Usura a Napoli, il pentito rivela: «In un basso di Fuorigrotta il bancomat della camorra»

Lunedì 12 Ottobre 2020 di Leandro Del Gaudio

C'è un basso a Fuorigrotta dove si praticano prestiti a strozzo. Un posto anonimo, dove chi si trova all'ultima spiaggia, può provare a giocare la peggiore mossa della vita di un imprenditore, quella più rischiosa, più disperata. Funziona in questo modo, numeri alla mano: se chiedi 140mila euro, li ottieni subito. Entri con le tasche vuote ed esci con una valigetta di soldi, con cui puoi provare a dare slancio all'attività imprenditoriale o a saldare debiti contratti con qualcun altro.

Soldi cash, sporchi, maledetti e subito. Soldi che poi ti vincolano per una vita intera: fino a cinquemila euro al mese, con un tasso di interesse rispetto ai 140mila euro iniziali del venti per cento.

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Usura. Strozzinaggio aggravato dal metodo camorristico. E, a sentire il pentito Gennaro Carra (uno che fino a un paio di anni fa era il boss di rione Traiano), sono in tanti a provare la carta della vita, sono in tanti ad entrare in quel tugurio.

Boss oggi pentito, Carra riempie un verbale zeppo di omissis il 12 novembre del 2019, facendo nomi di soggetti legati ai Baratto, una famiglia che entra ed esce dai processi penali da almeno trent'anni. Tre mesi prima del lockdown, che ha di fatto paralizzato le attività economiche di un intero spaccato metropolitano che si regge sul commercio, l'ex boss Carra ha avvertito la Dda di Napoli: Fuorigrotta è nella morsa dell'usura, ecco chi sono i nomi delle persone che gestiscono quel basso.

Difficile pensare che in tre mesi lo scenario sia cambiato in meglio. Facile ipotizzare che, dopo lo stop alle attività commerciali della scorsa primavera, lo scenario economico in un quartiere come Fuorigrotta sia progressivamente peggiorato. E non è impossibile immaginare che nei pressi del basso indicato da Carra, il via vai di persone - gente probabilmente insospettabile - si sia drammaticamente intensificato.

Inchiesta condotta dalla Dda di Napoli (al lavoro il pm anticamorra Francesco De Falco), poche pagine depositate in questi giorni nel corso di un processo ai clan di Napoli ovest. Parla l'ex braccio destro del boss Salvatore Cutolo (alias «borotalco»), che punta l'indice su due fenomeni criminali da sempre radicati a Fuorigrotta e sempre - a suo dire - gestiti dai Baratto: «Usura e scommesse clandestine - spiega il pentito - sono loro ad avere la gestione di queste due attività criminali».

Ma torniamo al basso e alla visita delle disperazione. Agli atti spunta il nome di un nulla tenente, uno che conduce una vita sotto traccia, senza dare troppo nell'occhio. Spetta a lui il ruolo di filtro. Vive in una stanza di pochi metri quadrati, riceve la clientela. Fissa richieste, stabilisce i tassi, movimenta soldi. Un punto sul quale Carra ha aggiunto un ricordo personale: «Una volta davanti a me, vidi omissis consegnare una busta con dei soldi, li vidi contare quel denaro, c'erano in tutto cinquemila euro. Chiesi spiegazioni, omissis mi disse che aveva prestato 140mila euro e che ora ogni mese riceveva 5mila euro, con un tasso di interesse del 20 per cento».

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Ma chi sono quelli che si rivolgono al «basso» al quale fa riferimento Gennaro Carra? Umanità variegata. Ci sono narcos che chiedono soldi per acquistare droga dai Paesi Bassi o dalla Spagna e che poi «retrocedono» ogni mese parte dei proventi delle piazze di spaccio. Ma ci sono anche piccoli commercianti in difficoltà che hanno chiesto poche migliaia di euro per rientrare nelle spese di gestione delle proprie attività. Un piccolo esercito silenzioso che, non solo a Fuorigrotta, prova a rimettersi in pista, a risollevare le sorti dei propri esercizi commerciali, rivolgendosi al bancomat della camorra.

Sono diversi i nomi indicati da Carra, nel verbale firmato lo scorso 12 novembre, ci sono rapporti di parentela, personaggi noti ed emergenti, in un quartiere che soffre la crisi economica provocata dalla pandemia. Saracinesche abbassate, camerieri e dipendenti di bar e ristoranti licenziati, cessione di attività. Sono i punti deboli di un sistema economico che rischia di aggravarsi proprio alla luce delle conseguenze della pandemia. Fuorigrotta, Napoli, Italia. Sono diversi gli osservatori che fanno riferimento all'usura nelle grandi aree metropolitane. Allarme sostenuto dai vertici dei reparti investigativi, ma anche dalla Procura nazionale antimafia che, in questi mesi, ha più volte sollevato l'attenzione sulla circolazione di soldi sporchi prestati a strozzo. Usura e scommesse clandestine, tutto ruota attorno a un basso e a una antica dynasty rionale nota agli archivi dell'antimafia almeno dagli anni Ottanta, ora più che mai in agguato di fronte alla disperazione provocata dall'emergenza Covid.

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