Turista violentata in hotel: altri casi
con droga dello stupro in Costiera

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di Dario Sautto

 «Quello di Meta non è l’unico caso. Quanti ce ne sono? Qui arrivano diverse denunce simili». Sandro Pennasilico, procuratore di Torre Annunziata, conferma che la violenza di gruppo ai danni di una turista inglese cinquantenne potrebbe essere solo uno degli episodi da censura avvenuti in Penisola Sorrentina. Molte denunce arrivano «il giorno dopo», quando le vittime sono già tornate nei loro Paesi, e impiegano anche mesi a raggiungere gli uffici inquirenti oplontini. La tecnica utilizzata, infatti, sembra studiata ad hoc dagli stupratori, che entrano in azione durante l’ultima serata di soggiorno delle vittime. Un modo per rendere più complicate eventuali denunce, visto che molti turisti preferiscono tornare a casa e poi denunciare con calma, per evitare di cambiare biglietti o pagare penali ai tour operator. Le donne che raccontano di essere state violentate hanno età variabili e, in quasi tutti i casi, non riescono neanche a raccontare dettagli utili per incastrare i responsabili. Alcune raccontano di essere passate da un rapporto consenziente alla degenerazione della violenza di gruppo, proprio perché stordite dalla «droga dello stupro». 
 

Un caso analogo a quello di Meta, infatti, è datato 2015. Una turista residente a Londra, abitué delle vacanze sorrentine, ha raccontato di essere stata «abbordata» in un locale di Sorrento durante una serata con molto alcool, portata in disparte e poi violentata da due giovani italiani. Il tutto, proprio l’ultima sera di vacanza in Italia, con il volo di ritorno già prenotato e la possibilità di farlo slittare che sarebbe stata un conto troppo salato da pagare. La denuncia, come in un copione che sembra ripetersi, è stata sporta direttamente in Inghilterra, dove gli investigatori hanno effettuato tutte le indagini in maniera dettagliata: visite mediche, analisi sugli abiti indossati dalla vittima nel momento dello stupro, rilievo di tracce del dna. Tutti riscontri che hanno confermato l’avvenuta violenza. Il problema, però, è rappresentato dalla tempistica. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Torre Annunziata solo nell’autunno scorso, ad oltre due anni dai fatti, e sono arrivati a novembre sulla scrivania del sostituto procuratore Maria Benincasa. Senza nominativi né fotografie che potessero portare all’identificazione degli stupratori, la Procura oplontina aveva optato per l’archiviazione delle indagini. L’episodio sarebbe avvenuto all’esterno di un locale dove sono presenti telecamere ma, visto l’enorme ritardo con cui sono arrivati gli atti in Italia, è stato impossibile poter recuperare i video che avrebbero potuto incastrare i due stupratori. Alla richiesta di archiviazione, però, la giovane vittima inglese si è opposta tramite un ufficio legale napoletano. Il gip Giovanni de Angelis, così, ha concesso una proroga di indagine: la ragazza ha indicato come testimone una donna italiana, residente in Penisola Sorrentina, che avrebbe assistito alle fasi che hanno preceduto la violenza e che potrebbe rivelare dettagli utili all’identificazione dei violenti. La testimone sarà ascoltata nelle prossime settimane.
Iter differente, con l’immediata denuncia sul posto, era stato seguito da una 25enne americana. La giovane studentessa di New York, in vacanza a Sorrento, denunciò subito di essere stata stuprata due volte nel bagno di uno dei locali più importanti della Penisola, nella centralissima piazza Tasso. In poche settimane finirono in carcere due giovani della «Caserta bene», vacanzieri abituali di Massa Lubrense. Era la notte tra il 27 e il 28 luglio del 2015, quando Francesco Franchini e Riccardo Capece si resero protagonisti di due violenze sessuali (la seconda di gruppo) ai danni di una ragazza poco più grande di loro. Per questi fatti, sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 4 mesi e a 3 anni e 4 mesi di reclusione, ottenendo la scarcerazione e un forte sconto di pena per il risarcimento dei danni versato alla vittima. Tra qualche settimana, passeranno al vaglio della Corte d’Appello di Napoli, con la Procura generale pronta a chiedere la conferma delle condanne di primo grado e la parte civile, rappresentata dall’avvocato Gennaro Ausiello, che chiederà altrettanto.

Se le violenze rappresentano una triste novità, ma già nota in Penisola Sorrentina, gli episodi a «luci rosse» sembrano essere quasi un’abitudine. In molti scelgono le vacanze a Sorrento e dintorni anche per la «facilità» di trovare sesso a buon mercato. Se prima si agiva sul passaparola, adesso i siti di incontri sono zeppi di uomini e donne pronti per appuntamenti, che spesso vengono fissati nei locali «in» affollati di turisti stranieri. La prostituzione 2.0 rappresenta un business illegale tutt’altro che sconosciuto in Penisola Sorrentina, dove il turismo di massa continua a richiedere anche questo tipo di «alternative» a chi visita una delle zone più belle del mondo. Esaurite le gite a Capri o Pompei, i turisti vogliono divertirsi. Alcool e droga non rappresentano l’unico sballo e la notte sorrentina spesso si trasforma in set a luci rosse, con casi limite che degenerano in violenza.
Martedì 15 Maggio 2018, 23:04 - Ultimo aggiornamento: 16 Maggio, 17:07
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