderà dal numero dei contagi, dall'esito dei tamponi e dei test rapidi che vengono somministrati in questi giorni a avvocati e magistrati (grazie a una convenzione con l'Asl Napoli uno) e a quanto verrà definito dalle autorità sanitarie regionali. Al momento fa fede il decreto legge «ristori», che dedica attenzione alle attività condotte nell'esercizio della giurisdizione. In sintesi, si cercherà di intensificare strumenti da remoto e la trattazione scritta, specie nei processi civili. Ma anche il penale potrebbe cambiare pelle nei prossimi mesi, a partire dalla fase delle indagini preliminari: è possibile condurre l'interrogatorio di un nuovo pentito da remoto? È possibile svolgere indagini, ascoltando testimoni e parti offese non in presenza? Probabile che verranno rafforzati gli strumenti «agili» per consentire alla macchina della giustizia penale di andare comunque avanti. 

Video

Massima attenzione, sempre a leggere il «ristori» al mondo dei penitenziari. Si cercherà di favorire condizioni di detenzione alternativa al carcere, prolungando lì dove è possibile il regime di semilibertà o l'assegnazione dei cosiddetti braccialetti elettronici (quando verranno reperiti) per assegnare il beneficio degli arresti domiciliari.

Una serie di provvedimenti che dovrebbero evitare che sul mondo giudiziario napoletano si abbatta un nuovo lockdown, con la paralisi delle attività giudiziarie come avvenuto la scorsa primavera. Lunedì prossimo nuovo monitoraggio da parte dei vertici del Palazzo, mentre questa mattina un processo con oltre cinquanta imputati a piede libero (per reati di pubblica amministrazione) sarà celebrato nell'aula bunker di Poggioreale, per evitare nuove forme di assembramento prolungato.

© RIPRODUZIONE RISERVATA