Ultimatum dal Comune di Marano: «Fuori da quelle case»

Giovedì 21 Marzo 2019 di Ferdinando Bocchetti
Ultimatum del comune di Marano agli occupanti degli immobili abusivi già acquisiti dall'ente cittadino. Quaranta giorni per lasciare le case, occupate in alcuni casi da decenni, pena l'attivazione delle procedure per gli sgomberi coatti. Ieri quindici famiglie, su un totale di trenta in odor di sgombero, sono state convocate presso il comando della polizia municipale. Negli uffici del corso Europa erano presenti il dirigente del settore tecnico, l'ingegnere Pasquale Di Pace, e il comandante dei vigili Brigida Costa. Le famiglie che occupano illegalmente le case del comune, secondo quanto ricostruito dai rappresentanti dell'ente, sono sprovviste di titoli e contratti antecedenti alla data di acquisizione degli immobili.
 
Per loro, insomma, non vi saranno corsie preferenziali: se non lasceranno gli appartamenti entro il 30 aprile, saranno mandati via con la forza. Altre quindici famiglie, di quelle oggetto di convocazione, saranno informate della volontà dell'amministrazione cittadina all'inizio della prossima settimana. L'ente comunale, oggi amministrato da una giunta di centrosinistra, ha nelle proprie casse al momento 50 mila euro da poter utilizzare per mettere alla porta chi occupa illegalmente gli immobili comunali. Fondi che dovranno essere utilizzati (eventualmente) per gli appartamenti di via Platone, acquisiti al patrimonio dell'ente fin dagli anni Novanta, via Mallardo, a due passi dal cimitero, e via antica consolare campana.

Saranno questi i primi step dopo un lungo periodo di immobilismo. L'elenco dei beni abusivi, spesso realizzati da personaggi in odor di camorra, è tuttavia lunghissimo e in alcuni casi le procedure amministrative sono congelate. E' il caso del complesso residenziale del Galeota, realizzato - in luogo di una splendida masseria settecentesca abbattuta nel 2004 con una semplice Dia (dichiarazione inizio attività) da una società di Antonio Simeoli, meglio noto come Bastone, imprenditore edile contiguo ai Poverino più volte finito nel mirino della direzione distrettuale antimafia di Napoli. Stessa musica anche per la palazzina di via Sant'Agostino, a due passi dalla collina dei Camaldoli, acquisita (e mai sgomberata) dal comune nel lontano 1992, dove ancora oggi risiedono una decina di famiglie. La struttura fu costruita da un congiunto del boss Giuseppe Polverino, ma il comune - dopo aver avviato le procedure dell'acquisizione - trascrisse i relativi atti soltanto nel 2017, dopo l'insediamento della commissione straordinaria sbarcata in città in seguito allo scioglimento per camorra. Gli occupanti, quasi tutti muniti di regolare contratto di affitto, hanno potuto così presentare un ricorso d'urgenza, ottenendo da un giudice monocratico il diritto a rimanere in quelle case fino alla scadenza degli accordi sanciti con il vecchio proprietario, di recente finito nel registro degli indagati della Procura.

Oltre agli immobili già acquisiti al patrimonio comunale, ma mai sgomberati né tanto meno demoliti, ci sono le mega ville abusive che in quell'elenco non ci sono mai finite. Qualche esempio? La villa di via Vallesana, al civico 82, abusiva e per decenni nelle disponibilità della famiglia Nuvoletta; la villa di via antica consolare campana, abusiva ma ancora occupata dai familiari di un esponente di punta del clan Polverino detenuto da 10 anni. Marano resta insomma la città dei tesori abusivi e di quelli sottratti ai clan ma mai abbattuti o riutilizzati per i fini sociali previsti dalla legge. Tutto o quasi è rimasto in stand-by, anche sul fronte delle case confiscate. Qualcosa, in realtà, è stato abbozzato nell'ultimo anno. L'ultima mossa è stata la convocazione delle prime quindici famiglie degli appartamenti di via Platone, via Mallardo e via Antica Consolare.
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