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Code, abusivi e cantieri: a Napoli l'odissea dei vacanzieri

Mercoledì 4 Maggio 2022 di Gennaro Di Biase
Code, abusivi e cantieri: a Napoli l'odissea dei vacanzieri

Turisti come sardine in attesa di un Alibus troppo pieno, che lascerà decine di viaggiatori alla fermata. Sosta selvaggia fin dall'uscita della tangenziale. Traffico in tilt alle rotonde. Attraversamenti difficili, complicati dalla presenza di cantieri a ogni passo, che costringono i vacanzieri a slalom giganti, nervosi e rapidi in mezzo a transenne che, spesso e volentieri, diventano mini-discariche (specialmente sul lato di viale Umberto Maddalena, sempre più bazzicato dai viaggiatori ma ridotto malissimo). Qualche tassista abusivo. È la prima accoglienza all'ombra del Vesuvio per chi, in questo exploit turistico per la città, ha scelto Napoli. Partenope si fa riconoscere subito, in sostanza, appena scesi dall'aereo e messo piede a Capodichino. L'anarchia, il disordine, il caso o il destino, l'insufficienza dei servizi: la «Napoli experience», cioè la vacanza d'avventura che attira parte del flusso, inizia già all'uscita dello scalo. Ad alcuni piace, e la assaporano fino all'ultimo, prima di tornare nelle loro città organizzate ed efficienti, dove racconteranno di Napoli e delle sue peripezie. Altri turisti, invece, danno segnali di nervosismo immediatamente, all'esterno dell'aeroporto.

Il signor Alberto, veneto e con famiglia al seguito, appartiene alla seconda schiera. «Se lei non si sposta, io come faccio a passare? Qui in più di uno alla volta non si cammina», dice con tono alterato a un altro turista che consulta lo smartphone. «Mica le sto impedendo di passare?». Risponde l'altro guardandolo male. Alberto risponde con uno sguardo più minaccioso. Per poco non scoppia una lite, scongiurata dalla folla che insiste per passare. Siamo sull'unico varco pedonale in uscita dello scalo. Parliamo di uno striminzito corridoio che conduce dalla zona degli arrivi all'affollatissima fermata dell'Alibus sul lato destro dello scalo partenopeo (sul lato sinistro, invece, non c'è sbocco. In compenso c'è un Covid test center deserto, in semi-abbandono). Per lasciare l'aeroporto c'è da percorre, con trolley o valigia al seguito, una viuzza di circa un metro di larghezza. Un percorso striminzito a causa dei lavori in corso della metropolitana che imperversano su tutta la zona. Insomma, a Capodichino si cammina obbligatoriamente in fila indiana, se si vuole andare in città. E visto l'enorme flusso di viaggiatori, il varco del traffico pedonale va spesso in tilt. Le cose, insomma, si complicano appena si lascia la struttura gestita da Gesac e si mette piede su suolo pubblico.

La fermata, a ondate regolari e a seconda dei voli, esplode come un pacco sottovuoto. Turisti e trolley ammassati ovunque, in attesa di un Alibus su cui forse neppure riusciranno a salire. «Sembra un viaggio della speranza», sorride Martina, maglia celeste e pantalone rosa, appena sbarcata da Milano. Evidentemente, appartiene agli entusiasti della sopracitata «Napoli experience». La ressa alla fermata - rivelano gli agenti della polizia municipale che, in funzione delle forze disponibili, fanno quello che possono per contrastare la sosta selvaggia - si verifica in particolare con voli «friendly» (da Milano o Torino) e ha due momenti top: la mattina, dalle 9:30. E la sera, tra le 20 e le 22 (dopo quell'orario, passa appena un bus ogni 30 minuti). Il lunedì e il venerdì, poi, sono i giorni di caos maggiore. Ieri pomeriggio, in ogni caso, d'improvviso si forma una coda di oltre 100 persone. Decine di viaggiatori, ovviamente, rimangono a terra in attesa del prossimo Alibus.

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La sosta selvaggia, dicevamo, costeggia tutto l'aeroporto. Dall'uscita della tangenziale fino alla rotonda più vicina allo scalo. I parcheggi - la cui capienza si aggira intorno ai 2500 posti auto hanno ancora posti liberi, ma in tanti preferiscono risparmiare il pedaggio e attendere i viaggiatori in arrivo in sosta rigorosamente vietata. Per dirla in altre parole, a Capodichino va in scena un continuo guardie e ladri tra automobilisti con le quattro frecce e i vigili urbani. Decine di mini-blitz al giorno, centinaia di auto che, dopo essere state allontanate, fanno il giro e si riposizionano in sosta vietata. Il flusso è enorme. Come spiegato ieri al Mattino da Gesac, il mese scorso sono stati 978.445 i passeggeri a Napoli, aumentati del 3,14% rispetto ad aprile 2019. Entro fine anno, si potrebbe arrivare a 10 milioni di utenti per lo scalo partenopeo.

Gli operai si avvistano in diversi cantieri. «Fondo per lo Sviluppo e la Coesione - si legge sul cartello dei lavori in corso, che porta logo di Regione e Comune Realizzazione della Linea 1 della metropolitana di Napoli, tratta Cdn-Capodichino. Importo dei lavori: 117.860.093 euro. Oneri per la sicurezza: 4.267.064 euro. Data inizio lavori: 04/05/2015. Data ultimazione lavori: 31/08/2021». Siamo in ritardo di quasi un anno, insomma. La segnaletica stradale, visti gli scavi, è quasi tutta gialla. Questo fattore, unito alla sosta selvaggia delle auto in attesa dei passeggeri che si occupano praticamente tutti i marciapiedi, rende l'attraversamento un'impresa piuttosto complessa. Specialmente per chi è poco abituato all'ideologia della viabilità partenopea, un mix unico e paradossale tra anarchia e laissez faire. Sulla via che collega Capodichino a viale Comandante Umberto Maddalena (tratto sempre più percorso dai turisti alla caccia di sbocchi che li allontanino dalla circolazione in tilt), ai cantieri si aggiungono buche stradali profondissime e sporcizia. Viale Maddalena (spesso uscita dei vip e delle squadre di calcio, come la Salernitana ieri) è disastrato, intasato e invaso dalle discariche.
 

Ultimo aggiornamento: 13:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA