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Ucciso dal crollo di un pino a Napoli, indagati due direttori del Cnr

Venerdì 9 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio
Ucciso dal crollo di un pino a Napoli, indagati due direttori del Cnr

A leggere le prime conclusioni della Procura, la morte di quel ragazzo si poteva evitare. Anzi: doveva essere evitata, perché quell'albero, quel pino spezzato e travolto durante una giornata di pioggia e vento, doveva essere segnalato, manutenuto e messo in sicurezza. Sono queste le ipotesi di accusa legate alla morte di Davide Natale, uno studente casertano iscritto a Ingegneria, che due anni fa morì a soli 21 anni, dopo essere stato colpito dal fusto spezzato dalle forti raffiche di vento. Era il 29 ottobre del 2018, Davide percorreva via Claudio a Fuorigrotta, nel corso di un violento nubifragio, mentre provava a raggiungere la facoltà di Ingegneria. Inchiesta per omicidio colposo, la Procura di Napoli manda tre avvisi di garanzia (inviti a comparire) a carico di due direttori del Cnr di Fuorigrotta, che si sono succeduti nella gestione delle risorse umane e finanziarie dell'ente, ma anche nei confronti di un imprenditore vivaista, titolare di alcuni appalti per la manutenzione delle aree verdi del Cnr (almeno fino al 2014).

Inchiesta condotta dal pm Mario Canale, sotto il coordinamento dell'aggiunto Simona Di Monte, l'obiettivo è dare la possibilità ai tre professionisti indagati di fornire la propria versione dei fatti, magari di presentare documenti o riscontri oggettivi da acquisire nel fascicolo. Doverosa a questo punto una premessa: gli inviti a comparire di questi giorni vanno intesi come un momento di verifica di una ipotesi investigativa, non come una condanna definitiva. Ma torniamo al ragionamento del pm. Sotto accusa finiscono Vittorio Rocco (direttore del Cnr dal 2014 al 2018) e Gerardo Valentino (direttore del Cnr dal primo febbraio del 2018), per la gestione della manutenzione interna alla struttura amministrata. Scrivono i pm: «Per non aver adeguatamente mantenuto le aree verdi dell'istituto motori del Cnr in via Marconi, caratterizzate dalla presenza di più esemplari di pini di alto fusto residuati ad abbattimenti avvenuti per pericolo di caduta nel maggio 2001, nel giugno 2005 e nel marzo 2011».

 

Ammessa che sia vera questa premessa, il pino che ha stroncato la vita di Davide Natale era sopravvissuto ai lavori di manutenzione post Italia 90, ma anche ad abbattimenti di altri esemplari avvenuti a più riprese, nel corso di almeno un decennio. C'erano stati abbattimenti nel 2001, nel 2005 e nel 2011, proprio per scongiurare il rischio crolli. Eppure - insiste la Procura - quell'albero lì non era stato notato da nessuno. Decisivo a questo punto attendere le repliche delle parti. Ma non è tutto. Agli atti finisce anche un contratto di manutenzione dell'area verde interessata dal crollo che riguardava solo aspetti di superficie, senza prendere in considerazione le condizioni dei tronchi. Un contratto che riguardava la potatura di pochi centimetri di cespugli e arbusti ornamentali, delle siepi, oltre alla rimozione delle pigne su tutti gli alberi presenti in istituto.

Ma cosa avrebbe provocato una tragedia simile? O meglio: come è stato possibile, anche al netto dell'intensa perturbazione abbattutasi su Napoli, che un pino è stato spezzato in due per finire sulla carreggiata esterna? Stando alla consulenza dei tecnici della Procura, l'albero era minato da una «estesa ferita occultata da riporto di terreno alla base del fusto», oltre che da una serie di agenti patogeni che avrebbero corroso il fusto.

 

Ed è in questo scenario che la Procura chiama in causa anche un terzo soggetto, il vivaista Antonio Marrone, titolare di due appalti con il Cnr nel 2010 e nel 2013 (fino al 2014). Qual è l'accusa mossa all'imprenditore? Nel non aver notato il rischio rappresentato dall'innalzamento del piano di calpestio dell'aiuola, ma anche di non aver notato la presenza di agenti patogeni nell'albero. Difesi - tra gli altri - dai penalisti Marco Bassetta, Antonio Marrone, Rosaria Scala - ora i due direttori del Cnr avranno modo di replicare alle ipotesi iniziali e dimostrare la correttezza della propria condotta. Stessa determinazione da parte dell'imprenditore (difeso dall'avvocato Bruno Von Arx), di fronte all'esigenza di capire perché nessuno è intervenuto ad evitare la morte di un ragazzo che sa di tragedia annunciata. 

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