Tribunale di Napoli, incendiata l’auto di un avvocato: «Mai ricevuto minacce»

Sabato 6 Novembre 2021 di Giuseppe Crimaldi
Tribunale di Napoli, incendiata l’auto di un avvocato: «Mai ricevuto minacce»

Gli ingredienti del giallo ci sono tutti: l’auto di un noto avvocato casertano prende improvvisamente fuoco a poca distanza dal Tribunale di Napoli, e in breve il rogo si espande, danneggiando altre tre vetture parcheggiate. Spunta l’ipotesi del dolo: qualcuno, cioè, potrebbe aver causato volontariamente l’incendio.

Ricostruiamo quel che è accaduto. C’è chi parla addirittura di tragedia sfiorata a Napoli, perché quel misterioso rogo avrebbe potuto causare danni ben maggiori e forse anche qualche vittima. Ma partiamo dal principio: è la tarda mattinata di venerdì quando le fiamme e una densa colonna di fumo nero iniziano a sprigionarsi da piazza Enrico cenni, area prospiciente l’ingresso al pubblico del Tribunale di Napoli. Siamo al centro direzionale, zona sempre frequentatissima soprattutto negli orari canonici di apertura degli uffici, pubblici e privati.

Il fuoco avvolge una Bmw di proprietà di un noto e stimato professionista casertano: l’avvocato civilista Virginio Pennino, che ha lo studio a Capua. La vettura era stata parcheggiata nell’area seminterrata di un parcheggio. Il legale due mattine fa si era recato presso gli uffici della cancelleria del Tribunale partenopeo per consegnare alcune pratiche; dopo una ventina di minuti, mentre si trovava ancora negli uffici giudiziari, ha udito le sirene dei vigili del fuoco e, a quanto pare, dopo poco è stato allertato da una telefonata nella quale gli veniva comunicato che il suo fuoriserie era in fiamme. 

A evitare che l’incendio assumesse proporzioni ancora più La prontezza di un passante ha evitato il peggio allertando subito i soccorsi. Le fiamme, che hanno distrutto la Bmw, poi si sono propagate fino a lambire altre tre auto, danneggiandole però solo lievemente. Il rogo è stato comunque domato e sul posto sono giunti anche gli agenti della Polizia di Stato: le indagini sono affidate agli uomini del commissariato Poggioreale.

Ma il mistero resta fitto, e i dubbi su ciò che può essere accaduto restano molti. Come ha fatto ad alimentarsi un principio d’incendio su una macchina ferma? L’autocombustione di un veicolo non in marcia resta ipotesi impossibile. È per questo che al momento gli investigatori non escludono alcuna pista, a cominciare da quella di un raid incendiario doloso.

Dal canto suo, l’avvocato Pennino ha fornito alcune dichiarazioni agli agenti, chiarendo di non aver mai ricevuto minacce di sorta o intimidazioni che potrebbero portare a giustificare il rogo della sua auto come una vendetta. La vettura è stata sottoposta a sequestro per ulteriori accertamenti.

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L’episodio solleva non pochi interrogativi anche con riferimento alla sicurezza di un’area ampia come quella della cittadella giudiziaria di Napoli che è peraltro molto controllata, sia in termini di presenza delle forze dell’ordine, sia di impianti di videosorveglianza. A proposito di telecamere: verifiche investigative sono già state disposte attraverso l’acquisizione di alcuni filmati che potrebbero rivelare qualche particolare utile a chi indaga sul misterioso rogo.

A parte il devastante incendio che colpì il 30 luglio del 1990 il nuovo Tribunale del centro direzionale, non si ha memoria di raid vandalici o di attentati incendiari ad auto del personale degli uffici giudiziari o di avvocati. Quello di venerdì sarebbe il primo episodio che pone, in ogni caso, interrogativi sulla sicurezza di una zona comunque sovraesposta a potenziali rischi. 

Ultimo aggiornamento: 7 Novembre, 21:01 © RIPRODUZIONE RISERVATA