Università Federico II, si ricomincia in presenza: «È un sogno essere qui»

Martedì 21 Settembre 2021 di Mariagiovanna Capone
Università Federico II, si ricomincia in presenza: «È un sogno essere qui»

Le mascherine nascondono i sorrisi ma l'emozione è palpabile. Il rettore dell'Università Federico II, Matteo Lorito, non nasconde l'emozione per la riapertura in presenza dei corsi di Giurisprudenza del suo ateneo, i primi a partire e i più frequentati. Ha voluto portare il suo benvenuto alle matricole dell'aula Coviello nell'edificio di Porta di Massa, affiancato dal docente e direttore della Scuola delle Scienze Umane e Sociali Sandro Staiano che ha poi iniziato la sua lezione di Diritto Costituzionale. I neo iscritti con cognomi dalla G alla M (il resto sono distribuiti in altre quattro aule) hanno seguito diligentemente le norme sul distanziamento, mantenendo la mascherina per tutto il tempo e, chi è stato fermato per i controlli a campione all'ingresso ha mostrato il Green pass. 

«Siamo di nuovo insieme» esordisce Lorito. «È un'emozione vedervi tutti quanti in classe. Questo è solo l'inizio di un percorso che ci porterà a una nuova riacquistata normalità». Il rettore federiciano ha poi voluto rassicurare i ragazzi sui protocolli di sicurezza: «Grazie alla nostra organizzazione, l'anno scorso pur essendoci 78mila matricole nella Federico II non c'è stato mai un focolaio. Forse qualcuno di voi ha un po' d'ansia di ritrovarsi in un'aula piena di gente dopo due anni di Dad, non siete più abituati. Ma non dovete avere timori: seguiamo le direttive ministeriali e se rispettate le norme non avete nulla da temere». Per il rettore occorrono «vaccino e mascherina», ricordando agli studenti che «la cosa cui teniamo di più è la vostra sicurezza, mettervi nella condizione di poter godere pienamente del privilegio di essere studenti universitari: quando entrate negli spazi federiciani vogliamo che vi sentiate tranquilli e protetti. Mi auguro sia un anno pieno di entusiasmo per voi, l'entusiasmo che vedo ora nei vostri occhi».

Video

Per Carolina Mercurio «tornare in presenza è stato difficile, perché c'è il passaggio dal liceo all'Università. Ma anche strano, perché dopo due anni di Dad è dura restare fermi tante ore. Non ero più abituata a guardare in faccia i compagni e il professore, non più dietro a uno schermo, interagire e socializzare con loro. È stato bello». La 19enne di Sant'Antonio Abate vorrebbe diventare magistrato «per dare un contributo al Paese, vorrei rendere migliore la società e contribuire alla sconfitta della mafia». «È stato un primo giorno molto intenso, ma dopo due anni di Dad è stato davvero bello tornare in classe, rapportarmi con altri studenti e instaurare un rapporto umano coi docenti» ammette Anna Pesarino diciottenne di Napoli che sogna anche lei la carriera in magistratura. «L'ambito giuridico è sempre stato di mio interesse, ma con l'introduzione dell'Educazione civica alle superiori mi sono appassionata di più. Questo primo giorno ha confermato che è la scelta giusta». 

Vincenza Morra, 19 anni di Marianella, non nasconde la sensazione di riprendere in presenza dopo due anni complessi. «Sono molto emozionata, piena di voglia di scoprire questo nuovo percorso di studi che desideravo intraprendere da anni. L'obiettivo è diventare magistrato, un sogno che coltivo da piccola: sono consapevole che si tratta di un cammino lungo e complicato ma ci metterò tutto l'impegno possibile». Vincenza confessa che ha scoperto il valore e il significato della toga a 9 anni: «Guardavo film e serie tv sulla mafia e il ruolo dei magistrati mi aveva colpito per l'integrità. Crescendo ho poi approfondito la storia di Falcone e Borsellino, ho appena terminato il libro Per questo mi chiamo Giovanni: un giorno vorrei dare il mio contributo». Francesco Albano invece vuole seguire le orme del papà, avvocato penalista, ma guarda già lontano: «C'è una convenzione con Economia e con l'aggiunta di un anno accademico posso ottenere due lauree». Il 19enne di Sant'Anastasia è soddisfatto di riprendere in presenza: «Assorbi ogni singola parola. In Dad c'erano troppe distrazioni ma la mancanza di un contatto umano ha pesato ancora di più».

© RIPRODUZIONE RISERVATA