«Trieste», ecco l'ammiraglia Fincantieri che riscrive lo sviluppo di Castellammare

Giovedì 23 Maggio 2019 di Maria Elefante
Ogni lamiera è stata tagliata con precisione millimetrica e sagomata poi con estrema accuratezza. E continuando con questa «maniacalità» sono stati realizzati i blocchi che, assemblati, hanno dato forma allo scafo, ai ponti e alla nave tutta. Non è un caso che la costruzione della Nave Trieste, la futura ammiraglia della Marina Militare Italiana che sarà varata sabato alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sia avvenuta nello stabilimento stabiese di Fincantieri. Qui la Marina ha trovato non solo professionalità ma anche le condizioni giuste per la realizzazione della commessa. Innanzitutto sono le ore di lavoro che hanno fatto la differenza. Un monte ore elevato che contribuisce ad attestare la grande professionalità degli operai. Personale che, come è stato più volte ribadito dallo stesso amministratore delegato Giuseppe Bono, è quasi introvabile oggi.
 
Operai così specializzati sono una rarità nel panorama italiano della cantieristica. Ma a Castellammare tutte quelle ore di lavoro trascorse a costruire navi intere, traghetti, pattugliatori e da quest'anno anche un ponte (quello che sostituirà il ponte Morandi crollato a Genova lo scorso agosto) parlano da sole: ed è in quest'ottica che l'azienda lancia la sua strategia di sviluppo per l'impianto del Sud. Non potrà perdere una competenza che potrebbe essere una risorsa non solo per le costruzioni militari ma anche per quelle civili: «Questo varo dimostra non solo la grande competenza ma anche il grande senso di responsabilità degli operai stabiesi, che attendono ancora la missione produttiva del cantiere per una prospettiva che guardi a tutta la città - spiega Antonio Santorelli, della segreteria napoletana della Fiom - Non vogliamo essere considerati un'officina dove si piegano le lamiere di tutto il gruppo, questo varo è la dimostrazione che siamo in grado, anche senza infrastrutture, di essere un cantiere al top come gli altri. In un anno abbiamo costruito una nave che in un altro cantiere sarebbe stata pronta in tre». Paradossalmente proprio la mancanza di infrastrutture avrebbe portato l'unità multiruolo a Castellammare. La grande Nave Trieste, probabilmente l'ultima che scenderà in mare scivolando dallo storico scalo, sarebbe stata affidata a Castellammare dai cantieri militari di Muggiano e Riva Trigoso perché qui vi era la possibilità di costruirla in un unico blocco e non in due tronconi come, invece, era accaduto con la Cavour.

Per tonnellaggio e dimensioni è stato possibile assemblare la portaelicotteri Trieste direttamente sullo scalo. E qui sabato sarà tenuta a battesimo da Laura Mattarella, figlia del Presidente. «La presenza di Mattarella in qualche modo mette un sigillo sullo sviluppo del cantiere e sul suo futuro. Occorrono fondi pubblici per gli investimenti e la partecipazione del Capo dello Stato ci fa bene sperare», spiega Valerio D'Alò, segretario nazionale della Fin Cisl.

La Trieste vanta anche un altro record, quello di essere la nave più grande finora costruita nel cantiere stabiese. Lo testimonia anche una piccola curiosità: il palco per la cerimonia del varo è stato arretrato di alcune decine di metri rispetto a quelli messi in piedi in passato. La nave, infatti, con i suoi 240 metri è più lunga di 20 rispetto allo scalo. «Questa nave è un gioiello e se è qui è anche grazie alle battaglie sindacali dei lavoratori», spiega Giovanni Sgambati, segretario regionale della Uil. «La realizzazione ha richiesto operazioni di complessità molto elevata. Gli operai sono stati efficienti nel gestire gli spazi ridotti e nell'utilizzare innovazioni tecnologiche. Hanno imparato a specializzarsi con i traghetti costruendone anche alcuni molto particolari come il Gauthier per la società canadese. E ora chi nel 2010 aveva pensato di chiudere questo stabilimento deve solo riconoscere le capacità di Stabia e la sua importanza nel panorama cantieristico mondiale». © RIPRODUZIONE RISERVATA